L’epopea degli eroi di cartone

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«Questa che vado ad illustrare non è una parete di grandi pretese, anche perchè chi l’ha salita per la prima volta non cercava nessuna conquista ne gloria, semplicemente voleva raggiungere la grotta posta a circa metà parete. Erano i primi anni ottanta, e per sufuggire alla ripetività dei classici sentieri ci si avventura in zone meno frequentate. Io ed il mio amico Luigi “Luisin” Anghileri eravamo regolarmente attratti dal versante nord del Moregallo, purtroppo il mio compagno non è più tra noi, così tocca a noi raccontare delle nostre peripezie. Inninzitutto, come ho detto prima, questa non è una grande parete per di più è anche scomoda da raggiungere, quasi due ore di avvicinamento. Il nome “I giardini di marzo” l’ho dato perchè Luisin era una grande fan di Lucio battisti. Per quanto riguarda i nomi delle vie, la prima è “Amacord” e penso non servano spiegazioni, la seconda è invece “Gli eroi di Cartone” ha invece bisogno di una breve spiegazione. Dopo aver raggiunto la fatidica grotta, ed essere proseguiti fino alla cima, lo scopo della nostra missione sembrava esaurito.  Se non che ripassando spesso sotto quella parete, ci rendemmo conto che una sola traccia, come usavamo dire, era troppo poco per tutta quella roccia. Allora si decise per un’altra traccia che superasse il lato sinistro. Apro qui una peresntesi per illustrare l’attrezzatura di cui eravamo dotati: io ero il più attrezzato, avevo persino l’imbrago (primo modello Cassin) ed un paio di scarpette con le stringhe anche sul tallone, il mio compagno non ne aveva mai voluto sapere di entrare in un imbrago e portava gli stessi scarponcini che usava nelle gare di marcia alpina. Per quanto riguarda il materiale è poca storia: una vecchia corda militare, cinque o sei moschettoni, qualche cordino e, prezziosissimi, tre dadi con cordino infilato abbandonati da mio fratello sull’attaccapanni del garage. Tocca a me salire da primo (ho l’imbrago), ma per la seconda parte non me la sento proprio, ma Luisin è determinato e passa al comando. La sosta è su un cespuglio insignificante, la corda continua a scivolarmi tra le mani, sta salendo in spaccata un diedro svasao e non so dove possa fermarsi. Il diedro è finito, lo vedo strisciare verso sinistra e uscire verso un grosso mugo. Mi dirà poi che qualcuno di dello spigolo gli ha teso una mano. Il resto non ha importanza, questo è solo per dare un senso al nome della via perchè se ci fosse capitato qualche guaio saremmo stati solo degli “eroi di cartone”».

Scritto di Roberto Mandelli tratto da “Lo scoglio dei Giardini di marzo” pubblicato su “L’isola che non C’è – Storie di uomini e montagne”.

Tempo fa, in un mezzo bisticcio figlio del fraintendimento, ho dato dell’eroica cariatide a Gianni Mandelli. Gianni è il fratello di Roberto, “curatore” delle guide alle vie dei Corni e “custode” delle nostre montagne. Curiosamente ho scoperto solo “dopo” che Gianni è una delle persone che maggiormente mi ha influenzato e a cui, come piccolo alpinista dei Corni, non sarò mai abbastanza grato!

Nonostante abbia compiuto sessant’anni è ancora temibilmente forte e se volete cavarvela sulle nostre montagne conviene aggiungiate un grado alle sue relazioni. Dopo il nostro roccambolesco incontro siamo diventati molto amici e lo considero, insieme ad  Ivan Guerini, una delle persone più importanti da cui ho la fortuna di poter imparare (senza però trascurare tutti gli altri veterani che ci sono sempre stati vicini!). Il suo scritto, “Figli di un alpinismo minore”, è stato per me una straordinaria fonte di ispirazione. Credo che questo racconto di suo fratello sia il modo migliore per iniziare a rivolgere l’attenzione della nostra piccola compagine al Moregallo: una delle montagne più straordinarie del nostro territorio, una vera frontiera!

Viviamo in un epoca confusa, densa di inarrivabili e fantscientifici supereroi dell’alpinismo, di regole e proibizioni, di “curriculum”, di apparenza e mistificazione. Non posso che essere grato agli “eroi di cartone” per la straordinaria, genuina e rivoluzionaria libertà che hanno saputo donarci con il loro esempio. Grazie! Qualcosa di veramente prezioso che non deve essere assolutamente smarrito!

Davide “Birillo” Valsecchi

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