Sopraluogo Val Pesarina e Passo Crostis

Una vecchia Panda 4×4 Trekking del 1999, blue. Questo piccolo gioiellino appartiene a mio padre: per oltre un anno è rimasto in una stalla ed per un altro anno nel garage di un meccanico a Comeglians. Mio padre mi ha spedito a riprenderlo e così, giusto per testarlo, abbiamo fatto il pieno e ci siamo messi in marcia.

“Bru, ti va di vedere le montagne dall’altro versante?” Come una coppietta di anziani su di una macchina d’epoca abbiamo dato inizio al nostro viaggio (Bruna aveva la persino la sciarpetta!). Il pandino ancora conserva il profumo della stalla ed il volante appare più simile al timone di una nave visto che in curva si deve agguantarlo a due mani per domarlo nella direzione giusta. I freni fischiano ma funzionano. La velocità massima non supera i 60km orari (80 se il rettilineo è in discesa) ma questo rende uno spasso d’atri tempi ogni metro conquistato!

Da Forni Avoltri su fino a Sappada e poi di nuovo giù, lungo il Piave, verso Santo Stefano di Cadore. Poi, costeggiando le montagne, abbiamo imboccato il Passo Campigotto risalendo su per la valle lungo una strada che ancora porta i segni del passato inverno. Una volta in val Pesarina eravamo alle spalle delle Montagne che sono di rimpetto rispetto a Forni Avoltri: il Sierra, la Creta Forata ed il Cimon.

Superato il passo si scende verso Prato Carnico e le montagne scompaiono inghiottite dal verde che avvolge le strade. Credo che ad Aprile il giro d’Italia sia passato di qui e che l’attività principale della valle siano gli orologi visto che ogni casa ne espone uno enorme sulla facciata.

Giunti a Comeglians, dopo quasi 90 km in panda su e giù per le valli, Bruna ha visto un cartello: “Monte Crostis, panorama delle vette”. Questo ha fatto sì che la nostra spedizione si inerpicasse su per il passo Crostis.

Questo passo è destinato a diventare una meta leggendaria per i ciclisti e, sebbene non sia amante di questa categoria, non posso che condividerne le ragioni: il passo parte da 650 metri di quota e raggiunge i 1980 metri attraverso tornanti e pendenze che sfiorano il 18%. Un viaggio infinito e terrificante che emerge dalle verdeggianti pinete fino ad un eccezionale terrazzo tra le vette. (Forse prima o poi tenterò il mio amico Cristian a farlo in tandem!)

Il passo era ancora ufficialmente e formalmente chiuso e questo faceva si che fossimo soli in quell’angolo di mondo. Lungo la strada si incontrano alberi abbattuti e massi che con un auto più grande della panda potrebbero essere un problema. Una volta raggiunta la cima ci si deve comunque arrendere perché il proseguo della strada è ancora invaso dalla neve.

Dalla cima si vedeva il Coglians ed il Volaia, sopra di loro nuvole minacciose scaricavano fulmini verso il basso. L’idea di essere sorpreso sul passo dal temporale non mi affascinava e così, dopo la foto di rito, abbiamo ingranato pazientemente la seconda ed abbiamo iniziato a scendere.

Tutto sommato direi che il vecchio pandino se la cava ancora egregiamente bene!

Davide “Birillo” Valsecchi

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