Assalto alla Zoca d’Ass

Che gli speleo fossero gente strana ormai lo avevo capito da un pezzo, tuttavia ogni volta, nonostante sia preparato, riescono a stupirmi. Così domenica, insieme alla solita brigata di allievi, ci siamo infilati nella cantina di una cascina abbandonata e pericolante, addentrandoci nelle profondità oscure del monte Bisbino.

La volta della cantina si trasforma ben presto in una grotta ricca di “colonne” e concrezioni, una sorgente d’acqua forma un piccolo laghetto, riempiendo alcune grandi vasche artificiali. Un malconcio cartello dipinto a mano mostra un teschio e la curiosa scritta “Attenti al pericolo!”. Oltre il segnale la cantina smette di essere tale ed un pozzo di oltre 30 metri precipita in una grande ed oscura sala.

Mentre allestiamo le calate si avvicina il “Lontra”, uno degli speleo e degli esploratori più esperti nonchè membro attivo, anche in ambito internazionale, del soccorso alpino speleologico. Il Lontra è davvero uno forte, uno di quelli forti per davvero, e per questo rimango piuttosto confuso nel vederlo arrivare con una malconcia seggiola di legno appesa alla schiena a modi zaino. La cascina sopra di noi sta letteralmente contrallandoci addosso e buona parte dei pavimenti sono ormai sfondati: quella sedia è certamente un pezzo dell’arredamento. «Hey Lontra, cosa te ne fai di quella sedia?» Lui mi guarda e con lo sguardo di chi è costretto a rispondere all’ovvio mi dice semplicemente «Per le lunghe attese ai pozzi» Attacca il discensore e scompare sormione e ghignate nell’oscurità verticale. Sì, lo confermo, gli speleo sono gente strana!

Piano piano tutti i corisisti scendono oltre il pozzo infilandosi nella stretta forra che conduce alla prima grande sala del “Presepe”.Un giro tra le concrezioni e poi ci caliamo oltre, lungo uno scivolo di fango, fino al cunicolo successivo dove ci attende un’impegnativa strettoia. «Bene, allora, infili prima il braccio destro con la testa, ma lasci in braccio sinistro lungo il corpo. Ti spingi avanti piano chiudendo il costato ma continuando a respirare. Passate le spalle giri le anche e lasci sfilare il bacino. Poi, quando riesci a tirare fuori il braccio sinistro, fai seguire le gambe senza lasciare che si incastrino nella torsione».

Quando mio fratello ha iniziato il corso continuava a lamentarsi dicendio di soffrire di claustrofobia. Io continuavo a ripetergli «Guarda che poi passa, si impara a far di necessità virtù. Alla fine ci si abitua a tutto, anche a finire sotto terra». Bhe, direi che avevo ragione!

Oltre la strettoia una piccola sala sulle cui pareti fanno mostra di se le testimonianze in “nero fumo” che risalgono a quasi sessant’anni fa! Sulla via del ritorno il Lontra, ovviamente, si è accomodato sulla sua segiolla riportandola poi nuovamente fino alla superficie. «Credo di essermici affezionato a questa seggiola ormai!». Già, ve l’ho detto, sono gente strana…

Davide “Birillo” Valsecchi

“SPELEO SALMONATO” ingredienti per 4 cazzoni. Prendere 4 speleo a caso, pulirli e filettarli per bene, se necessario sciacquarli sotto un fastidioso stillicidio. Prendere i filetti di speleo così lavorati e imbustarli sottovuoto, a piacere cosparsi di polvere di carburo, sale ed erbe rare. Infilare lo speleo in busta con la giusta direzione nella strettoia ed attendere che cada alterato oltre le lame di roccia. Gustare separatamente in altra sede. Lontra – Diario Campo InGrigna!2008

