Moregallo Canyoning

«Certo che ho una muta! Okay, sono ancora sul treno: rientro questa sera, metto insieme il materiale e domani mattina andiamo a dare un’occhiata!» Il mio tour de force estivo non accenna ad arrestarsi e nonostante gli spostamenti logistici c’è sempre una “squadra” pronta ad arruolarmi per qualche nuova missione. Così, glissando un appetitoso invito nell’Oberland Bernerse (che tentazione!!), sono finalmente rientrato in casa, ho svuotato lo zaino e riempito le sacche stagne con il materiale da canyoning.

Al mattino Luca, Francesca ed io ci siamo ritrovati ad Oneda puntando verso il Moregallo e la valle delle Moregge.  Luca, insieme a Mattia, è stato uno dei primi “scellerati” che si è avventurato tra le forre del turbolente torrente che discente le valle che separa il Moregallo dai Corni di Canzo.

Nella zona avevo fatto un rapido sopraluogo con Fabrizio a Maggio (Moregallo Sancta Santorum) ma, quella volta, avevamo risalito il tratto di fiume a monte dei profondi orridi che scendono verso il lago: ora puntavamo invece proprio all’acqua che scorre tra quelle rocce.

Luca aveva già effettuato la discesa del fiume ed in particolare è da annoverare quella fatta nel mese di Febbraio insieme a Mattia accompagnati dal trapano, una montagna di chiodi ed acqua ghiacciata da togliere il fiato! (maledetti scriteriati!! Eheheh che battaglia deve essere stata!!)

Io ho indossato la mia tuta integrale da 5mm diventando così quasi totalmente indifferente alla temperatura dell’acqua mentre Luca e Francesca si sono dovuti accontentare di un mutino corto da surf  da 3mm per difendersi dall’acqua “fresca”. Imbrago, casco, discensori e via: siamo saltati dentro il fiume con una prima lunga calata.

Il fiume è stato negli ultimi anni attrezzato con fix ed anelli per le calate che rendono possibile affrontare in sicurezza la discesa. Noi avevamo una mezza corda da 50m e la mia fidata statica da 30m. In totale, arrivando fino alle sponde del lago, ci sono circa 8 calate che richiedono la corda lunga (calate sui 20/25 metri) mentre circa una ventina  di salti più piccoli che possono essere superati con una comoda corda da 30m. Gli armi sono tutti in buono stato, è consigliabile però portarsi qualche chiave per stringere dove l’acqua ha lavorato sulle piastrine allentando i bulloni. Il fiume è piuttosto violento durante la stagione delle piogge, quindi prima di recuperare la corda assicuratevi che l’armo successivo sia affidabile perché trovarsi bloccati nel mezzo di alcune delle forre più grandi è davvero sconsigliabile. Il cellulare non prende e quindi attrezzatevi per cavarvela in autonomia!

Francesca se la cavata bene sulle doppie e Luca, che oltre ad essere il suo moroso è un membro del Soccorso Alpino, si è preso cura di lei nei passaggi più complicati in modo ammirevole. Il fiume nella parte alta aveva davvero poca acqua e questo ha reso un po’ rognosi alcuni passaggi che normalmente si affrontano quasi nuotando.

Normalmente ci si impiega 4 ore per affrontare gli oltre 500 metri di dislivello della discesa, noi siamo rimasti sul fiume quasi 8 ore godendoci la discesa con la massima tranquillità (calcolate quindi un 6 ore se avete un’adeguata esperienza ma non avete mai messo piede nella zona)

L’ambiente selvaggio del Moregallo brilla nella luce del mattino, insospettabile che in una valle tante difficile da raggiungere, ma così vicina, ci sia tanta intensa bellezza. Qua e là lungo il fiume grossi massi di granito, trasportati del ghiacciaio in tempi remoti, sono stati ora torniti dall’azione dell’acqua, solcati in levigati canali e profonde acquasantiere. Lungo le alte scogliere si vedono, a mezza altezza, nicchie arrotondate che indicano dove il fiume, in passato, scavava la roccia prima che il suo letto si abbassasse ulteriormente. Lascia all’acqua qualche migliaio di anni in cui giocare libera e vedrai prendere vita le più incredibili sculture!!

Prima di lasciarvi alle immagini, che forse meglio delle mie parole vi potranno mostrare quest’affascinante mondo, voglio ancora una volta ricordarvi che il Canyoning è un’attività complessa e per certi versi molto pericolosa se non affrontata nel modo adeguato: non si improvvisa nulla e se si sbaglia c’è il rischio concreto di lasciarci la pelle!

Se volete provare una simile esperienza  in sicurezza (e quindi divertendovi) fatevi accompagnare da qualcuno di esperto e competente. Io posso consigliarvi di rivolgervi a Fabrizio Pina: alpinista d’eccezione, guida alpina e membro del soccorso (praticamente sarete in una botte di ferro!!). Durante il periodo estivo Fabrizio organizza uscite di canyoning ed ha una grande esperienza con chi è alle prime armi (www.orizzontiverticali.eu). Mi raccomando: il fiume non è l’acquapark! 😉

Davide “Birillo” Valsecchi

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d bloggers like this: