Il Diedro del Mistero!

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Simone mi offre un passaggio in macchina fino a Malgrate, da lì in poi procedo a piedi attraversando il primo ponte di Lecco ed ammirando il lago e le magnifiche montagne che circondano la città. Quando entro in ufficio, alle otto meno un quarto, il capo guarda incuriosito il mio zaino: dentro ci sono 60 metri di dinamica del 10, casco, imbrago, scarpette e “ferramenta” varia. «Capo, oggi dobbiamo darci dentro che a mezzogiorno ho un pullman da inseguire!» Lui mi guarda e ride, ormai mi conosce.

All’ora X scatto in strada con tutta la mia roba sulle spalle e mi imbarco alla volta di Erba: rendezvous con Mattia alla stazione! Non ho ancora mangiato nulla ed un pizzaiolo egiziano mi rifila a 50 centesi un paio di bottigliette di the. «E’ scaduto?» chiedo ironico,  lui sorride «No, no. No scaduto. Scade dopo domani!». Poco male, in fondo è come essere tornati all’università quando si sopravviveva solo grazie a “Pracchi – Pronta Scadenza”.

Quando arriva Mattia indossa ancora la divisa della croce rossa: anche lui ha smontato il turno ed è saltato in macchina. Le piogge dei giorni scorsi hanno spezzato le nostre velleità sui Corni di Canzo (la parete Fasana è bagnata, la nostra rivincita con l’Attilio Piacco è rimandata…), così continuiamo la nostra esplorazione di una delle Falesie più belle della nostra zona: la Falesia del Tramonto sopra Caslino.

Raggiungiamo l’eremo di San Salvatore e ci infiliamo nel bosco. Relazioni alla mano iniziamo a spulciare le vie cercando quella giusta da attaccare. «Andiamo giù in basso, a vedere quelle che stanno sotto». Il lungo costone roccioso è infatti diviso in settori, il più in basso è chiamato Amon-Ra e ben presto, sotto i cocenti raggi del sole di un rinvigorito agosto, comprendiamo il senso di tale nome.

Ci infiliamo su per uno stretto diedrino circondato dalle piante alla ricerca della via. Il primo tiro si lascia mangiare con assoluta facilità: «Ma è giusta? Praticamente è una scala!» Finalmente ci orientiamo sul diagramma ed effettivamente quel tiro risulta essere un modesto 2C che porta a una biforcazione: a sinistra “il Diedro del Mistero”, a destra “Silver Surfer”.

Ingolosito Mattia decide di puntare a destra ed io, istintivamente, capisco che l’argenteo surfista dello spazio, araldo di Galactus il divoratore di mondi, mi prenderà vigorosamente a calci dove più fa male!! Il tiro successivo è un 5C che digerisco a fatica ma a cui sopravvivo aggrappandomi con ignominia. Quello che viene dopo è un 6C violento che anche il buon Mattia è costretto ad affrontare armato del fido “frog” (una specie di rinvio ad “uso rapido”).

A metà del mio tiro, fatto di ignobili equilibrismi sui rinvii, il surfista mi tira la mazzata e mi inchioda all’anello di un fix. Sembro un gorilla su di una lastra di vetro e non c’è inganno o trucco che mi riesca per sfuggire alla severità di quel passaggio. Dopo la CRIS questa è la seconda volta che il mio socio chiude una via mentre io sono costretto alla resa sull’ultimo tipo: fortunatamente questa volta non ci sono i fulmini!

Senza alcuna vergogna riguadagno la sosta sottostante aspettando che Mattia si cali in doppia. Ci abbassiamo ancora con una doppia fino al “bivio” e risaliamo a sinistra lungo il “Diedro del Mistero”. Il primo tiro, un 4C, lo tira Mattia mentre il successivo, un addomesticato 4A in diedro, lo tiro da primo cercando di riguadagnarmi un po’ d’onore (era un’infinità che non arrampicavo più da primo!!).

Dalla cima proviamo a calarci con un’unica doppia oltre i due tiri ma la corda da 60, visto che i due tiri sono da 20, risulta un po’ cortina forzandoci in alcuni  magheggi a base di fettuccie, longe e cordini. Un’ultima doppia e siamo nuovamente a terra.

Mattia ha arrampicato tutto agosto ed è in gran forma, io sono già cotto! Tuttavia è ancora presto e quindi, raccattati gli zaini, risaliamo verso il settore superiore in cerca di qualche monotiro da esplorare.

La scelta ricade su “Fessura dell’Angelo”: 25 metri che corrono in obliquo inseguendo una grossa fessura che risale verso destra (5C). Mattia, con la sua consueta eleganza, se la mangia ed anche io, nella prima parte, arrampico con buona soddisfazione. A metà, nel punto chiave, ho persino un “momento agonistico” e solo per un soffio il passaggio “sfugge” ad una cattura gloriosa: appeso per le braccia sono costretto a fare un passo indietro perché quello decisivo, in avanti, non mi riesce. Prendo fiato, addomestico le scelte e passo oltre nonostante un compiaciuto rammarico per il precedente tentativo fallito (in fondo si va in falesia anche per giocare e provare).

Da lì in avanti la fessura diventa enorme e piacevolissima. Raggiungo il mio socio e ci caliamo in doppia con soddisfazione nuovamente a terra. Mattia, che oggi è un treno, attacca la “Gianni Pozzobon”, 25 metri continui di 6A. Diligentemente faccio sicurezza da sotto ma l’idea di accollarmi, oggi, un’altra mazzata alla Donkey Kong davvero non mi alletta. Quando d’alto mi grida «Sosta» io gli rispondo sorridendo: «Che faccio ti calo o ti organizzi la doppia?». Lui insiste un po’ ma, alla fine,  lo calo e scherzando insieme sulla mia ingloriosa giornata chiudiamo così l’ultima uscita su roccia dell’Agosto 2013: io mi sono divertito lo stesso!

Davide “Birillo” Valsecchi

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