Parete Ovest Corno Centrale

Giovedì per “lavoro” ero a Torino, a spasso sotto la Mole curiosavo tra la Grande Madre e le “Porte dell’Inferno”. Torino è la città di Cagliostro e di Nostradamus, ma allo stesso tempo la città di Italia61, dell’esposizione internazionale, della monorotaia e di Palazzo Vela. Un posto davvero curioso in cui “Cima” dovrà organizzarvi una seria missione esplorativa.

Tornando da Torino mi sono ritrovato sull’Arosio-Canzo al tramonto, mentre una morbida luce rossastra avvolgeva le Grigne ed i Corni di Canzo. Osservavo le mie montagne e ne studiavo le ombre: “C’è qualcosa che non mi torna…” Le ombre, nella luce bassa all’orizzonte, rimarcavano i canali e le creste del versante Sud. Per il Corno Occidentale nessun problema, ma sul Corno Centrale apparivano due canali che non trovavano riscontro nella mia geografia mentale. “Tocca andare a vedere!”

Il Corno Centrale è per molti aspetti quello più complesso dei tre, quello la cui natura poliedrica è spesso ben nascosta. Sul lato Nord troviamo la grande parete Fasana sotto la quale svettano i due Pilastri. A ridosso del rifugio Sev ci sono i ripidi prati che portano alla cresta Ovest ed ai torioni che risalgono verso la cima.

Con un facile sentiero dal Rifugio si sale fino alla coletta tra i due Corni e si può scendere lungo l’altro versante. Qui si può vedere la Cresta su cui corre il sentiero EE che, dal prato, porta alla Cima da Ovest. Più sotto, a destra di una rientraza che sembra una caverna, si innalza la torre Desio, un torione che sul lato est forma il camino Fasana. Lo spigolo ud della torre prende il nome di Spigolo Palfieri.

Oltre la torre vi è un anfiteatro, davvero suggestivo, dove la roccia assume le forme più incredibili. La base della parete è una “caverna aperta”, una rientranza che forma una specie di lunga tettoia naturale. Al di sopra della caverna si alternano una serie di placche e tetti aggettanti che furono vinti sul lato destro dai Fratelli Dell’Oro attraverso la Fessura Corvara. Oltre lo spigolo della Corvasa si apre il grande canale centrale in cui troviamo diverse piccole caverne e la grande cengia che permette il traverso attraverso cui risalire alla cima.

Per scoprire cosa si nasconde oltre è necessario abbassarsi in mezzo alla vegetazione addentrandosi in uno degli spazi meno noti e assolutamente meno frequentati di tutto il gruppo.Proseguendo verso Est ci si imbatte in numerosi canali che risalgono verticali emergendo all’altezza della cengia del traverso. L’uscita dei canali dà vita a veri e propri ghiaioni su cui sono visibili i violenti segni dell’acqua, tutt’intorno una fitta vegetazione sembra avvolgere e nascondere ogni cosa rendendo arduo il passaggio.

Oltre questi canali, due dei quali molto grossi (uno dei quali termina con una grossa caverna), si raggiunge finalmente la grande Parete Ovest che, sullo spigolo est, mostra il caratteristico tetto aggettante che rassomiglia ad un grosso naso.

Qui sono state tracciate diverse vie, alcune di tipo alpinistico (che escono oltre la parete) altre di tipo sportivo (moulinette dalla sosta). Le più recenti risalgono alla fine degli anni 80, le più vecchie a metà degli anni ‘70. Le vie principali, da Ovest a Est, sono: “Decennale GG OSA (1976)”, “XXV Rifugio SEV (1976)”, “Cesana-Tessari (1976)”, “Barbara (1976)”. Al di là del naso abbiamo la via “Fratelli Mandressi (1976)”.

Tutte vie TD con abbondanti tratti artificiali che, vista l’epoca, spesso furono armate con chiodi artigianali. Le poche informazioni che ho a dispozione riportano che alcune di queste vie sono state in parte riattrezzate e protette negli anni ‘80 da Gerardo “Gerri” Redepaolini.

Avevo sentito spesso parlare di questo fantomatico “Gerri” di Valamdrera ma, in tutta onestà, non spevo chi fosse. “Google” mi ha riferito che è niente meno che un Ragni di Lecco e che recentemente ha partecipato alla storica “liberazione” della “Via dei Ragni” tracciata da Casimiro Ferrari ai Magnaghi!! (http://ragnilecco.com/via-dei-ragni-ai-magnaghi-in-libera-per-matteo-piccardi/)

Tutto questo impone una riflessione. Quando si parla di Corni di Canzo tutti strocono il naso dicendo che si tratta di un alpinismo minore. Tuttavia se si stila una lista dei nomi e dei calibri con cui tocca confrontarsi tanto minore non sembra, anzi. A volte mi chiedo se per una “mezza sega” come me sia stata “fortuna” o “sfiga vera” essere nato sotto ai Corni di Canzo!!

Oltre lo spigolo del “Naso” la vegetazione riprede il sopravvento ma finalmente trovo il “Canale Ombra” che avevo intravvisto tornando da Torino. Oltre lo spigolo di quel canale la placca su cui la scuole alpinisitca di Valmadrera ha il palo ed i copertoni per le prove di trattenuta, poi via via tutta la bastionata che porta alla “Grotta del Sindaco” ed all’attacco del Sentiero EE che risale da Est.

Avventurandomi sulla roccia ho cercato di emergere dai rovi per osservare il tratto di parete tra il “Naso” ed il “Canale Ombra”. Quello che ho trovato mi ha lasciato davvero stupito! Oltre il naso si trova infatti una placca a grappoli che assomiglia in modo incredibile alla placca chiave di “Attenti a quei Due” sul Corno Occidentale: è uguale, solo tre volte più grande!

In Autunno, quando la vegetazione si sarà diradata, dovrò tornare a dare un occhiata ad uno degli angoli più remoti (e forse ancora vergini) dei Corni di Canzo.

Curiosità nella curiosità. Sabato, via internet, mi ha scritto Claudio Mendressi, uno dei due fratelli che tracciarono l’omonima via proprio a ridosso del Naso. Ero davvero stupito avesse scoperto il mio blog mentre io scoprivo la sua via! Ci siamo scambiati qualche messaggio e ci siamo ripromessi di incontrarci ai Corni per “riesplorare” insieme la Parete Ovest ed il Testa di Fra. A volte le coincidenze sono davvero strane!

Davide “Birillo” Valsecchi

 

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