Month: August 2015

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Nel Frattempo

Nel Frattempo

teo_brexNelle ultime settimane gli aggiornamenti di “Cima” sono diventati meno frequenti del solito. Questo soprattutto per due ragioni. La prima è che Telecom non si è ancora decisa a collegare la linea Adsl nella casa nuova rendendo la nuova Badger-Cave tecnicamente offline. La seconda è che attualmente non mi sento affatto lucido e che per prudenza ho ridotto le mie attività quasi a zero: anzi, Sabato mi sposo e credo basti questo a dimostravi la mia assoluta mancanza di lucidità!

Nel frattempo i Badgers si sono al contrario dati parecchio da fare. TeoBrex sta letteralmente furoreggiando con lo SCE (SpeleoClubErba) inanellando un’impressionante serie di nuove scoperte in grotta. (Bravo Teo!)

Il resto della squadra (Mav, Andrea, Boris, Marzio…) rientrati dal “campo estivo” si stano allenando in falesia organizzando al contempo uscite in quota: domenica, ad esempio, hanno fatto una puntata al Pizzo Stella.

Due nuovi e giovanissimi amici di Valmadrera, Gionata Ruberto e Pavel Kravets, sono riusciti a raggiungere Venezia partendo in Kayak dal lido di Parè: Bravi Bagai!!

Anche quell’inarrestabile pazzo scriteriato di Mattia si è dato da fare e, in solitaria, è tornato al Pizzo d’Eghen con l’equipaggiamento speleo. Mattia ha fatto straordinarie scoperte sul “quinto tiro” della via Cassin: nuovi rilievi che confermano in modo inaspettato quanto fosse corretta la descrizione originale. Sul fondo del camino, a quasi otto metri nelle profondità della montagna, esiste davvero il leggendario passaggio di “quarto” tra sassi incastrati percorso da Cassin!!

Appena “lucidità e connettività” lo permetteranno sarà mia premura aggiornare il nostro “registro attività”. Nel frattempo tenete presente che il Nostromo è piuttosto “frastornato” se non addirittura “disorientato”: tutto l’equipaggio farebbe bene a tenerlo d’occhio mentre è al timone!

Ci si vede Sabato ai Corni: Guida al Matrimonio di Bruna e Birillo

Davide “Birillo” Valsecchi
Nostromo dei Badgers

Free Scarenna

Free Scarenna

JH0A6219Da ormai cinque anni la roccia di Scarenna condivide la stessa statuaria immobilità delle locali Amministrazioni Pubbliche. Le persone, al contrario, hanno comprensibilmente e gradualmente ripreso possesso di quegli spazi che un ordinanza, più che una frana, aveva precluso loro. Hanno ripreso a passeggiare, a correre, a portare a spasso il cane e persino ad arrampicare sulle pareti di una delle falesie più “storiche” e conosciute a nord di Milano.

Da ormai due anni gli scalatori, alcuni anche famosi a livello nazionale, hanno ripreso a frequentare attivamente la “Palestra di Scarenna”. L’arrampicata, anche quella sportiva, è un attività che implicitamente prevede dei rischi, pericoli che ogni alpinista o arrampicatore deve essere in grado di giudicare e valutare in modo autonomo. Proprio per questo appare evidente a chiunque, specie a chi ha un po’ di esperienza, che la frana non ha nessuna influenza sulle attività della falesia.

All’improvviso il nuovo Sindaco di Asso, Giovanni Erba, ha deciso di intervenire attivandosi personalmente. Domenica pomeriggio, armato di fotocamera, dalla strada si è messo ad urlare «irresponsabili» a quelli che arrampicavano poco sopra. «Birillo, guarda, ad un certo punto è arrivato un tizio in camicia che dalla strada agitava il telefono e ci sbraitava di andarcene…». Questo è quanto mi è stato riferito dai ragazzi.

Sono convinto che se il Signor Erba fosse salito fino alle pareti, e si fosse presentato come il Sindaco, le cose sarebbero andare in modo significativamente diverso. Se qualcuno dei “locals” fosse stato presente l’avrebbe riconosciuto e probabilmente invitato a salire e a prendere visione diretta della situazione: questo almeno è quello che avrei fatto io. Purtroppo nessuno degli arrampicatori sapeva chi fosse ed il Sindaco ha atteso trenta minuti l’arrivo dei Carabinieri: le forze dell’ordine sono intervenute multando e schedando ragazzini e padri di famiglia. «Queste persone irresponsabili non dovrebbero lagnarsi ma mostrare maggior buon senso» ha poi pubblicamente dichiarato il Sindaco.

