Back to where I belong

Io, Simone e Keko ci mettiamo in marcia da Cranno puntando ai Corni. Il piano è farsi un giro sulla ferrata del Venticinquennale ma io ho solo voglia di andarmene a zonzo, di curiosare, di mostrare a mio fratello quello che nel tempo ho scoperto.

Lungo la cresta inizio a girovagare, sono in caccia di qualche bel gigante di granito abbandonato in mezzo al bosco dall’antico ghiacciaio, qualcosa con cui far giocare i ragazzi senza dover salire fino in cima al lago. Bhe, gente, ho fatto scoperte! Sui sassi noti ho trovato piccole ma preoccupanti tracce di magnesite, mentre i new entry sono nudi, puri ed assolutamente interessanti!!

Inoltre a furia di cercare ho trovato qualcosa di completamente inatteso. Una bella bastionata calcarea di 30/35 metri, non strapiombante, densa di appigli e di strategiche piante poste ogni due o tre metri. Certo, di primo acchitto sembra una ravanata incredibile ma da subito mi ha ricordato la placca su cui ho arrampicato con Ivan al Pizzo d’Erna: stessa possibilità d’approccio.

Si può infatti creare dei solidi ancoraggi utilizzando piante e fettucce sbizzarrendosi poi con friend e nat nell’integrare i passaggi. I ragazzi, soprattutto Mav ed Andrea, hanno comprato un po’ di materiale (usato) da incastro e quello può essere un’ottimo spot in cui giocare ed imparare ad usarlo come si deve.

Cuorsamente, proseguendo nella ricerca, siamo finiti al leggendario “Peekaboo Creek”: un vero tuffo nella nostalgia. Il Peekaboo, così come lo battezzammo all’epoca, è un crinale dei Corni vicino al Testa di Fra dove si possono trovare dei grossi massi di roccia alti una decina di metri. Su quelle roccie io ed Fabrizio, il mio socio siciliano, abbiamo cominciato ad arrampicare combinando le cose più strane. Non avevamo nè chiodi nè friend, usavamo dei cordini e traversine di legno per assicuraci a degli speroni arrampicando con la corda dall’alto.

Mal equipaggiati, assolutamente impreparati, arrampicavamo in pieno inverno in un buco di culo del mondo rischiando ogni volta il disastro. Tutto perchè, per indole, l’idea di andare in una falesia attrezzata nemmeno mi sfiorava. Buona o cattiva quella era “la nostra cosa” ed era esclusivamente nostra. Non avevamo alcuna intenzione di mischiarci con nessuno, meno che mai con gli invasati di magnesite e quel loro guardarti strafottenti dall’alto in basso. Fanculo: eravamo due sfigati ma assolutamente hard-core!

Ritrovarsi al Peekaboo è stata una piccola sorpresa, tutto per me è cominciato e ricominciato da lì. Con grande e commovente stupore ho trovato dei chiodi ed un malconcio rinvio abbandonato a metà parete. Qualcuno ha avuto la nostra stessa idea ed ha dato inizio alla sua avventura: beh, chiunque tu sia sappi che io faccio il tifo per te!!

C’è ancora una lunga fessura verticale che all’epoca non riuscimmo a vincere, credo quindi che con grande gioia tornerò al Peekaboo con i ragazzi e magari anche con Fabrizio. Sarà come celebrare il mito delle origini e passare il testimone. Quanti sogni fatti su quelle rocce insignificanti!

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps: La placca nuova è una figata, ci stanno 6/8 linee ma state freschi se sperate vi dica dove sia prima di averci portato i miei!! 😉

May we never forget the sacrifices
My friends made for me

Se prometti di non diventarmi logorroico ora quella fessura la possiamo chiudere insieme del basso 😉

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