Pertichette al Pian dei Cavalli

Alle sette del mattino Stefano si ferma davanti al mio cancello, carico gli sci e partiamo. Tappa al Bione per un rendezvous con il resto della squadra e poi via, verso la Val Chiavenna. Nonostante la buona compagnia il viaggio in macchina mi sembra un eternità: sapete come sono fatto, mi piace “restare al fumo del mio camino”, specie quando ho il rammarico di aver lasciato le mie montagne imbiancate di fresco.

Quando arriviamo ad Isola la strada diventa pessima e le auto iniziano a slittare, mettersi di traverso e fermarsi in salita. “Che palle!”.  La mia misantropia vibra ancora più forte in questi casi: l’ultima volta che sono rimasto bloccato in colonna nella neve era lungo la strada che collega Leh a Srinagar, ma quello era il Kashmir e ci stava piovendo sulla testa tutta una dannata montagna!! (SecondoRound)

“Dannazione, avrei dovuto essere ai Corni invece che tra i SUV degli sfigati che sgasano salendo allo Spluga…”. Si, lo ammetto, a volte sono una persona terribile ed un tantino estremista…

Montiamo le catene, giriamo l’auto e scendiamo nuovamente ad Isola. Ci sono macchine parcheggiate ovunque e così, prendendo le pale dagli zaini, il parcheggio ce lo “scaviamo” da noi!! Attacchiamo le pelli, attacchiamo gli sci, facciamo la prova Artva e partiamo. In fondo sono poco più che un bambino: ritrovarmi ad affondare nella neve spazza via tutti i pensieri ed i malumori del mattino.

Per via della recente ed abbondante nevicata la nostra squadra punta al Pian dei Cavalli. Lungo la salita affondiamo nella fresca mentre gli istruttori della scuola spiegano agli allievi come effettuare una valutazione stratigrafica del manto nevoso e della sua storia.

Le nuvole si diradano, il cielo si fa a tratti azzurro e la luce del sole inizia a filtrare. Nonostatne il vento forte mi fermo un’istante per guardarmi intorno, per abbracciare: “Okay, Birillo, non sono i Corni ma quassù non è poi così male”.

Sulla cima del Piano, a 2176m, ci raggruppiamo insieme mentre il vento sembra intenzionato a spazzar via ogni cosa. Togliamo le pelli ed iniziamo a scendere. I più esperti tra noi giudicano la neve come “brutta”. Questo perchè è tanta ma non polverosa, perchè si affonda a volte fino alla vita e spesso ci si “infoppa” quando la resistenza della neve vince la velocità o la pendenza. Io però non sono esperto e mi diverto un casino!

Butto il peso all’indietro lasciando che le punte emergano dalla neve e scendo come un motoscafo spruzzando neve in ogni direzione! Curvo tra le piante, prendo velocità nella neve rotta per poi lanciarmi a tutta forza in quella intatta! Per circa novecento metri di dislivello ce la spassiamo sciando spensieratamente in piccoli gruppi: a volte qualcuno di noi finisce gambe all’aria, scompare sotto la neve e riemerge a fatica completamente imbiancato solo per essere nuovamente ricoperto dalle risate!

Il buon Olly, prima di concederci una bella birra, organizza una piccola esercitazione con l’Artva affinchè i corsisti facciano pratica e tengano ben a mente che lo scialpinismo a volte può essere “cagnara” ma resta una faccenda seria.

Alla fine abbiamo fatto un sacco di strada per salire in cima ad un panettone imbiancato ma, con il senno di poi, direi che ne è valsa la pena: mi sono davvero divertito!

Davide “Birillo” Valsecchi

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