Ferie in Angelone

Mattia ha l’intera giornata libera, Ivan invece è bloccato dallo sciopero dei treni ed il tempo sembra intenzionato a tirarci qualche brutto scherzo. Così, per andare tranquilli, puntiamo verso le pareti dell’Angelone. Roccia buona, soste sicure e protezioni con resianti: godiamoci un giorno di vacanza!

In vita mia credo sia la terza volte che mi avventuro da quelle parti. Solitamente è un luogo fin troppo affollato per la mia pressante misantropia, tuttavia è venerdì e sta piovendo: dubito troveremo ressa!

Quando arriviamo alle pareti ci accoglie una pioggerellina che brilla in contro luce mentre sul Grignone si addensa un nuvolone nero: “Placca bagnata, placca fortunata!” Io detesto le placche …

Contro ogni previsione incontriamo una giovane ragazza dai rossi capelli accompagnata probabilmente dal padre o dallo zio. Si avvicina e mi chiede gentile: “Ciao, sai dov’è la placca del Pistolino” La guardo e sfodero il mio miglior sorriso giggione: “Scusami ma non conosco la zona, Però aspetta, chiedo al mio socio” Senza smettere di guardarla urlo a Mattia “Hey Mattia!! La signorina cerca il pistolino. Cosa devo risponderle?” Lei scoppia a ridere arrossendo, suo padre/zio si fa scuro in volto e Mattia, sghignazzando, si avvicina per dar loro indicazione.

Per una curiosa legge del contrappasso a noi tocca iniziare con una via che ha il nome di un papa. Mattia è infervorato, quando lui è in ferie a me tocca una specie di doppio lavoro: “Forza, forza. Rapidi e veloci che oggi maciniamo tiri di corda!”

Assaltiamo i quattro tiri della “karol Wojtyla” e ci caliamo lungo la via fino all’attacco del secondo tiro di “Contamination”. Il tiro risale dapprima un godibilissimo tetto spaccato, poi si riversarsa su una placca di 6a. Mattia da supera il tetto, si ferma e ride:“ehheeh stavo sbagliando strada infilandomi sul 6c”.Sai le risate quando toccava a me! Attraversa nuovamente verso sinistra e si alza fino alla sosta.

Quando è il mio turno mi alzo fin sotto il tetto e lo supero con profondo piacere, poi davanti a me solo la placca: “Mattia, ma sei fuori!? E come accidenti dovrei fare a passare?!” Questo è il solito teatrino che mettiamo in scena ogni volta che mi areno su una placca: Io protesto e lui indica inconsitenti graspolini su cui, teoricamente, il mio peso dovrebbe sovvertire le leggi della gravità.

Mi guardo intorno: “Okay, scatta la variante Valsecchi” Mi alzo abbastanza da liberare il primo rinvio e mi sposto verso sinistra dove roccie marce, acquasantiere fangose e colate bianche di calcare ricreano il mio habitat ideale. Necessità virtù: rischio un pendolo ad ogni volta che attraverso in placca per staccare il rinvio ma, in qualche modo, guadagno il tiro. La placca successiva fa meno impressione e la superiamo, entrambi, senza barare.

Altra rapida serie di doppie mentre il cielo si riempie nuovamente di goccioline. La Grigna non sembra promettere nulla di buono. Nuovamente a terra lasciamo le placche di Sherwood per andare al trittico puntanto al pilastro del Vampiro ed all’omonima via.

Il pilastro è davvero impressionante ma la via alterna tratti di placca a fessure e nicchie davvero godibili. Da secondo tiro in avanti Mattia si ingarella con se stesso, disdegna i resinati e comincia a proteggere solo a friend e nat: “Accidenti, queste fessure sembrano fatte su misura!” Dal basso non posso che borbottare “Hey! Siamo in ferie! Usa i resinati, accidenti!” Mattia si diverte: per quanto “veloci” le sue protezioni sono buone e non ho motivo di preoccuparmi.

Le placce, ahimè, si susseguono ma ormai inizio a farci l’abitudine rassegnandomi all’idea di essere semplicemente “appoggiato”. Dovrò chiedere ad Ivan e Joseph di farmi un corso ipnotico sull’aderenza.

Un ampio di vertiginose doppie e siamo nuovamente a terra. Vaghiamo per il bosco arrampicando in libera tra le roccette e raggiungiamo l’attacco di “Frisco Liberaci”, un bel fessurone che risale un tetto. “Vai Birillo, goditi le maniglie!” Fantastico, zaino in spalla superiamo questo breve e divertente tiro attraverando poi fino a raggiungere la Bastionata.

Una voltà là attacchiamo “Brodo di Conisglio” ed il grande fessurone verticale. Purtroppo la fessura è piena d’acqua ma, nonostante, questo Mattia arriva alla sosta. Quando è il mio turno mi infilo nella fessura ed il rigolo d’acqua che ne esce mi riempie i pantaloni. “Senti un po’ Mattia, io vengo fin lì ma poi ci fermiamo: comincio a non averne più” Mattia ride e protesta “Una via mozza!! Non possiamo lasciare una via mozza!” Appeso nella fessura contratto con il mio socio “No, no, che via mozza!! Questa mica scappa! ahhh io te lo dico: io posso anche arrivare fin lassù ma poi scendo!” Il nostro teatrino prosegue per un po’, in fondo siamo in vacanza in falesia e possiamo anche concedercelo.

Arrivato in sosta sbandiero mille lusinghe ed alla fine il mio socio, soprattutto vista l’ora e l’imminente buio, accentta di chiudere la giornata davanti ad una birretta.

Il bottino della giornata è il seguente:

  • Karol Wojtyla – 4 lunghezze  (4c)
  • Contamination – 2 lunghezze  (6a)
  • Il vampiro – 4 lunghezze (5c)
  • Frisco Liberaci – 1 lunghezza (4a)
  • Brodo di coniglio 1 lunghezza su 3 (5a)

Tenuto conto di tutte le doppie fatte credo che, senza tirarci il collo, siamo stati anche abbastanza veloci. In un contesto assolutamente diverso ma il numero di tiri ed il grado di difficoltà sono stati “simili” a quelli della via che avremmo voluto affrontare in Medale se le condizioni fossero state buone. In fondo un buon allenamento senza stress.

Bene, ora basta, sono state settimane intense: una vera scorpacciata di salite ed emozioni. Questo week-end dormo davanti alla tv! Niente più arrmapicata fino a lunedì!  BadgerTeam: ci si vede in palestra!!

Davide “Birillo” Valsecchi

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