Battesimo di Grigna

“Alla guerriera bella e senza amore un cavaliere andò ad offrire il cuore, cantava: Avere te voglio, o morire! Lei dalla torre lo vedea salire. Disse alla sentinella che stava sopra il ponte: Tira una freccia in fronte a quello che vien su. Il cavaliere cadde fulminato: Ma Iddio punì l’orribile peccato e la guerriera diventò la Grigna una montagna ripida e ferrigna.” Questa era la canzone delle Grigne che cantava sempre mia madre ed è forse per questo che oggi non faccio un passo in Grigna o Grignetta senza avere il casco in testa, senza essere equipaggiato per dare battaglia alla Guerriera ed al suo esercito di torrioni. Qualcuno trova il mio approccio divertente, io spero solo di essere quello che riderà per ultimo.

L’invero è il candido velo da sposa, o forse l’armatura più temibile, con cui la Grigna si adorna. Tra qualche settimana la neve sarà abbondante e la traccia dell’invernale del Brioschi, con i suoi 1200 metri di dislivello, diventerà una specie di autostrada dove la fiumana di genti che risale il muro sarà visibile dalle valli. Riverseranno sulla montagna gioia, preoccupazioni, frustrazioni, orgoglio e presunzione dimenticando che la Guerriera non dorme mai, per loro fortuna spesso è solo distratta.

La neve inzia da sopra i Comolli. In basso piove mentre la cima è avvolta da una nuvola bianca. Con me ci sono due “giovani” del BadgerTeam: Boris, che ha già fatto diverse volte l’invernale, e mio fratello Keko, che non è mai salito in Grigna in vita sua e che non ha mai messo i ramponi.

Boris è un vero spasso, con lui ci si diverte sempre. Mentre ci avviciniamo ai Comolli cantiamo, raccontiamo storie di donne e guai, snoccioliamo citazioni da film e libri. Il tempo però non promette nulla di buono. La pioggia lentamente si sta trasformando in neve e le nuvole rendono la salita un’incognita tutta da scoprire. Kekko e Boris saranno all’altezza? Saprò fare le scelte giuste? Il “muro” della Grigna già in passato ha messo alla prova il mio giudizio.

Boris attacca recitando una citazione del film “The Snatch”: «E così… tu ovviamente sei il grande cazzone, e loro due ai tuoi fianchi sono le tue palle. Ci sono due tipi di palle: palle quadrate e toste… e poi le palline mosce da finocchio. Vedi, i cazzoni vanno dritti e ci vedono chiaro, ma non sono intelligenti. Sentono odore di passera… e vogliono mettersi a giocare. E tu credevi di aver fiutato una bella passera, e ti sei tirato dietro anche quelle due palline mosce da finocchio per divertimento. Però hai fregato in pieno i tuoi compagni: non c’è passera qui, solo sifilide. Rimpiangerete di non essere nati donne. Da bravo cazzone… se ci pensi ti ammosci; cominci a rattrappirti e le tue palline si rattrappiscono assieme a te. Il fatto che ci sia “replica” sul fianco delle vostre pistole… e che invece ci sia desert eagle… punto cinque zero… sul fianco della mia… dovrebbe precipitare… di colpo te e le tue palle, nel tuo buco nero. Andate… a farvi fottere.»

Facciamo una pausa ai Comolli ed attacchiamo il muro: è il momento di scoprire se sono una “Replica” o una “Punto Cinque Zero”. La neve è buona ma l’equipaggiamento di Keko è tutto raffazonato. Devo fare attenzione, devo impedire commetta errori. Boris gli mostra come camminare nella neve, come evitare di scivolare sull’appoggio sprecando forze. Piano piano ci alziamo e la nebbia si fa più intensa.

Sotto la cima del colle ci fermiamo. Il vento inizia a farsi sentire, a soffiare forte e freddo. Indossiamo i guanti ed i ramponi. Mi occupo di legare quelli di keko e gli piazzo in mano una picozza: «Questa la tieni a monte impugnandola in questo modo: non fare un passo se non l’hai puntata nella neve» Il vento soffia sempre più forte, io e mio fratello ci parliamo tenendoci stretti faccia a faccia. «Bene Bagai, ecco la nuova formazione: Boris davanti, Keko in mezzo ed io in fondo. Boris mi raccomando: testa sulle spalle» Io marco stretto mio fratello ed iniziamo la lunga traversta sulla cresta.

Questa è la Grigna che mi piace, quella che ti si incrosta nei vestiti, quella che ulula, che nasconde ogni cosa trascinandoti nelle sue fantasie Himalayane.Quando la nebbia si dirarda si scorge l’abisso del muro sotto di noi ed i suoi temibili 600 metri di scivolo. I miei compagni avanzano nella neve ed io li seguo, li rincorro, li affianco. “Non basta essere sufficienti alle difficoltà delle difficoltà, bisogna essergli superiori” Portare in giro i ragazzi è ciò che mi ha aiutato a comprendere appieno questa importante lezione. Con grande soddisfazione è quello che anche i più anziani tra loro stanno imparando.

Camminiamo in silenzio tra il vento, poi un grande pilastro verticale, incrostato di neve, appare all’impovviso dalla nebbia. Mi avvicino a mio fratello, gli afferro una spalla e  gli urlo nelle orecchie: «Hey Kekko, hai capito dove siamo? Hai capitò cos’è quello?»

