Celestiale via della Vacca Morta

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Jim e Scott Tritt, due fratelli tedeschi pionieri dell’arrampicata qui a San Vito lo Capo, devono essere davvero tipi spassosi a giudicare dalle vie che hanno tracciato, dalle linee e dai nomi che hanno scelto. Leggendo i loro diari e le loro relazioni ho acquisito fiducia nel loro “modo di fare” e per questo ho deciso di portare Bruna a provare qualcosa di nuovo: la grotta.

Lungo le scogliere ci si può imbattere in numerose grotte, la maggior parte delle quali molto ampie, con alte volte strapiombanti e spesso attrezzate con vie d’arrampicata di grado molto elevato (dal sette fino al nove).

Tuttavia sotto la Torre Isulidda vi è una grotta dove nel 2008 Jim e Scott hanno tracciato delle vie di “carattere” che, per il grado non eccessivamente elevato, possono essere considerate delle classiche nel loro genere. La prima via ad essere stata tracciata si chiama “Celestial Way of the Dead Cow – via celestiale della vacca morta”: solo il nome era un richiamo a cui non poteva mancare risposta!!

La grotta è alta circa venti metri, nel punto di ingresso  è larga alla base tre metri e va a restringersi sul fondo formando un camino fortemente concrezionato. Volevo mostrare a Bruna come salire sfruttando due piani paralleli e la grotta della Torre Isulidda è perfetta in tal senso: quello che non mi aspettavo (e che mi ha piacevolmente sorpreso) è stata la possibilità di arrampicare su vere e proprie colate concrezionali fatte di stalattiti, graspoli e clessidre calcaree!

Attacco in fondo alla grotta arrampicando in opposizione dentro il camino alzandomi comodamente di una decina di metri. Da qui la via e la linea dei “bolt” attraversa orizzontalmente per cinque o sei metri verso l’ingresso della grotta, sfilando sotto un piccolo tetto concrezionale che, in prossimità di una colata calcarea, si risale verticalmente per un paio di metri. Una volta giunti sopra il tetto la via punta nuovamente verso il fondo ed una solida sosta posta al centro del soffitto della grotta.

La via in pratica compie un lungo giro a “esse” con due ampi traversi orizzontali che inizialmente lasciano piuttosto spaesati sul da farsi ma che si dimostrano una scelta azzeccata. Tuttavia per via dei graspoli e delle curve la corda, ora della fine, inizia a scorrere male e credo che il modo migliore per percorrerla sia quello classico: lasciando che sia il secondo a rimuovere i vari rinvii. Non avevo idea di come avrebbe reagito Bruna e quindi, con qualche numero di giostra, scendendo ho recuperato io tutto il materiale nonostante i traversi. In vero è stata una fatica inutile perchè Bruna, oltre ad essersi divertita un sacco, ha fatto scintille tra quelle due pareti!

lLa sosta centrale, facendo attenzione a non pendolare,offre la possibilità di sbizzarrirsi in modo completo risalendo “dove” e “come” meglio si preferisce. Si può salire incastrati nel camino, in spaccata o lavorando in placca e sulle concrezioni: le difficoltà contenute (4c+/5a) rendono quella grotta un vero spasso!

Complimenti a Bruna ed anche ai due fratelli Tritt che, oltre ad aver tracciato vie di grado elevato, hanno dimostrato creatività ed inventiva tracciando vie di grande divertimento!!

Davide “Birillo” Valsecchi

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