Luigi Paredi – Corno Orientale


Raggiungere l’attacco della via è di per sè una piccola avventura: dalla bocchetta di Luera, la coletta che separa la cima del Corno Orientale dal Corno Centrale, si scende lungo il ghiaione che costeggia la parete Nord Est. Da quel punto si ne può subito ammirare la grandezza e la belelzza di quella strepitosa muraglia di roccia.

Il sole illumina la parete solo il mattino e, molto presto, rimane completamente in ombra. Questo è un aspetto davvero da non sottovalutare perchè la via è esposta in modo quasi diretto ai venti che dal lago che risalgono la valle del Moregallo e scavalcano alle “moregge” prima di calare su Valmadrera: si arrampica al freddo!!

Scendendo di incontra un enorme monolite che forma con, una propagazione della parete, uno stretto tunnel. La cima del monolite è uno dei più panoramici punti d’osservazione per studiare la via “Stella Alpina” ed il complesso avvicinamento alla Luigi Paredi.

Si risale infatti lungo uno spigolo di rimpetto al monolite attraverso rocce ed erba alzandosi fino ad un gruppo di piante su cui è possibile organizzare una sosta. Lungo il tratto vi è solo una piastrina a cui è fissata una vecchia e logora corda penzolante che ora serve per lo più ad indicare la direzione. La roccia è fragile e l’erba è infida!!

Il secondo tiro è un lungo traverso per un canale erboso fino alla base rocciosa della parete vera e propria. Si “arrampica” puntando le scarpette nella terra ed aggrappandosi ai cespugli d’erba, è un tratto che non và assolutamente sottovalutato perchè al di sotto del tratto erboso vi è una serie di salti rocciosi che raggiungono e superano i sessanta metri di altezza.

Sulla parete ci sono vecchi chiedi ed una catena a fix su cui si può rinviare anche se tutto il tratto è difficile da proteggere e richiede davvero molta attenzione, sopratutto perchè si affronta in discesa ed un pendolo sotto la sosta sarebbe qualcosa di davvero sconsigliabile.

Costeggiando la roccia si raggiunge un breve tratto su cui si arrampica in un traverso e, finalmente, una coppia di fix su cui montare la sosta. L’ancoraggio è probabilmente l’attacco della via moderna “Crimella”. Qui, con un cordino da abbandono ed un “grillo”, si attrezza una calata in doppia di una ventina di metri in verticale con cui si aggiungere la cengia erbosa più sotto.La cengia è abbastanza appoggiata, vi è una “fragile” clessidra a cui ancorarsi prima di spostarsi orizzontalmente verso sinistra arrivando finalmente all’attacco della Luigi Paredi.

La prima sosta è a chiodi ma in buone condizioni. Si arrampica attraverso una linea logica risalendo prima verso sinistra e poi verso destra seguendo i chiodi e le fessure che rimontano sullo spigolo portando fino ad un primo tetto sotto cui si trova la sosta successiva.

La sosta è buona ed è a spit. Curiosamente è parallela e dista orizzontalemente meno di una decina di metri dall’altra sosta a spit su cui si era effettuata la calata in corda doppia. Probabilmente in passato qualcono ha tracciato una “scorciatoia” che permette di evitare il primo tiro. Va anche detto che sempre a sinistra erano visibili dei chiodi molto più recenti di quelli della via Paredi. Forse qualcuno, partendo dalla “Crimella”, ha cercato di tracciare una nuova linea attraverso la roccia che divide la “Luigi Paredi” dalla “Don Arturo Pozzi”.Quella sosta a fix è stata una graditissima sorpresa ma non saprei dirvi di più sulla sua storia.

Il tiro successivo inizia con un tetto strapiombante ed aggettante che si supera a penzoloni sulle staffe con non poco impegno. Ci sono molti vecchi chiodi ma tutti, vista l’età, vanno controllati: qualcuno flette, qualcuno è eccellente, qualcuno è stato smagrito dal tempo (alcuni chiodi sono artigianali e segnati profondamente dalla ruggine).

Oltre il tetto si giunge alla strepitosa placca che contraddistingue il primo tiro della “Stella Alpina” e si risale fino alla base della grande fessura che caratterizza il proseguo della via vicina. In questa fessura c’erano numerosi vecchi chiodi e probabilmente il primo tiro originariamente terminava qui. Il tratto successivo, inizialmente molto friabile, rappresenta la vera incognia della via e per questo in quel punto abbiamo rinforzato la sosta a due chiodi con uno spit.

Per proseguire ci si deve abbassare sulla sinistra passando sotto un grosso agglomerato di sassi instabili che assolutamente non si deve toccare per via della sua precarietà. Il primo di cordata è quasi costretto a farsi calare per un paio di metri, al secondo non resta che usare un cordino su un chiodo per fare altrettanto ed evitare il pendolo.

Subito sotto, infatti, si trova il primo chiodo e si inizia a risalire su roccia molto migliore. La via prosegue da sinistra a destra finchè, finalmente, si raggiunge e si supera lo spigolo entrando sulla grande placca finale. Sulla placca si rincontra la via “Crimella” ed è possibile attrezzare una sosta intermedia sfruttando un chiodo della “Luigi Paredi” ed un fix della “Crimella”. La via originariamente proseguiva probabilmente fino all’uscita con un lungo tiro.

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La placca la si affronta seguendo una grossa fessura svasata che termina un tratto completamente liscio in cui sono stati posti quattro chiodi a pressione. Superati quelli ci si può inserire nella grande fessura della “Stella Alpina” raggiungendo l’uscita e l’ultima sosta.

L’ambiente è assolutamente grandioso. La roccia assume curve e movimenti incredibili che danno l’impressione di trovarsi in mezzo a delle gigantesche onde. Un luogo strepitoso che però richiede davvero molto impegno: dal ghiaione all’uscita abbiamo impiegato 10 ore e, posso garantirvelo, visto il freddo che faceva di tempo ne abbiamo perso davvero poco!

La via è quasi interamente in artificiale, richiede di integrare con chiodi e di proteggere con nut e friend, inoltre anche smezzando i tiri servono davvero tanti rinvii. Noi ne avevamo complessivamente 15 ed abbiamo dovuto spesso sostituirli con moschettoni e fettucce per poter proseguire (minimo ne servono una ventina).
Come ho detto è quasi interamente artificiale e questo a tratti la rende facile e sicura così come a tratti insidiosa e pericolosa. Tutto dipende dallo stato dei chiodi e quello, purtroppo, può cambiare in ogni momento. Serve essere estremamente cauti nella progressione.

Se volete conoscere la storia di questa via ed il suo apritore, Pietro Paredi, potete trovare tutte le informazioni nei precedenti articoli. Spiegarvi invece cosa abbia rappresentato per me questa via è forse più difficile. Sono davvero contento di averla percorsa e di aver potuto mostrarvela.

Davide “Birillo” Valsecchi

via Luigi Paredi – Corno Orientale
4 Maggio 2014
Mattia Ricci (Primo di Cordata), Davide “Birillo” Valsecchi

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