Pertichette all’Alpe Devero

«Un esperto è un uomo che ha fatto tutti gli errori che sia possibile compiere in un campo molto ristretto.» Questo è una celebre frase di Niels Bohr, fisico danese, premio Nobel per la fisica. Così, in uno sprezzante gesto altruistico che coprirà di ridicolo la mia persona, vi regalo un po’ della mia esperienza e dei miei errori.

Venerdì, infatti, ho fatto una puntata con gli sci al San Primo insieme a Mattia. Partiti alle tre del pomeriggio dagli impianti siamo arrivati comodamente in cima “navigando” a vista nella nebbia. Tolte le pelli abbiamo disceso il primo pendio per ripellare di nuovo fino al crinale che riporta sul pendio di “terra biotta”. Andavamo davvero bene e, nonostante la scarsa visibilità, la neve era davvero appagante.

Tuttavia c’era una lezione da apprendere e mi è toccato pagare pegno. Uno dei due attacchini davanti non ne voleva sapere di chiudersi e, sebbene scattasse, lo scarpone continuava a ballare staccandosi ad ogni minima sollecitazione. Io e Mattia non siamo certo di primo pelo ma con gli sci siamo fondamentalmente due principianti e così, insieme, abbiamo cercato di capire quale fosse il problema che mi inchiodava “zoppo” sulla cresta.

Prova, forca e briga ma non c’era soluzione per quell’attacco che sembrava non volerne sapere di funzionare trattenendo lo sci attaccato allo scarpone. La nebbia si è trasformata in buio ed il vento in neve: non c’era molto da fare e così, sci in spalla e frontale in testa, ho dovuto spallare al buio fino a valle ravanando nella neve sopra il ginocchio. “Fanculo Birillo! Una manciata di uscite ed hai già fatto fuori gli sci! Sei un disastro, un vero cataclisma!” Non ero esattamente felice, soprattutto perchè non c’era possibilità di ripararli in tempo per l’uscita con la scuola del giorno successivo (Mattia si è comunque divertito a sciarmi intorno!)

Quando sono rientrato a casa (fradicio, infuriato e deluso) ho provato a capire dove fosse il problema: magicamente l’attacchino ora funzionava alla perfezione! Così, FaceBook alla mano, ho scritto agli amici più esperti chiedendo lumi su cosa accidenti fosse successo. Risposta: “Era neve ad alta coesione, magari si è formato spessore tra lo sci e la ganascia all’interno della molla”.

Ovviamente io e Mattia avevano pensato alla neve o al ghiaccio: nonostante il vento avevamo pulito al meglio l’attacchino chiudendolo ed aprendolo ripetutamente senza tuttavia ottenere alcun risultato. “Ma sti cazzi! Sono sci da alpinismo, con quello che costano non possono essere progettualmente vulnerabili al freddo o alla neve!?” Invece, seppure raramente, si forma ghiaccio tra le molle o nella bossula: l’attacchino scatta ma non fa forza e non chiude bene.

Una cosa simile è successa a Giovanni sul Bianco ed Oscar, nella sua saggezza spiccia, si è limitato a dirmi “Serve sempre un accendino in tasca” (Stefano, invece, per lo più si è impegnato a sfottermi!). Non avendo esperienza, dopo un quarto d’ora di tentativi al freddo, avevamo desistito credendo fosse rotto: a saperlo avremmo affrontato il problema diversamente. Fortunatamente eravamo al San Primo e la lezione, dopo la sgambata, non la dimenticherò, soprattutto perchè in un ambiente più severo una simile sciocchezza avrebbe potuto divenire un problema serio.

Prima lezione: se l’attacchino non funziona ma non è in pezzi il problema è il ghiaccio, anche se non si vede. Seconda importante lezione: quando levi gli sci, anche solo per togliere le pelli, lascia gli attacchini chiusi perchè a mazzate li apri ma non è detto che a mazzate li richiudi!

Fortunatamente l’unica cosa scassata ero io e quindi, nonostante l’inconveniente, all’alba successiva sono riuscito a partire con Renzo e Fiorenzo alla volta dell’Alpe Devero undendoci al Corso SA1 della Scuola Alto Lario. Questi due veterani nonostante l’età sono una vera forza! Renzo quest’anno ne ha fatti 70!!

L’Alpe Devero, circondata a Nord dalla Svizzera, ad Est dall’Alpe Veglia e ad Ovest dalla Val Formazza, è un ambiente davvero imponente e suggestivo. Per due giorni ce la siamo davvero spassata mischiando lezioni teoriche, lezioni pratiche e semplici, ma inestimabili, attimi di degenero complusivo: “Spiccio” e la ciurma comasca del Trasponditore del Continuum hanno dato il meglio di sè, specie nell’affrontare stoicamente la ruvida e spartana vita da rifugio ( …che in realtà era un comodo alberghetto).

Avendo a disposizione due giorni c’è stata la possibilità di sedersi dietro ad una bella birretta cacciando balle e conoscendosi tutti un po’ meglio: davvero un bel gruppo, mi sto davvero divertendo!

Il primo giorno siamo saliti fino alla cima del Monte Cazzola (2.330) gustandoci una bella discesa attraverso il bosco dopo le previste esercitazioni con Arvta, pala e sonda. Il giorno successivo, a causa del forte vento, il manto nevoso era diventato pericoloso ed instabile limitando (se non annullando) le possibilità di salita: slavinava ovunque!

Facendo fronte alle difficoltà la nostra combriccola si è divisa in squadre dedicandosi al Cross-country su e giù per le colline della valle. Io sono nella mia “fase esplorativa” ed andarmene a zonzo piacevolmente senza meta tra la neve fresca è stato un vero e proprio spasso. Insieme ad Olly, al Fuma e a Sante ci siamo sbizzarriti vagando e tracciando liberamente le nostre linee nel bianco.

Tre uscite in tre giorni, non male per un principiante. Prossimo appuntamento in val Chiavenna. Questa “cosa” dello sci comincia a piacermi davvero!
Ciao gente! Alla prossima!

Davide “Birillo” Valsecchi

Alpe Devero

San Primo

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