Bruna tra le Grigne

L’idea di portare Bruna a dormire al Brioschi mi era venuta mentre risalivo la Gamma2 al Resegone. Guardavo la Grignetta illuminata dal sole del mattino e pensavo al Canalone Porta. «Qualche passaggio di secondo grado, una bella salita quasi tutta su roccia, ambiente strepitoso. Cima e poi giù per il Federazione e su per gli scudi. Cenetta al Brioschi e poi si vede cosa fare per il ritorno». Bruna detesta camminare ma ho scoperto che arrampicare sembra davvero piacerle ed ogni proposta che abbia qualche attinenza con la roccia viene accolta con entusiasmo.

«Ti va di andare in Grigna a dormine? Guarda che è un giretto lungo. Niente di impossibile ma di certo impegnativo. Ti va?» Con una certa sorpresa ha accetto di buon grado nonostante avessi posto due imprescindibili condizioni: 1) devi mettere il caschetto 2) dobbiamo partire presto.

Quando attacchiamo il Porta non è presto quanto avessi sperato ma l’orario è comunque buono e soprattutto davanti a noi non c’è nessuno. Lei ha un piccolo marsupio ed io un mega zaino in cui è riuscita ad infilare anche un pigiama per la notte e mille altre cianfrusaglie: siamo buffi insieme.

Il canale mostra i segni del travagliato inverno trascorso: non l’avevo mai visto così “scosso” e pieno di terra e detriti. Incredibilmente, all’altezza della “finestra”, ci imbattiamo in un enorme accumulo di neve alto ancora più di cinque metri. La quantità di neve che deve essersi accumulata durante l’inverno doveva essere davvero impressionante se ha potuto resistere al caldo ed alle abbondanti piogge fino a settembre! L’acqua, scorrendovi all’interno, ha scavato al delle enormi gallerie in cui un uomo potrebbe camminarci comodamente in piedi: ovviamente infilarcisi sarebbe una delle cose pià stupide da fare! (Attenzione)

Bruna non se la cava male e sono abbastanza tranquillo mentre sale. Nei punti più complicati la tengo d’occhio ma li supera spedita e divertita:«Ti piace qui?» le chiedo dubbioso. «Certo che mi piace! E’ camminare che non sopporto: qui ci si diverte!»

Usciamo dal canale e seguendo la cresta affrontiamo le catene che portano alla cima: «Benvenuta in Grignetta!» Stretta di mano e foto di rito con la croce. L’occhio inevitabilmente cade nostalgico sulla bandierina dedicata al Butch: la sorte ha voluto che non sia più possibile avere la fortuna di incontrarlo in Grignetta, tuttavia è davvero impossibile salire lassù senza dedicargli un pensiero.

Durante il week-end la Grignetta è assaltata dalle cavelltte. Attorno a noi, in assetto da spiaggia, un gruppetto di “fighetti attillati e fosforescenti” fanno i grossi confrontando i tempi con cui hanno “vinto” i temibili prati della Cermenati: sono le prime persone che incontriamo da quando siamo partiti e non vedo l’ora di tornare nel silenzio delle Grigne! Uno di loro, forse il più ardito, lancia con tono di sfida agli amici «La prossima volta tentiamo la traversata alta fino alla Grigna!». Dentro di me rido pensado come Bruna, senza alcuna posa eroica e piglio da duro, la sua traversata la stia “tentando” al suo primo giro in Grigna. «Dai Bru, andiamo che si fa tardi…»

Guardandoci passare con i caschetti in testa sembrano biasimarci con una mal celata strafottenza. Cerco di non darlo a vedere ma dentro di me rido ancora una volta: “bla bla bla, fighetti del cazzo…” Io posso dirvi che se possedete un caschetto le Grigne sono davvero il posto giusto per usarlo, anche se non vi infilate nei canali. Primo perchè è affollato di teste di cazzo (vedi sopra) e secondo perchè i sassi sui prati delle Grigne corrono veloci e silenziosi come mai vi aspettereste. Una piccola accortezza evita davvero parecchi guai.

Scendiamo per il Canale Federazione abbassandoci lungo il ghiaione ed il giogo sottostante. Questro tratto della traversata, abbastanza pianeggiante, è davvero bello e singolare. Ci sono passaggi in cui sembra di essere tra le dolomiti ed altri invece che ricordano la Corsica o la Sardegna: una simbiosi tra l’alta quota e gli influssi del lago. Un luogo “lontano”, da cui si gode di una vista magnifica e che riesce ad infondere sempre una piacevolissima sensazione di libertà, di spazio.

Incontriamo un ragazzo del Cai di Parma che, salito in solitaria al Brioshi da Rongio passando dal sentiero dei Chignoli, sta ora scendendo dagli scudi. Diversamente dai fighetti di prima ha lo spirito giusto e con lui è un vero piacere fermarsi e scambiare quattro chiacchiere sulle rispettive salite.

Superato il primo scudo la fatica comincia a farsi sentire e per questo, aprofittando del sole, ci fermiamo a mangiare un boccone sulla cresta erbosa. Il senso di colpa per l’enormità del mio zaino mitiga le lamentele di Bruna: «Accidenti, non posso nemmeno brontolare! Vai su come fosse niente nonostante tu sia carico come un asino. Come posso protestare io che non ho niente!» La questione è infatti divertente perchè dal mio zaino escono le cose più strane: «Bruna, perchè abbiamo una confezione intera di biscotti integrali da 250 grammi?» «Per la colazione, ovviamente…» Sciocco io che chiedo (Ndr: ovviamente il pacchetto ritornerà alla base intonso!!)

Bruna si sta divertendo nonostante la fatica e le lunghe ore di cammino: sono davvero contento. Le nuvole coprono la cima della Grigna e per questo ci fermiamo a godere del caldo abbraccio del sole prima di infilarci nella nebbia. Mi piace il nostro piccolo Pick-nic sui prati della cresta!

Superiamo l’ultimo tratto attrezzato e finalmente giungiamo al Bivacco Merlin: l’illusione di essere arrivati inganna sempre perchè per raggiungere il Brioschi mancano ancora quasi 300 metri di dislivello. Con pazienza ci mettiamo in marcia ma la nebbia si trasforma in pioggia battente trasfigurando il panorama e le luci che ci circondano.

Bruna ride ed infila la mantellina: ormai non la ferma più nessuno!

Davide “Birillo” Valsecchi

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