La notizia ha infatti raggiunto i giornali dando vita ad un botta e risposta a distanza. In questi giorni, grazie anche all’intervento del Presidente del Cai Asso, il Sindaco ha deciso di istituire una commissione che verifichi la situazione.

Il Signor Giovanni è Sindaco del paese ma non è poi molto che frequenta Asso: purtroppo deve sapere che l’esperienza ci ha reso differenti. Tutti ricordano come la passata Amministrazione commissionò una perizia sui cedri e come, nero su bianco, si certificò (per incompetenza o per convenienza?) che le piante avessero solo una “cinquantina” d’anni. Tutti in paese sapevano per certo che gli alberi avevano più di 120 anni ma ad Asso dimostrare “verità ovvie” è tradizionalmente un’impresa ardua.

Invito quindi il Sindaco, a cui affido la mia fiducia, alla massima trasparenza nel formare tale commissione e nel valutarne pubblicamente i risultati. L’esperienza, oltre a renderci diffidenti, ci ha insegnato come la verità, con una certa dose di perseveranza e decisione, trovi sempre la strada per venire a galla.

Oltre a questo ricordo al Sindaco come una decina di anni fa, prima della “Battaglia dei Cedri” e della “Battaglia per la Vallategna”, la popolazione si sia attivamente impegnata a scongiurare la creazione di una cava proprio nella zona in poi cui è avvenuta la frana. Ancora oggi sono in molti a ritenere responsabili di questo mastodontico crollo proprio i carotaggi effettuati in quello scellerato periodo. I “cavasassi” ed i loro “amici” sono gente ostinata, ma neppure gli assesi sono docili su certi argomenti: evitiamo quindi che strane e dissennate idee riemergano dall’angolo in cui sono state giustamente recluse.

Bruna, che sposerò tra qualche settimana proprio in comune ad Asso, si è vivamente raccomandata affinchè su questa storia non ingaggi una battaglia personale, così come in passato è avvenuto con Conti o con Manzeni. Anche per questo spero non si legga troppa ostilità nelle mie parole. Anzi, spero che il nuovo Sindaco sappia dimostrarsi “nuovo” proprio nel modo di porsi in queste situazioni.

Gente che ha fatto la voce grossa indossando una fascia tricolore ne abbiamo avuta già parecchia e, rileggendo la storia, nessuno l’ha mai spuntata. Credo che tutti insieme possiamo dare prova di un piccolo ma importante cambiamento positivo al paese.

Cordialmente

Davide “Birillo” Valsecchi

Come dimostrazione di buona volontà invito tutti, sopratutto i più giovani, a rispettare il divieto e a diffonderne la notizia affinché nessuno possa involontariamente infrangerlo: per il giusto motivo atteniamoci alle decisioni sbagliate. Mi raccomando: niente guardia e ladri!

Su Facebook è stata creata una pagina dedicata alla falesia di Scarenna per raccogliere adesioni e sensibilizzare sulla questione. Siete tutti invitati ad aderire.
https://www.facebook.com/freescarenna

Granito Selvaggio

Granito Selvaggio

DSCF8101«Birillo, quel posto è selvaggio: ti piacerà di sicuro!» Questo è quello che continuavano a ripertermi su quella valle. Boris c’era stato altre volte ma la nebbia gli aveva sempre impedito di raggiungere i 3032m della rocciosa cima del Ligoncio. «Bhe, allora, andiamo a vederla questa Valle dei Ratti!» Confesso che le mie aspettative sono state superate: quel posto è stupendo! Un valle amplissima, verde di pascoli e boschi, ricca di acqua e stracolma di granito!

L’avvicinamento resta impegnativo, ma la nuova strada ora  raggiunge i binari del tracciolino, a circa 900metri, riducendo di molto il dislivello che un tempo partiva da quota 400. Seguendo i Binari si raggiunge la diga Moledana e da lì si inizia a salire addentrandosi nella valle.

La prima mera era la Capanna Volta a 2212 metri di quota: il rifugio, di proprietà del Cai Como, è autogestito e si deve chiedere la chiave a Verceia prima di salire. Lì abbiamo trascorso la notte ed il giorno successivo, in una giornata di sole splendente, siamo saliti alla cima del Ligoncio. Scendendo abbiamo fatto tappa al bivacco Primalpia girovagando tra le rocce e le grandi placche.

Per ora non credo vi racconterò altro. Quello che ho visto, e che mi ha stregato, finirà dritto sul tavolo dei Badger: quella valle è straordinaria ed offre incredibili possibilità. Portarci la squadra è imperativo, continuare ad esplorarla è mandatorio!

