Ringhiando nella pioggia

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d2-001I Ragazzi dei Corni non lasciano spesso i confini della loro Isola Senza Nome: quando lo fanno è per qualche obiettivo serio, per qualcosa per cui si sono ampiamente preparati e documentati. Venerdì abbiamo affrontato la via Cassin al Pizzo d’Eghen e, nonostante le difficoltà incontrate, ne siamo venuti fuori tutto sommato bene, quantomeno senza troppo danno.

Tuttavia molte delle nostre supposizioni e delle nostre strategie si sono rivelate errate: invece di agevolarci ci hanno invischiato in uno scenario ancora più complesso. Nel ‘32 Cassin affrontò il camino a Settembre, noi speravamo che il caldo e l’assenza di precipitazioni ci avrebbe favorito ma, a nostre spese, abbiamo scoperto che il camino “soffia” e soffia in modo impressionante. Pompa aria fredda che, scontrandosi con il caldo, si trasforma in un intensa condensa che copre ogni cosa. Per attaccare il camino è di gran lunga consigliabile scegliere un periodo asciutto ma dalle temperature miti, che non creino squilibri termici nelle zone di contatto, le uniche che posso essere affrontate senza immergersi nello stillicidio.

Le difficoltà del camino, per quanto ci abbiano rallentato e messo a dura prova, non sono ciò che davvero ci ha colpito e spinto al limite. A darci una gran mazzata sono stati i due temporali che ci hanno investito in rapida e brutale successione. Al buio e nella tempesta è stata battaglia per portare a casa la pelle!

Per questo sono andato ad investigare come e perchè quel pandemonio ci fosse piombato addosso. Quello che ho scoperto è piuttosto impressionante ed atipico. Il Centro Meteo Lombardo riporta che Venerdì 3 luglio 2015 la troposfera è andata in ebollizione: “Tra tutti i fenomeni meteorologici, l’esplosione della convezione profonda resta forse il più affascinante in assoluto: connubio perfetto di eleganza, potenza e imprevedibilità.” C’è persino un impressionante video della “creatura” che ci ha preso in pieno:

Ingenuamente io volevo costruire un ometto di pietre nel camino così come avevano fatto gli apritori. Credo però che Cassin non abbia voluto concederci tale privilegio senza prima saggiare la nostra resistenza: diversamente sarebbe impossibile avere tanta sfortuna!

Finita la manovra e stando seduto sul pianerottolo-balcone, faccio salire i sacchi, quindi Comi e mentre tiriamo fiato costruiamo un ometto affinché serva da riferimento e costituisca testimonianza del nostro passaggio. Questi ometti, in montagna, sono un po’ come una presa di possesso: l’uomo pianta il termine per contrassegnare la proprietà, ma gli ometti, forse, hanno anche un significato mistico. La buona intenzione d’esser d’aiuto ad altri è indubbiamente andata buca, poiché in venticinque anni, da quanto mi risulta, la via non è stata ripetuta, probabilmente perché il pizzo è fuori mano e richiede due ore di marcia per giungere all’attacco. Dell’ometto, coscienziosamente innalzato, non rimarrà nulla. Scariche di neve e slavine, spazzando violentemente il camino, l’hanno di certo travolto. Peccato: scelte le pietre con cognizione, ne era venuta una vera opera d’arte!” (Riccardo Cassin)

Sempre nella mia ricerca ho ritrovato un passaggio scritto da Marco Anghileri a conclusione della sua leggendaria “6C – Tributo a Cassin”: è una piccola grande soddisfazione riscoprirsi nelle parole di un’alpinista come lui.

(PlanetMountain.com) venerdì intorno alle 2, cima Cassin pizzo d’Eghen, dopo aver trascorso gran parte della serata (3 ore ) a 50 mt dalla cima nel profondo, torrido, e decisamente più buio del solito causa anche l’ora tarda camino Cassin, alla ricerca a volte quasi disperata di una possibile via d’uscita…complice la mia totale ignoranza del posto, e senza aver preso grosse info in quanto se fossi stato con Michele lui conosceva già l’uscita, dopo aver fatto telefonate ad amici e al grande Crodaiolo (che ringrazio) cercando di capirci qualcosa, dopo esserci calati più in basso per trovare possibile soluzione, dopo esser risaliti nel camino…dopo tanti se e ma….intorno alla mezza il buon caro e super affidabile Stefano si è sentito urlare…”Ok Ste, molla tutto….dovremmo esser fuori ..”

Il resto è stato ancora una continua ricerca della via di discesa (ignoravo completamente anche quella)…a volte con toni grotteschi con telefonate al caro e gentilissimo amico Milo il quale leggeva direttamente ed in viva voce spiegazione dalla guida …a volte preoccupanti, completamente al buio e senza punti di rifermento davamo per scontato di esser sulla forcella Eghen quando invece eravamo totalmente in altro punto…dopo aver girovagato per almeno un’ora e mezza dalla mia bocca son uscite le giuste parole “Ste, lo dico per esperienze già vissute, fermiamoci dove siamo ed aspettimao la luce. Farà un freddo della Madonna ed abbiamo una sete cane e siamo stanchi. Continuare a girare è solo stupido, pericoloso ed infruttuoso!”

Questa mattina intorno alle 5, dopo poco più di 2 minuti di ricerca, avevamo già trovato la giusta e lunga via di discesa che ci ha riportato intorno alle 8 al Cainallo decisamente felici, contenti, stanchi ma super soddisfatti da tutto il vissuto e dalla bellissima esperienza del lungo giorno sulle 6 Cassin ma altrettanto, se non di più, dalla lunga notte passata sulla cima del Pizzo d’Eghen…in un miscuglio di emozioni, pensieri, stati d’animo, fisici e morali, etc,etc…che sinceramente era tanto, troppo tempo che non vivevo e che egoisticamente…mi piacciono un casino ed alla fine scopri che danno, danno tanto…ovunque tu sia a viverli….in Civetta, al Bianco, in Himalaya…oppure, perchè no?…anche sulle “nostre” bellissime Grigne…che il grande e fortissimo Riccardo Cassin…ha certamente saputo vivere ed apprezzare con le sue meravigliose ed intramontabili vie.

Marco Anghilleri (“Butch”), Matteo Tagliabue (“TeoTaglia”): entrambi hanno affrontato e superato il Camino Cassin, entrambi sono caduti per la montagna nello stesso anno. Non è possibile affrontare quella via senza rivolgere anche a loro un pensiero ed un ricordo.

Ecco le foto della nostra salita. Non ce ne sono della tempesta perchè, ve lo garantisco, quello non era un momento in cui divagare.

Davide “Birillo” Valsecchi

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