Io, Bruna e Livanos

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sonia e goerges livanos«Perché proseguire se qui abbiamo tutto quello che ci serve per un gran bel bivacco? Basta spostare questo Blocco! Ed è a questo punto che ha luogo la “Scena del blocco”. Atto II – Scena III. Personaggi in ordine di apparizione: Il BLOCCO, esemplare di dolomia del peso approssimativo di cento chilogrammi. ARMANDO: guida locale, nell’occasione sterratore. GIOGIÒ il prudente, esperto di sicurezza in vari campi, specializzato in pareti dolomitiche. ROBERTINO: lo strumento scelto dal Maligno per scatenare il cataclisma. Il sipario si alza su una scenografia raffigurante un grande camino dalle pareti verticali con una specie di terrazza inclinata sul fondo. Il Blocco è al centro della terrazza, Armando si appresta a spostarlo.

Giogiò: Armando! È meglio mettere la corda.
Armando: Sì, meglio.
Armando si lega e, assicurato, comincia a far muovere il masso, il quale oppone un’inerzia feroce.
Robertino: Aspetta, provo a spingerlo di qua. (Ghigno demoniaco dietro le quinte)

Per spingere meglio, Robertino si appoggia ad un altro blocco. Si direbbe che così facendo abbia azionato i comandi di un ascensore: d’un tratto sprofonda verso gli abissi virtualmente infiniti e cadendo lascia il blocco numero uno. Armando perde l’equilibrio, ma un colpo di corda lo raddrizza. Armando afferra al volo una mano di Robertino; contemporaneamente Giogiò si sporge ad agguantare il colletto di una camicia rossa, e grazie alla eccellente qualità di quest’ultima riesce a riportare Robertino al sicuro, mentre una buona metà della terrazza cade, il sipario fa altrettanto ed una fiaschetta di cognac fa la sua comparsa.»

Io e Bruna abbiamo arrampicato tutto il giorno. Ora, dopo un paio di birrette, io me sto sdraiato sul divanetto della nostra casa mobile mentre lei legge a voce alta alcuni passaggi di Georges Livanos. Bruna ride e sghignazza, le piace come “il Greco” racconta le sue strabilianti avventure alpinistiche in compagnia della moglie “Sonia”.

«In ogni caso, si tratti di alpinismo classico o coniugale o solitario, di vie di secondo o di sesto grado, esiste una regola fondamentale che vale anche per gli aviatori, i trapezisti e i soprammobili preziosi: non cadere.» Anche a me piace “Il Greco”, è un tipo schietto e diretto, dotato di una grande sagacia ed umorismo. E’ uno dei grandi, dei grandi veri degli anni ‘50, che possiede una straordinaria modernità che lo rende tanto attuale quanto universale: «Mi si potrebbe rinfacciare che io stesso mi sono vantato di avere compiuto gesti temerari: piramidi umane barcollanti, doppie precarie… Proprio perché ho vissuto l’età dell’incoscienza e ho commesso degli errori, oggi posso permettermi di dire che qualche chiodo supplementare o qualche ora di ascensione in più sono cose molto meno gravi che rimetterci le ossa. Meglio un chiodo in più che un alpinista in meno.»

Bruna continua nella sua lettura, ormai una recita, del successivo racconto di “Al di là della verticale”. Poi incappiamo in qualcosa che assomiglia ad un “crossover”, uno di quelli episodi speciali in cui i protagonisti di due famose serie televisive si incontrano in una storia comune: Romano Merendi, Gigi Alippi, Luciano Tenderini, Jack Canali incontrano George Levanos, Roger Lepafe e March Vaucher in un’epica salita sulla parete Est della Sciora di Fuori. I begnamini di casa incontrano il Greco!

«Durante la salita il perforatore di Jack si rompe ed i Lecchesi, con cui formano ormai un unica cordate, chiedono al Greco di prestargli il suo – “Come, io, il nemico giurato di questi metodi sacrileghi vado in giro con un perforatore? La premeditazione è indiscutibile ed ho solo una misera scusa: il cattivo esempio. A forza di sentirne parlare, nasce una specie di complesso del perforatore, allora uno se lo porta dietro, poi comincia a disprezzare le cengie antiestetiche (ma astute), ed eccoci qui: a lavorare con quell’attrezzo per ore.» – La saggezza del Greco è assolutamente olimpica!

«17 Luglio 1960, Capanna Sciora. Sul costone erboso dove sparisce il sentiero, una fila di piccole figure scende verso valle. Come mi è dispiaciuto vederle spuntare una sera, così mi dispiace vederle allontanarsi oggi. Il pendio le ingoia una dopo l’altra. L’ultima si ferma, agita il braccio a lungo, è Jack, il cowboy di questa Sciora la cui vetta ci irride. Manca qualcosa alla nostra via? Non manca niente alla nostra amicizia.»

Il rumore delle onde sugli scogli ci ricordano di essere al mare mentre ci riscaldiamo nella notte di fine Ottobre. Domani il sole tornerà caldo sulle pareti di calcare arancione, domani arrampicheremo di nuovo.

Davide “Birillo” Valsecchi

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