Ero salito per accompagnare Boris e per osservare il Manduino, ma ho scoperto il Cavrè e le mille scogliere granitiche della valle dei Ratti.

Davide “Birillo” Valsecchi

Il Traverso Rosso

Il Traverso Rosso

DSCN7467-001Oggi con Boris sono salito al Moregallo. Il piano originale era percorrere il sentiero del 50° Osa che risale dalle spiagge del RapaNui per poi ridiscendere a Valmadrera per il sentiero “Paolo ed Eliana” ed il dosso della Forcellina.

Tuttavia ho il vizio di lasciarmi distrarre ed i prati del Moregallo sanno essere una straordinaria tentazione per me. Aveva da poco smesso di piovigginare e, giunti sotto la grande Parete Nord, ho intravisto sulla sinistra un bollo rosso su di un sasso in mezzo all’erba. Incuriositi abbiamo deviato cogliendo l’occasione di osservare la roccia a balzi su cui credo corra la via “Gioventù77”.

In qualche modo quella parte di montagna ricorda la parete Fasana al Pizzo della Pieve. qui c’è molta più vegetazione ma è comprensibile vista l’esposizione e la quota differenti.

Insieme al mio amico iniziamo a seguire i bolli rossi lungo un canale ghiaioso. Non ho idea di dove conducesse quella strana collana di segni rossi. Per qualche strano motivo ho avuto  la malsana idea che potesse esistere un sentiero, magari non ufficiale, che riuscisse a risalire e rimontare quello straordinario versante roccioso. L’alternativa più logica è che portasse alll’attacco dei una via d’arrampicata e che il nostro viaggio fosse destinato ad un vicolo cieco.

L’erba era alta e bagnata ma piano piano risaliamo. Un paio di teschi di muflone cercano di metterci in guardia ma lo scenario che ci circonda è affascinante. Guardando quei canali rocciosi e quelle nicchie erbose fantastico sulle linee possibili consapevole che salire là in mezzo sarebbe il tipo di arrampicata meno apprezzabile e forse più pericolosa in assoluto.

Inseguiamo i bolli ma il sole diviene opaco, l’ambiente circostante e l’incertezza della nostra destinazione cominciano a pesare diventando opprimenti: il Moregallo è un luogo selvaggio, fiero e terribilmente severo. Raggiungiamo la sommità del canale e proseguiamo attraverso ripidi prati raggiungendo un crinale roccioso che segna il cambio di valle.

Lo scenario che si para davanti è possente ed inquietante allo stesso tempo, la nostra determinazione vacilla. I bolli paiono indicare uno stretto sentiero che risale il crinale roccioso. Incerto sul da farsi lascio il mio socio sul prato e vado a dare un occhiata. Se superiamo quel punto c’è il rischio non poter più battere in ritirata.

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Il sentiero è percorso dai mufloni e le “fatte” a terra lo dimostrano inequivocabilmente (forse anche loro se la fanno sotto passando di lì!!). L’inzio non sembra preoccupante ma il proseguo appare ragguardevole. La roccia mi resta in mano e le zolle erbose vibrano sul vuoto quando le carico. I venti metri iniziali sono diventati trenta ed ora sono a sbalzo sull’immenso vuoto della valle. Se qualcosa cede sotto il mio peso non c’è nulla di solito a cui aggrapparsi per non precipitare. Non è un buon momento.Il sentiero, o quello che pare tale, prosegue in un inquietante traverso follemente esposto. Per un istante la paura si trasforma in vertigine ed inizio a sudare restando immobile. Lentamente ridiscendo a ritroso cercando con cautela qualcosa di solito a cui affidarmi.

Tiro fiato sui prati e mi siedo a discutere con Boris. Poi, cercando più sagge alternative, comprendo che quello non è un sentiero ma una traccia dei mufloni. Più sotto, tra le piante, una freccia rossa indica di scendere per affrontare il traverso in un punto meno esposto. Due grossi bolli confermano il passaggio.

Ancora sotto adrenalina valuto il passaggio che, nonostante tutto, non è affatto banale e decisamente esposto sulla valle. Posso passare, ma per andare dove? Guardo in alto e vedo una grande parete gialla segnata da un’evidente colata nera. Forse il sentiero risale fino ai piedi della parete e risale ai suoi piedi verso destra rimontando quello zoccolo erboso. Sono rapito da una brama illogica.

Cosa stavo facendo? Non avevo idea se fosse possibile passare in alto, se fosse possibile risalire e raggiungere i prati sovrastanti. Forse avevo già preso troppi rischi alla cieca. Dove volevo andare senza un pezzo di corda in quell’universo di roccia e prati strampiombanti?

