Luna Volta

DSCF6613-001«Se tutto è sotto controllo, stai andando troppo piano» Questa è la celebre frase di Mario Andretti che imperversa sul web in questi giorni. La realtà è che non sarai mai abbastanza pronto, abbastanza allenato: nel momento della verità, quando devi fare il passo, solo il coraggio fa la differenza.

Vi tranquillizzo subito: il matrimonio non c’entra. Anzi, è una delle poche cose che non mi preoccupa e tutto sommato credo che questo sia un ottimo segnale. Nonostante i romboanti obbiettivi che si è prefisso Mattia neppure l’arrampicata mi preoccupa. Curiosamente, e questo probabilmente stupirà più d’uno tra voi, è il lavoro a darmi pensiero: ogni volta che abbattiamo un gigante si presenta qualcosa di più grosso e terribile. “Se tutto è sotto controllo, stai andando troppo piano”. Pare che ogni aspetto della mia vita, anche professionale, faccia perno sul coraggio: il che è divertente visto che notoriamente sono un incoscente fifone.

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Così, per rilassarmi, sono andato a fare due passi, ad esplorare meglio la val Bova: c’è qualcosa di profondamente affascinante in quella valle, nell’imponente arcata della grotta del Buco del Piombo, nelle grandi murate rocciose. Oltre alla Molteni-Valsecchi ed allo spigolo Scarabelli non abbiamo fatto altre vie su quelle pareti. Giusto l’altra sera al telefono parlavo con Ivan di quella roccia e di quelle vie. Mi ha raccontato di averle ripetute e di conoscere bene quella zona: «Quella è una roccia particolare, su cui si deve arrampicare leggeri e che deve essere ben asciutta o c’è il rischio che si sfaldi». Le parole non sono probabilmente quelle esatte ma il suo è un consiglio che ho intenzione di tenere ben a mente.

La mia piccola esplorazione puntava alle famose scale della Val Bova: ci ero passato da piccolo ma poi, negli anni, non ero più tornato a visitarle. Prima di affrontare le scale volevo però dare un’altra occhiata all’orrido di Caino. La settimana scorsa, quando eravamo stati investiti dal temporale, la gola era in piena ed ero curioso di vedere come fosse il normale livello dell’acqua.

Quello che non mi aspettavo di scoprire è che il fondo della forra è stato cementato e ricoperto da lastre in lamiera. Si può essere più stupidi? Chi può aver deciso di fare qualcosa di tanto idiota? La natura, pazientemente per migliaia di anni, scava una trincea alta venti metri nella roccia fino al giorno in cui qualche mente gli lamina il fondo del fiume come il cesso di una discoteca. Qual’è il senso?

Ero indispettito dalla cosa, ma tra i sassi sott’acqua ho trovato un corno di capriolo. Così, ridendo, mi sono chinato a raccoglierlo. I maschi di capriolo perdono spontaneamente le corna ogni anno, le perdono perchè possano crescerne di nuove e più grandi. Con il corno in mano mi sono guardato intorno ridendo come il Colonnello Trautman: ”Solo degli illusi possono pensare di catturare una simile forza”.

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L’acqua era troppo alta per attraversare la forra e così sono risalito sulla scala di ferro cercando di raggiungere l’altro lato. Le scale, confesso, fanno una certa impressione: sono ben curate e solide ma non sono da affrontare alla leggera. Abbandonato il sentiero sono sceso sul fiume tornando ad esplorare la parte di orrido che dal basso non era possibile vedere.

“Bhe, ormai sei qui e con gli scarponi fradici: diamo un occhiata a monte!” L’acqua era fredda ma tutto sommato gestibile, il problema era la quantità. Anche nei punti meno profondi arrivava al ginocchio e sembrava intenzionata ad aumentare.

Giunto alla forra successiva l’acqua diventava sensibilmente più profonda man mano che la gola si restringeva. Sotto un grosso masso mi è parso di vedere una specie di gradino metallico, un torto piolo in inox. Poteva avere senso: protetetto dal sasso poteva aiutare a superare il passaggio quando l’acqua era abbastanza bassa da permettere la risalita del fiume. Roba da turisti che poteva però tornarmi comoda.

Così mi sono tolto i pantaloni, li ho infilati nello zaino ed ho cominciato ad immergermi nell’acqua alta indossando solo i miei imbarazzanti boxer con gli aeroplanini. L’acqua però saliva in fretta e quando ha superato la vita ho dovuto cambiare strategia: in opposizione con le braccia mi sono sollevato fuori dall’acqua bloccandomi in una spaccata asimmetrica tra le due pareti di roccia. L’acqua che cadeva dall’alto ci ha messo poco ad infradiciarmi ma, sempre in opposizione, ho continuato ad avvicinarmi al fondo della forra.

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Ero incastrato tra due pareti bagnate, sospeso sopra una pozza d’acqua che probabilmente mi superava in altezza. Lo zaino era a tracolla ed il mio piano era raggiungere il gradino metallico per rimontare verso la pozza successiva. Purtroppo però quello non era un gradino, ma bensì un pezzo di legno reso lucido e brillante dall’acqua. «Porca vacca, che ciulata!»

Soffiavo come un mantice per tenere al posizione. In opposizione, con un po’ di fortuna, potevo rimontare la roccia anche senza il gradino. Sbagliare significava finire in acqua più o meno malamente. Non ero preoccupato di farmi male o di dover uscire a nuoto, in qualche modo modo me la sarei cavata. La macchina fotografica è impermeabile ma purtroppo portafogli, cellulare e tutto l’equip nello zaino non se la sarebbero passata bene. Ammettendo di riuscire a risalire non avevo idea di cosa ci fosse oltre. Se la via era sbarrata l’unica soluzione per tornare indietro sarebbe stata tuffarsi, dire addio alla patente, alla carta di identità ed al bancomat.

Ero in mutande, sospeso tra due pareti di roccia ed innaffiato con veemenza dalle cascatelle. Era una situazione a suo modo divertente tanto da riportarmi alla mente un passaggio di Emilio Comici: “La maggior parte degli alpinisti, quando si trovano in camino, vi si cacciano dentro quanto più in fondo possibile, perchè hanno timore di esporsi. Vanno arrancando, sbuffando, puntellandosi con schiena e ginocchia, stracciandosi le vesti, scorticandosi le mani, inzaccherandosi completamente e sprecando una quantità di energie. Noi li vediamo, ad arrampicata finita, giungere al rifugio: fanno pietà, tanto sono sbrindellati e pesti, le ginocchia e le mani sanguinanti, la faccia smunta. Naturalmente agli occhi della gente profana passano per eroi”

Sbuffando e sghignazzando avrei voluto rispondergli “Presente!”. Poi ho girato le anche iniziando il mio scomodo ritorno verso acque più basse. “Birillo vedi di non fare il bagno!”

Eccomi qui. Sul fondo del fiume, fradicio, infreddolito, sconfitto, senza nemmeno indossare i miei imbarazzanti boxer, con le palle a penzoloni ed i vestiti asciutti nello zaino: sono i momenti più strani quelli che ci rendono curiosamente felici. “Non puoi controllare l’acqua, non puoi controllare la natura, non puoi controllare la vita: avere tutto sotto controllo è probabilmente la cosa peggiore ti possa capitare!”

Siamo persone fortunate, la nostra vita è costellata di dicisioni difficili.

Davide “Birillo” Valsecchi

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