Una “Via” per mio Nonno

Antonia e Luigi Paredi«Luigi Paredi di Canzo: chi, fra gli alpinisti della zona, non ricorda questo nome? Tutti lo hanno ricordato in qualche modo ed io, come scalatore ed allievo, ho voluto dedicargli una via. Ero in dovere di farlo, perché da lui, provetto alpinista, avevo imparato ad amare la montagna e soprattutto le rocce. Da lui ebbi l’incitamento ad iniziare questa mia attività. Da lui ebbi sostegno morale in ogni mia impresa. Fu quindi un grande dispiacere per me, quando, nei mesi scorsi, conseguendo il titolo di “Guida Alpina” non lo vidi stringermi la mano. Come aveva sempre fatto.

Da un altro luogo certamente mi avrà sorriso per questo ambito traguardo. La via, che volevo dedicare alla sua memoria, doveva essere fra le rocce dei Corni di Canzo, che tante volte l’avevano visto scalatore. Dopo vari sopralluoghi scelsi per la scalata lo spigolo Nord-Est del gruppo del terzo Corno. La parte che guarda su Valmadrera e la città di Lecco presenta, nei suoi 150 metri, la difficoltà di 5° e 6° grado artificiale.

Scelsi come compagno di cordata Ernesto Riva di Dolzago e con lui preparai ogni cosa minuziosamente anche perché la roccia era molto friabile. Ma quando tutto era ormai pronto il mio compagno si infortunò sul lavoro . Pareva perciò che si dovesse rimandare tutto.

Tuttavia, la volontà di ascendere quella parete, anziché diminuire, aumentava e mi sembrava che il povero Paredi fosse lì, come aveva sempre fatto, a darmi coraggio ed incitamento. Non mi persi d’animo e, volendo portare a termine l’impresa prima dell’inizio della brutta stagione, ne parlai con Antonio Rusconi di Valmadrera che accettò ben volentieri di farmi da compagno.

Fu così che alle ore sei del 5 Ottobre 1969 iniziammo l’attacco allo spigolo. Le difficoltà, ad una ad una, con grande forza di volontà furono superate e, dopo otto ore di arrampicata estremamente difficile ed impegnativa, raggiungemmo la vetta. La via Luigi Paredi è ora aperta. Il suo nome resterà per sempre legato alla montagna che tanto amò.»

Questo è quello che nel 1970 scrisse Pietro Paredi, Guida Alpina Emerita di Valbrona, sulla rivista  “La Valle” pubblicata della Società Sportiva Valbronese. Nella foto in alto compaiono invece Antonia e Luigi Paredi, i miei nonni materni. Non ho mai conosciuto mio nonno, mi raccontarono morì per un colpo di cuore salendo al rifugio Cazzaniga, rifugio di cui avrebbe dovuto divenire a breve il gestore.

La via che Pietro ha dedicato a mio nonno è stata ripetuta pochissime volte ma, stando alle cronache, tra i rari ripetitori vanta niente meno che il leggendario Walter Bonatti (fonte: L’Isola Senza Nome).

Nel cuore della strapiombante parete Nord-Est del Corno Orientale c’è qualcosa di straordinario e spaventoso che non posso ignorare. Oggi è il 2 Maggio, sono passati sette anni dalla notte in cui mia madre, Nuccia, morì. Era una grande appassionata di montagna ed ogni volta che vado al Cimitero non che posso apprezzare come la sua tomba sia rivolta verso il Corno Occidentale. «Ma’, anche se è il Corno dall’altra parte, butta un occhio! Tra due giorni tentiamo la via del nonno!»

Davide “Birillo” Valsecchi

 

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