Assolutamente da sconsigliare

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«Assolutamente da sconsigliare a chiunque non voglia mettere inutilmente a repentaglio la propria vita». Un sacco di gente trova l’arrampicata un’attività rilassante, appagante e distensiva. Questo mi fa piacere e sono contento per loro, sopratutto perchè quando mi ritrovo io sulla roccia il mio pensiero è più o meno: «Dannazione! Cerca di portare a casa la pelle!!»

Non saprei perchè: forse è perchè non sono bravo o perchè sono un fifone, davvero non so. Tuttavia quando sputando l’anima finalmente raggiungi un obiettivo salta sempre fuori qualcuno con fare brillante che, mentre sei ancora coperto di sangue, rovi e sudore, ti sorride dicendo: «Sì, Sì, l’ho fatto anche io, ma non l’ho trovato mica difficile». Vorresti afferrare la mazzetta e piantargli nel cranio i pochi chiodi rimasti ma non puoi fare altro che limitarti a sorridere a tua volta annuendo come un ebete.

Io credo che probabilmente qualcosa di simile accada in tutti gli aspetti della vita, che il disappunto ed il fastidio che ciò provoca siano in qualche modo inevitabili. Immaginate di avere finalmente trovato il coraggio di baciare la ragazza dei vostri sogni, state camminando ancora inebetiti con lo sguardo sognante quando salta fuori qualcuno dicendo: “Mah, io me la sono sbattuta la settimana scorsa, niente di speciale…“. Non c’è nulla di sbagliato, niente per cui valga la pena arrabbiarsi: voi l’avete baciata, lei ha baciato voi, tutto è assolutamente perfetto. Non esiste gelosia nè invidia ma in un’ istante su quella splendida sensazione luminosa compare un’ombra opaca.

Credo anche che tutta la questione ruoti attorno alle prospettive, ai punti di vista ed alla comprensione di come ogni cosa infondo sia relativa. L’unico modo per “digerire” tutto ciò probabilmente sta proprio nel focalizzare il proprio punto d’osservazione su se stessi e sull’universo.

Quando mi capita di perdere il senso della misura, di rotolare nei gradi e nelle sfide impossibili (che sembrano alla portata solo degli altri) mi torna alla mente un articolo pubblicato sulla rivista del CAI:

L’attacco decisivo ai Torrioni Maniaghi scattò il 15 aprile 1900,domenica di Pasqua. Giacomo Casati, EmilioBuzzi e Giovanni Ghinzoni, seguiti da Anacleto Mariani e Luigi Colombo, raggiunsero il versante orientale dei Torrioni e lì si divisero: «La prima comitiva attaccò direttamente le balze ripidissime della parete orientale; la seconda, con un largo giro, si portò più in alto, verso un canale a settentrione».Così, dopo circa un’ora, la prima cordata si ritrovò in vetta al Torrione Meridionale mentre la seconda raggiunse la sommità di quello Centrale. «Credevano allora gli alpinisti – continua Rossini – di potersi riunire per inneggiare insieme alla doppia vittoria, ma un abisso spalancato ai loro piedi li doveva fermare. La cima della rupe […] era in realtà divisa da un profondo intaglio in due punte distinte». Così Casati non si sentì soddisfatto: «Egli avrebbe dovuto superare anche il breve tratto di cresta interposto fra le due punte e raggiungere da quella parte la punta più elevata». L’anno seguente, dopo aver osservato la «voragine fra i dueTorrioni», Casati si lancia nella «temuta traversata». Con Giuseppe Gugelloni, Alessandro Bossi e Angelo Rossini (l’autore dell’articolo), soci del CAI, e inoltre con Giuseppe Brambilla e G.B. Robbiati, iscritti alla SEM, il nostro protagonista scende «a due terzi dell’intaglio» e, «dopo un rapido esame dell’abisso, audacemente spicca un salto, si aggrappa alla parete opposta, fa un passo, poi un altro in salita, si ferma un istante e prende a strisciare di traverso». Gli sguardi dei compagni sono fissi su di lui, «quasi a contare le contrazioni dei suoi muscoli»,finché con un sospiro di sollievo «Casati […] accelera le mosse e raggiunge la meta. Egli ha vinto, completamente vinto» e il celebre “traversino” dei Magnaghi, destinato a diventare lo spauracchio di generazioni di rocciatori, è realtà. Lo stesso Rossini, in una riga e mezza da incorniciare, definisce quel tratto «assolutamente da sconsigliare a chiunque non voglia mettere inutilmente a repentaglio la propria vita».(**)

Oggi un qualsiasi giovane fighetto imbastito di magnesite ti direbbe che il “Traversino” è una sciocchezza, qualcosa che va bene per i corsi di arrampicata ma non certo per lui che “chiude” dal 6c in sù e che ha un curriculum di salite che non sta nemmeno a raccontarti perchè probabilmente non capiresti.

Forse ha ragione, forse sono io che non sono forte, che non sono bravo, che sono un fifone pauroso che se la mena per cose da nulla. Forse ha ragione lui, ma quando sono aggrappato nel vuoto e le gambe mi tremano non importa cosa stia facendo o quando sia difficile sulla carta. No, non importa nulla di tutto questo perchè in quel momento, in quel preciso momento, io sono Casati che spicca il volo saltando eroicamente oltre le proprie paure: magnifico, semplicemente magnifico …e comunque vaffanculo!

Davide “Birillo” Valsecchi

(** I Magnaghi ed il celebre “Traversino” – Carlo Caccia – Montagne360)

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