Non pago della prima “scossa dal cielo” presa in grotta, la giornata doveva pur finire con un colpo di scena; così giunto alla base della Voragine, tutto mi aspettavo tranne che il violento temporale avesse innescato un rapido disgelo del nevaio e conseguente rapido movimento del materiale appoggiato. Raggiungo la corda che sale verso l’uscita ma è sepolta per qualche metro da una colata di detrito grossolano ma sciolto, la libero e quasi contemporaneamente una scarica di sassi mi mette in allerta. Nel buio una seconda molto più grossa fa molto rumore, la neve schizza e mi appiattisco alla parete al riparo di grandi macigni inamovibili. Avviso sotto ma ancora non arriva nessuno. Nei 5 minuti da solo si alternano il rumore continuo dello stillicidio e le scariche delle colate di sassi. Poi a turno ci raduniamo tutti nel luogo sicuro; le possibilità che si offrono dinanzi a noi sono due: tentare la risalita rischiando di essere colpiti dai sassi del nevaio oppure aspettare. Decidiamo di salire in obliquo, deviando la corda in uno spit esistente, in modo da restare lontani dalle scariche, che nel frattempo sembrano cessate. Salgono quindi nell’ordine Antonio, Margherita, Super e Luana…sono tranquillo, aspetto il mio turno, lo stillicidio sembra diminuito, disarmo il deviatore, salirò da ultimo partendo dal nevaio, sembra sicuro. E invece Luana, al posto di darmi libera la corda mi urla di salire il più velocemente possibile, senza fermarmi. Non la vedo, ma la sagoma dell’ingresso mi pare a tratti illuminato da un rossiccio sospetto e brontolii diffusi. Ora piove più forte, filo più corda che posso nel sacco e l’assicuro con un nodo. Il mio piano è schizzare sui primi 10-15 metri del pozzo e di recuperare sacco e corda, ho paura che il rinnovato stillicidio inneschi ulteriori frane, che ho già avuto modo di apprezzare. E’ una corsa contro il tempo, ma fila tutto liscio e guadagno quota, non molto velocemente, mi sento al sicuro e il sacco pesa con la corda fradicia. La situazione meteo però peggiora in pochi secondi, le gocce si fanno ghiaccio, diluvia; mantengo il mio ritmo ma non sembra passare mai, alzo la testa per scorgere il coniglio di partenza, ma vedo solo gocce che mi passano veloci e la grandine sul casco, qualcosa mi entra pure in bocca, sgranocchio grandine e sembra quasi piacevole. Mi mancano 15 metri, mi accuccio oscillando sotto una cengia, ma sono comunque mezzo lavato sotto le cascatelle che arrivano da ogni dove. Altro scatto, altra grandine da sgranocchiare, altra nicchia. Sembra asciutta, mi ci infilo oscillando e decido di lasciare che il peggio passi. Ci rimango 30 secondi netti, con saette e fulmini che si riflettono nella parete fradicia dell’imbocco. Poi una luce bianca e fissa si affaccia, è Antonio: “Muoviti, fai più veloce che puoi!!”. E’ segno che fuori non se la passano bene, forse sta arrivando ancora di peggio. Mi ricatapulto fuori, ri-scatto di pedalate, rigranella da masticare, mi viene in mente il Mughjito ma non mi va di riderci su… Ci sono quasi, arrivo al coniglio, le mutande sono fradice, affanno e fiatone mi piegano, passo il frazionamento, recupero il sacco, lo assicuro al coniglio e lì è ancora adesso… Guadagno l’uscita dove Antonio e Luana mi accolgono con il mio zaino e i bastoncini, qualche secondo e siamo già in marcia…Super e Margherita si sono appena avviati. Il resto è quasi piacevole, la corsa in discesa riscalda, la pioggia cala…in breve siamo al Bogani dormiente. Seminudi riattizziamo la stufa, ogni cosa è fradicia, la nostra cena si consuma all’1e30 con crostini di pane naturalmente essiccati, Rio Mare puttanata alla puttanesca e maionese. Altri temporali sferzano la nottata, è andata bene… Alla fine, ma molto alla fine, è andata bene… Lontra

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