Direttissima al Brioschi

«Dai Fab, domani direttissima la Brioschi» Fabrizio mi guarda dubbioso, attende un attimo e poi abbozza una garbata osservazione «Ma – scusa – la Direttissima non porta al Rosalba in Grignetta?» Un sorriso malefico si allarga sul mio viso «Bravo! Ma vedrai che con un paio di ritocchi porta anche al Brioschi!!»

Così è nato il mio piano per un “giro in giro” alla locale Università della Montagna che è il gruppo delle Grigne. Quasi per errore, o forse per incoscienza, si è aggregato alla spedizione anche Massimo, il fratello di Fabrizio: per lui questa sarebbe stata la “prima volta” in Grigna!

Alle sette del mattino i “Sicily Brothers” passano a prendermi a casa e per le otto e qualcosa siamo al Rifugio Porta ai Piani dei Resinelli: la giornata è magnifica, il cielo è di un blu intenso e la luce del mattino rende letteralmente viva la roccia. Attacchiamo la “Direttissima”: un sentiero attrezzato tra i più suggestivi percorsi dell’intero arco alpino.

Dopo aver attraversato il Canalone Caimi ed il Canalone Pagani inizia un emozionante viaggio tra gotiche guglie di roccia che si innalzano dai pendii della Grignetta per torreggiare sul lago di Como. Caminetto Pagani, cengetta Ferrari, canalone dei Piccioni, il Fungo, la Lancia, la Torre, il Campaniletto, la Guglia Angelina, l’Ago Teresita, la Portineria e mille altri: qui tutto ha un nome e racchiude in sé un pezzo di storia. Ovunque si guardi c’è qualcosa di magnifico e sorprendente da scoprire!

Alla deviazione punto verso il Colle Valsecchi cercando di guadagnare quota senza abbassarmi fino Rifugio Rosalba. Finalmente al colle, guardando oltre la valle, indico ai miei compagni la nostra meta: il Rifugio Brioschi sulla vetta della Grigna!

I due siciliani, ormai orgoglio e vanto di questo umile montagnino del Lario, sono galvanizzati dalla meraviglia che li circonda e più che mai determinati a continuare. Avanzando tra le roccette ci infiliamo nel grande canalone della val scarrettone risalendo fino alla bocchetta di Giardino. Nel ghiaione ci precedono due camosci che fuggono dall’ombra correndo verso il sole che ha già invaso l’altro versante della montagna.

La tentazione di risalire su per il canalino Federazione fino all’astronave è forte: il bivacco Ferrario brilla al sole sulla cima della Grignetta ma davanti a noi c’è ancora tanta strada da fare.

Dobbiamo abbassarci fino al Buco di Grigna e poi risalire fino all’attacco degli Scudi di Tremare. Quel tratto di traversata alta è quello che mi preoccupa sempre di più: la parte bassa è tra gli sfasciumi mentre in alto ci sono diversi passaggi esposti. In passato mi è capitato di risalire gli scudi sotto la pioggia e con la tenda in spalla ma per Massimo, alla sua prima esperienza su un tracciato tanto lungo ed impegnativo, è davvero una bella prova. Accantono quindi l’idea della cima della Grignetta e tiro dritto. Il panorama attorno a noi è magnifico: il sasso Cavallo ed il Sasso dei Carbonari sono strepitosi, sotto di noi il rifugio Elisa ed oltre il lago, oltre la nebbia, il monte Rosa e le Alpi occidentali.

L’attacco agli scudi è come sempre uno sfasciume pericolante,  lego al mio zaino una fascina di racchette ed iniziamo a salire. In questo tratto si deve fare attenzione a non muovere sassi o a farne le spese sono i soci che seguono. Massimo, che è farmacista, si siede a tirare fiato e dallo zaino estrae per offrircele tre piccole fialette di plastica : «Pappa reale disciolta in succo d’arancia». Letteralmente dopati risaliamo le due successive bastionate degli scudi riemergendo sui prati del Grignone e raggiungendo il bivacco Merlini. Lungo quel tratto di salita un’altra piccola sorpresa per Massimo: le stelle alpine!

Il tratto finale che porta al rifugio non è difficile ma “sega le gambe” ed è l’ultima intensa fatica per Massimo che comincia ad essere cotto. Ormai è fatta: ho tirato il collo ai miei due soci ma si sono comportati benone! Strette di mano e pacche sulle spalle prima di infilarsi nel rifugio davanti ad una birra e ad un piatto di maccheroni al sugo! Festa!

Quando è il momento di ripartire si pone per me un piccolo problema strategico: come si torna ai Resinelli? Mi piacerebbe percorrere a ritroso la traversata alta, andare in cima alla Grignetta e scendere lungo la cresta Sinigaglia. Questo significherebbea dovetr affrontare in discesa sentieri attrezzati piuttosto impegnativi e superare nuovamente in salita una buona dose di dislivello. Accarezzo anche l’idea di evitare gli scudi scendendo dal Caminetto raggiungendo l’Elisa dalla val Cassina. Fortunatamente mentre rifletto una vocina interiore si fa avanti: «Amico mio, la differenza tra epico e stupido è sottile! No pretendere troppo né da loro né da te: è una strada lunga e difficile, con mezza batteria non ne hai abbastanza per far si che tutto fili liscio in automatico!»

Accantono l’idea e studio un piano b sebbene le opzioni non siano molte. La particolare conformazione del versante orientale della Grigna rende davvero dura “tagliare a mezza costa”. Se non si smonta dagli scudi si è costretti a scendere fino al Pialleral per aggirare le due file di scogliere che separano dalla valle del Pioverna: che io sappia non c’è modo di passare attraverso quei salti di roccia.

L’opzione è quindi abbassarsi per poi risalire al Resinelli seguendo la traccia della Traversata Bassa e compiendo un lungo giro intorno alle pendici della Grignetta. Per guadagnare tempo, e variare un po’ il percorso, decidiamo di percorrere la cresta della traccia invernale e scendere diretti ai Comolli. «Vedi Fabrizio, quella è la via del nevaio che risale dal Rifugio Riva e fa il giro del Pizzo della Pieve. Ho idea che al prossimo giro, prima che arrivi la neve, ti tocca pascolare là in mezzo…»

Il viaggio di ritorno è una lunga marcia, un infinita camminata tra i boschi e gli angoli meno noti della Grignetta. Credo davvero che alcune di quelle zone siano sottovalutate e c’è un versante della Grignetta, una lunga cresta di prati e pini mughi, dove sembra non esserci alcun tipo di traccia: credo sia il vallone che dal Saltino del Gatto risale ai Maniaghi (devo fare un po’ di ricerche!). Devo inoltre scoprire il nome di quella massaccia torre attraversata da un lungo camino che si incontra prima di raggiungere il canalone Porta.

Finalmente al Rifugio Porta ci concediamo una buona birra: i mie due fidisiciliani si sono sparati 10 ore di cammino, 18 km e quasi 2000 metri di dislivello complessivo. Bravi!!

Davide “Birillo” Valsecchi

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