Operazione Bodengo

Fabrizio Pina ha un paio di anni più di me ed anche lui vive a Scarenna. Lui, a differenza mia, è un’esperta Guida Alpina e per tanto è  un professionista della montagna nell’accezione migliore del termine. Per un appassionato dei Corni di Canzo come me la via d’arrampicata da lui tracciata sulla parete Fasana, “Fasanetica” (8a, severi passaggi di 6c+ obbligati), rappresenta la chimera impossibile a cui aspirare.

Curiosamente “fasanetica” corre accanto al camino in cui Eugenio Fasana tracciò nel 1910  la prima via sulla grande parete. Nello spazio di pochi metri si può ammirare la trasformazione di oltre un secolo di storia alpinistica. Strepitoso sotto ogni punto di vista!

Sebbene io e Fabrizio abitiamo a meno di qualche centinaio di metri sono sempre state pochissime le occasioni per incontrarsi e ancor meno quelle per fare attività insieme. L’esperienza mi ha insegnato che per imparare bisogna “copiare” dai più forti e per questo avevo voglia di fare qualcosa con lui. L’opportunità, inaspettata, me l’ha offerta Bruna quando le ho chiesto: “Ti va di fare Canyoning?”

Tra le tante specializzazioni di Fabrizio vi è anche il Canyoning e durante il periodo estivo organizza spesso escursioni nella val Bodengo. Bruna ha accettato e così, nonostante le incertezze del tempo, la nostra carovana è partita alla volta di Chiavenna. Ciò che davvero non avevo preventivato è come la Val Bodengo sia una specie di paradiso per le attività di Canyoning senza pari in tutto l’arco alpino: acqua azzurra che scorre tra sagomate scogliere granitiche tracciando scivoli, salti, cascate e pozze straordinarie. Tutta la val Bodengo, raggiungibile in macchina grazie ad una tortuosa stradina a pedaggio, è un piccolo gioiello alpino che attira visitatori da tutta Europa.

Oltre a Bruna ero riuscito ad arruolare anche mio fratello Francesco che, proprio in questi giorni, sembra appassionarsi all’arrampicata ed alla montagna: “Hey “Bro”, io credevo fosse una cosa da vecchi: invece è divertente!”  Francesco ha 16 anni meno di me è questa sua uscita da ventenne mi ha fatto un sacco ridere.

Abbiamo incontrato Fabrizio a Gordona da dove, dopo due chiacchiere ed un caffè, siamo partiti alla volta della val Bodengo. In macchina il mio adorato fratellino mi ha fatto ulteriormente ridere “Fabrizio è davvero simpatico! Si vede che è uno davvero forte, un professionista. Non come te che sei un casinista brontolone e disagiato!!” Oltre ad essere la verità quella frase mi faceva davvero piacere: quando poco più tardi Fabrizio ha iniziato a spiegare come comportarsi sul fiume, tanto Bruna quanto Keko, sembravano spugne assorbendo le nozioni che insegnava loro con pazienza ed esperienza..

Di fatto il fiume offre una gamma ampissima di scenari che spaziano dalle calate alla progressione su ferrata integrando le tecniche specifiche per scivolare lungo i “toboga” o per affrontare i salti. Tutti cose complicate che sotto la supervisione di Fabrizio si trasformavano in semplici (e sicure) lasciando pieno spazio al divertimento.

Bruna  e Keko stavano imparando tantissimo e nel modo migliore, al contempo stavano divertendosi come pazzi in assoluta sicurezza ed io non avevo niente di cui preoccuparmi se non godermela a mia volta. Una vera ed assoluta meraviglia!

Non solo mi divertivo ad osservare gli accorgimenti di Fabrizio ma dovevo anche confrontarmi con qualcosa al limite delle mie esperienze e delle mie attitudini: i salti. Già, in vita mia saltare o tuffarsi in acqua non è mai stato il mio forte, anzi. In gioventù non sapevo nuotare e per questo ho sempre evitato diligentemente le acque profonde: credo di non essermi mai lanciato in un salto che superasse due o tre metri d’altezza.

Sul fiume i salti erano una delle attrattive principali e Fabrizio non solo ci spiegava dove era possibile farli ma anche come effettuarli correttamente. Due, quatro, sei, otto metri prima di sprofondare nell’acqua verde delle grandi pozze. Uuuuuuuuuuuuuuuuuu…. SPLASH!!!