Lui alza la testa e finalmente capisce. Quella è la famosa Croce della Grigna, quella è la cima. Come per incanto sotto di noi appare il Brioschi. Ci abbracciamo, ci stringiamo la mano dandoci pacche l’uno con l’altro. Sono la mia squadra ma lui è mio fratello e senza pensarci lo bacio con affetto su una guancia. Da qualche parte, tra le nuvole, il vento e la nebbia, lo spirito della Guerriera si trova faccia a faccia con una agguerrita e battagliera madre: “…non fare la stronza con i miei ragazzi!!”.

Ripieghiamo dentro il rifugio. Alex e Claudio, di ritorno dal Nepal, ci accolgono gentili e premurosi come sempre. Mangiamo un pezzo di torta ed un bicchiere di te caldo. Keko è bianco in volto, la quota, il freddo e la fatica lo hanno preso allo stomaco. Fuori il vento rinforza ancora e nevica sempre più fitto. Lascio che i vestiti si asciughino un poco e rimetto in moto la squadra il prima possibile. Scambio alcuni pezzi del mio equipaggiamento con quelli di Keko, gli risistemo i ramponi e ripartiamo. «Oky. Io davanti,  Keko in mezzo e Boris in fondo. Metteteci il tempo che serve, non correte, ogni passo deve essere un buon passo.» Con un vento tanto freddo bisognerebbe mettere le ali al culo ma visto la loro scarsa esperienza bisogna trovare la giusta via di mezzo. Come sempre ho trenta metri di statica nello zaino ma decido che ne hanno abbastanza per farcela. Ogni scelta è un peso in più nello zaino.

«Coraggio Keko. E’ il momento di  scegliersi una canzone incazzosa e di cantarsela fino alla fine della cresta. Duro su ogni passo, qui non puoi sbagliare». Attraversiamo la cresta, ne seguiamo le linee senza mai riuscire a capire quanta strada ancora ci divide dal colle. In una giornata di sole qui ci sarebbe da fare la coda, oggi siamo solo noi: in viaggio attraverso la nebbia, la solitudine, le incertezze.

Quando raggiungiamo finalmente il colle tiro un mezzo sospiro di solievo «Bravi ragazzi, il più è fatto. Ora tocca stare comunque attenti. Se ci fosse più neve spareremmo giù dritti. Oggi invece occhio ai sassi sotto i ramponi». Traccio linee nella fresca traversando quando la pendenza si fa troppo difficile. Più ci abbassiamo di quota e più il mal di stomaco di Keko sembra passare. «Accidenti, mi dispiace per il mio mal di stomaco. Non so cosa mi sia successo» cerca di giustificarsi Kekko. «Dispiacerti? Perchè dovresti? Sei qui per imparare e quel mal di stomaco è una benedizione, un ottimo insegnamento. La quota, il freddo, la fatica e la fifa influiscono sul corpo in modi diversi. A volte lo stomaco, a volte la testa, a volte semplicemente non funziona più nulla. Bisogna conoscere i sintomi, leggere i segnali ed imparare ad usare la testa per arginarne gli effetti. Tutta esperienza Keko, tutta esperienza.»

Finalmente arriviamo ai Comolli. Ci sediamo sulla panchetta mentre nevica forte. Sotto di noi piove che dio la manda ma quello che doveva essere fatto è stato fatto. Fradici ed intirizziti dal freddo i miei compagni scherzano e ridono allegri.

A proporre l’uscita era stato Boris ed io l’avevo avvallata, ma qualcosa ancora in lui sembrava agitarsi «Mi spiace, ho idea che la salita di oggi sia stata più di quanto mi aspettassi. Forse non erano le condizioni giuste, forse è stato un po’ troppo per Kekko.» Il bello del BadgerTeam è che i ragazzi ogni volta danno tutto, ed danno il meglio di quello che hanno. A volte, visto che sono più ragazzino di loro, dimentico gli oltre dieci anni d’età che spesso ci dividono e rimango sorpreso dalla loro assoluta genuinità d’intenti. «Naaaa, oggi è stata una salita fantastica. Il meglio in cui potevate sperare. La Grigna vi ha dato un gentile assaggio della sua vera natura. Quando torneremo qui la prossima volta, con il sole e tutto il resto, capirete quanto bella sia stata questa giornata. Poi non preoccuparti, sono io che ho deciso che andava bene, diversamente saremmo tornati indietro. Non c’è nulla di cui essere dispiaciuti, anzi.»

In fondo è “solo” la Grigna, come spesso  sono “solo” i Corni. Inutile perder tempo a discutere con chi non è in grado di comprendere il valore di quel “solo”. I ragazzi sono stati davvero bravi e sono davvero soddisfatto. Scendendo a valle sotto l’acqua battente ero felice di sentirli stanchi ma allegri.

Un ultimo sguardo alla Grigna ed un pensiero sfuggente mi attraversa la mente. Il Bianco ha rubato alle Grigne il loro campione e questo sarà il primo inverno senza di lui. Difficilmente sarà possibile egualiarlo, quello che possiamo fare è raccoglierne l’eredità, gli insegnamenti, e consegnarli alle nuove generazioni perchè imparino dal suo esempio. Perchè ogni passo sia un buon passo.

Davide “Birillo” Valsecchi

“Noi pur t’amiamo d’un amor fedele,
montagna che sei bella e sei crudele…”

“Avete mai attraversato la strada guardando dalla parte sbagliata?…e c’è una macchina che vi viene addosso? Allora voi che fate? Una cosa molto stupida: vi fermate!… e non rivedete tutta la vostra vita perché avete troppa paura per pensare. Vi fermate e fate una faccia da scemi… ma lo zingaro no… perché? Perché aveva già in mente di andare lui addosso alla macchina..”

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