Pertichette notturne al Corno Orientale

Attacchi Silvretta 404 montati su sci Dynastar Vertige: se fossimo nel 1994 sarebbero il meglio della tecnologia scialpinistica ma, nel 2015, sembrano più idonei ad un museo che ad un’estemporanea e solitaria notturna nelle “terre selvagge”.

La neve si sta sciogliendo in fretta ai Corni, demolire gli sci “ufficiali” nel mezzo della stagione sarebbe davvero sciocco e così, forse un po’ azzardando, ho sfilato dalla legnaia di mio padre queste vecchie glorie.

Il piano era partire da Oneda puntando alla croce del Corno Orientale. Il primo problema era raggiungere la neve. In alto, infatti, supera abbondantemente i 40 centimetri ma a valle la strada privata, fin dove è asfaltata, viene pulita regolarmente dallo spazzaneve. Di giorno sarebbe possibile ovviare passando dal bosco, ma di notte sarebbe oltremodo complicata come scelta.

L’unica possibilità era “spallare” gli sci sull’asfalto per un 40 minuti buoni: un vero e proprio calvario con gli scarponi da Sci. Serviva cambiare approccio e così ho fatto qualche esperimento. Ho preso infatti gli scarponi d’alta quota, dei MountBlach della Scarpa, ed ho provato ad accoppiarli con i Silvretta sfruttando l’attacco per i ramponi: magia!

I Silvretta404 sono davvero un gioiello tecnologico, senza alcun’attrezzo in pochi istanti è stato infatti possibile regolare gli attacchi ed agganciare gli scarponi. Nonostante il peso ed i loro anni sono probabilmente lo strumento scialpinistico più “hard-core” che abbia mai visto.

Alle 20:30, in “prima serata”, mi avvio verso Oneda. Parcheggio davanti alla stanga, carico in spalla gli sci e parto all’attacco. Lascio spenta la frontale perchè, ormai, conosco la strada a memoria e basta la fioca luce delle stelle per salire. Poi, finito l’asfalto, finalmente la neve!

Risalgo fino al bivio della cresta dell’avvocato lungo la traccia battuta, poi taglio attraverso la neve vergine risalendo la “bianca collina” che porta verso i prati di Pianezzo: “Accidenti, che spettacolo!” Provo a scattare qualche foto ma la luce è troppo tenue: quel candido mare bianco è solo per me e per le stelle che brillano sopra i Corni! Si affonda ma “tracciare” è un assoluto piacere!

Giunto sotto il SEV ho tagliato nel lungo traverso sotto la grande parete Fasana. Con la neve quel tratto, anche per l’imponenza della roccia che sovrasta, assume un aspetto completamente diverso.

I grandi massi alla base formano colline e cunette a tratti capaci di disorientare nel buio più profondo che sembra avvolgere ogni cosa. Ci sono poi due punti in cui scarica e che richiedono attenzione. Il primo è sotto il ripido prato che risale sulla spalla destra della parete, il secondo è sotto la cengia all’uscita della via Fasana. Quest’ultima ha infatti già scaricato tracciano un’evidente slavina al lato del pilastro “Tre Ciod”.

Coperto di neve il traverso appare anche più in pendenza di quanto mi sarei aspettato: la “regola delle bacchette” di Olivio evidenzia angoli inaspettati e ragguardevoli. Non è un punto in cui fermarsi troppo a tergiversare anche se il panorama su Lecco, alle spalle della “Grande Onda”, è assolutamente mozzafiato!

Dalla bocchetta di Leura sono salito alla croce del Corno Orientale conquistando la meta che mi ero prefisso. Mentre scattavo qualche foto è successa una cosa completamente inaspettata. All’improvviso è salita dal lago una “nebbia calda” quasi invisibile: non era una foschia opaca e non sembrava un problema, sennonchè gli alberi hanno iniziato a gocciolare! Ali al culo ho suonato la ritirata perchè la “Fasana” non mi sembra affatto un buon posto dove farsi cogliere dal disgelo!!

Di nuovo sui sicuri pendii di Pianezzo mi sono goduto la discesa abbassandomi nel bosco. La soluzione imbrida, scarponi da alpinismo ed attacchi 404, è ottima in salita mentre in discesa si fa davvero più ostica. In pratica è come sciare con degli sci da fondo molto grossi: utilizzare le lamine è quasi impossibile. Se si affonda nella neve la discesa è controllabile, invece sulla neve dura la faccenda può farsi pericolosa (è molto probabile che lo sgancio di sicurezza in caso di caduta non funzioni con gli scarponi morbidi!). Scendere si scende, ma non si scia.

Nuovamente sull’asfalto ho rimesso gli sci in spalla ed ho comodamente marciato verso casa. Dieci minuti dopo mezzanotte ero a mollo nella vasca da bagno.

Nonostante abbiano ormai più di vent’anni i vecchi sci, prelevati così come erano dalla legnaia, hanno svolto egregiamente il loro compito. Anche le pelli, a dispetto di qualche grumo di colla, non mi hanno dato alcun problema. Dubito che le attrezzature più recenti possano offrire un simile grado di affidabilità ed efficienza.

Per finire vorrei ringraziare mio Padre a cui, ancora una volta, ho soffiato gli sci senza neppure chiedere permesso: grazie!

Davide “Birillo” Valsecchi

NB: come sempre ricordo che NON è buona cosa andare in montagna da soli, di notte, in inverno e con la neve utilizzando degli sci vecchi oltre vent’anni e calzature non idonee e/o testate per lo scopo. 😉 

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