Abbiamo lasciato che la corrente ci spingesse lungo gli scivoli di roccia mentre l’acqua bianca turbinava tutto intorno, abbiamo attraversato a nuoto la quiete delle gole, appesi ad una teleferica ci siamo lanciati le vuoto: una figata pazzesca! Tutto questo già nel tratto di fiume denominato Bodengo1, quello che per difficoltà tecniche è da considersi il più accessibile anche ai meno esperti.

Visto che ce l’eravamo cavata bene Fabrizio ci ha invitato a seguirlo in un breve sopralluogo del Bodengo2. Per via delle forti pioggie voleva sincerarsi sull’intensità della corrente per le escursioni previste per i giorni successivi. Essendo un sopralluogo non abbiamo utilizzato l’ingresso classico ma abbiamo “tagliato” più a valle: il “taglio”, fortuna nostra, era reso possibile da un tuffo alto undici metri.

Io sono stato il primo a saltare e confesso di avere avuto più di un’incertezza sul bordo della scogliera. Guardavo di sotto e scoppiavo a ridere. “Sì, sì… aspetta, aspetta …heheh, ora vado!”

Un piccolo slancio e la gravità ti inghiotte, in aria apri le braccia ed osservi l’acqua, scura ed intensamente blu, che sembra precipitarti addosso. Allunghi le gambe, stringi i piedi, chiudi le braccia. Uuuuuuuuuuuuuuuuuu…. SPLASH!!! Come un proiettile affondi nell’acqua profonda: giù, giù, sempre più giù. Nelle buie profondità sembri trovare per un istante un nuovo equilibrio, poi “archimede” ti afferra per la muta e ti proietta nuovamente verso l’alto sputandoti nuovamente fuori dall’acqua.

Avevo svuotato i polmoni entrando in acqua ed ora ingollavo aria a grandi respiri mentre scivolavo nella corrente in cerca di un punto fisso a cui aggrapparmi. Ancorato alla roccia ero sorpreso dal ritmo dei miei respiri: il mio corpo stava compensando con la respirazione la scarica di adrenalina che mi aveva investito. Fabrizio dall’alto mi osservava attento: con un tocco della mano sul mio casco gli comunico il “Tutto Okay”, poi scoppio a ridere! Che figata!

Lo scivolo successivo ci inghiotte, ci trascina nella spuma, poi ci sputa orizzontalmente, ci lancia due metri nel vuoto per poi riacchiapparci nella pozza sottostante. Hurra!! Superato una tranquilla e magnifica forra si raggiunge la “Bocca della Balena”, uno scivolo verticale che sprofonda in una grande pozza obbligata da cui si esce attraverso un’ulteriore scivolo. La corrente era però troppo forte e data la nostra scarsa esperienza sarebbe stato difficile godere di quello che è uno dei tratti più famosi ed apprezzati del fiume: “La prossima volta Fabri, la prossima volta!”

Tutti insieme siamo risaliti attraverso il bosco e, tolte le mute, ci siamo seduti a pranzare all’alba delle quattro del pomeriggio. Pizzoccheri ed affettati mentre davamo libero sfogo alla fame. Seduti al tavolo Fabrizio ed io abbiamo chiacchierato di montagna mentre Bruna e Keko si sbizzarrivano in mille domande.

Alle sei ci siamo rimessi in macchina. I miei due compagni hanno cominciato a russare alla seconda curva ma in fondo andava bene così: ero davvero molto contento e soddisfatto della giornata. Era parecchio che non me la godevo tanto senza troppi pensieri.

Fabrizio oltre ad una grandissima competenza ha anche la straordinaria capacità di essere coinvolgente e carismatico anche con chi ha poca esperienza. Non è cosa da poco. Se volete “coinvolgere” in sicurezza e tranquillità amici, morose o parenti è sicuramente la persona giusta a cui affidarsi. Se invece cercate supporto in qualcosa di più complicato credo che una breve occhiata al suo curriculum possa darvi l’idea di quanto sia davvero “forte”. L’incontro con Fabrizio si è dimostrato una magnifica esperienza: per simpatia e capacità è sicuramente una figura a cui fare riferimento e che ben volentieri posso consigliarvi.

Una giornata davvero magnifica!

Davide “Birillo” Valsecchi

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