Così mi sono fermato e dopo aver tirato il fiato siamo scesi nuovamente lungo il canale per cui eravamo saliti. Poi, tornati sul sentiero del 50°, il sole ha ricominciato a splendere caldo trasformando l’ambiente e le nostre emozioni. Tutto appariva meno opprimente,verde e brillante nel contrasto azzurro del Lario. Con uno spirito nuovo siamo scesi nuovamente al lago per fare il bagno, studiando dal basso la linea della nostra imprevista avventura.

“Appena torno a casa devo chiedere a Gianni Mandelli di quei bolli rossi e di quella parete”. Questo era il mio pensiero. Tuttavia prima di scrivergli ho cominciato a spulciare l’Isola senza Nome ed ho trovato, e finalmente compreso, quella sua storia scritta alla “Royal Robbins”. Senza rendermene conto mi ero addentrato in uno degli angoli del Moregallo più carichi di storia e di emozioni: la Parete del Tempo Perduto.

Davide “Birillo” Valsecchi

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Boris al Kima

Boris al Kima

DSCN7334Quando suona il telefono è Boris. Il mio giovane testimone di nozze era partito da quattro giorni per affrontare in solitaria il Sentiero Roma. Pensavo volesse avvisarmi della conclusione del suo giro e per questo ho iniziato a fargli le feste. «No, Davide, non esattamente. Anzi, sono piuttosto nella merda: sono bloccato al bivacco Kima dal brutto tempo». Già, i festeggiamenti erano piuttosto fuori luogo.

Aveva affrontato il passo Roma ma era sopraggiunta la nebbia ed il temporale. Per questo, in fretta e furia, aveva ripiegato al bivacco posto a 2700 metri. Cercando di risparmiare le batterie del suo cellulare abbiamo inziato a confrontarci sul da farsi. Visto che nessuno dei due conosceva quella zona ho contattato il buon Ivan che, della Val di Mello e dintorni, ha una “certa” esperienza.

La Val Cameraccio poteva essere un’alternativa percorribile ma non avevo idea delle reali condizioni meteo, soprattutto della visibilità. Inoltre, essendo da solo, era importante capire quello che Boris si sentisse di affrontare, sopratutto avendo nelle gambe quattro giorni di cammino.

Il successivo contatto telefonico fallisce. Il telefono è acceso, Boris risponde ma il cattivo tempo impedisce la conversazione facendo cadere la linea. Andando su e giù per il salotto attendo quaranta minuti e riprovo a chiamare. 

Finalmente il telefono risponde e Boris mi aggiorna sulla situazione. Pioveva ancora forte ma al bivacco erano arrivati anche tre tedeschi di origine polacca. Boris, dopo due ore al Kima, non era più solo. Fortunatamente i tedeschi non sembravano intenzionati a lanciarsi tra i fulmini del passo. Anzi, avendo gli zaini pieni di viveri, erano più orientati sul passare la notte al Kima.

Il tempo era ancora brutto ma il grosso della perturbazione era passato e Boris è riescito a girarci un messaggio in BroadCast: «La pioggia prevista è arrivata, qualche ora prima data la quota. A meno di 50 metri dalla bocchetta Roma, passato il secondo nevaio, la visibilità azzerata condita da qualche tuono mi hanno convinto che non fosse il caso di rimanere troppo a 3000 metri, nel nulla. Ripiegato di corsa verso il kima, magicamente trovo campo e linea, chiamo gli amici più fidati per capire cosa fare. Tutti concordano sull’attesa, attendendo una finestra di bel tempo. Dopo un paio di orette spese a ridere da solo per tenere alto il morale, arrivano tre simpatici tedeschi presto muniti di “salami” e casera. E così l’alpinismo epico, eroico, dell’avventura e senza viveri si risolve in una abbuffata mittel europea. Passiamo la notte qui, chiusi tra due passi a 3000 metri, e a 4 orette dalla valle. Scendere per il Cameraccio non ispira nessuno, riproveremo la ponti col bel tempo. Nel frattempo penso a Pozzetto che scandisce “puttaaana evaa”, e rido un po’…»

Il giorno dopo, nonostante nevicasse sul passo, è riuscito a raggiungere il rifugio Ponti e quello successivo io e Bruna siamo saliti a Filorera per recuperarlo in macchina. Come ha detto qualcuno le “esperienze sono personali ed immuni ai giudizi”. Per cui: Bravo Boris, te la sei cavata bene!

Davide “Birillo” Valsecchi

Presto sul suo Blog potrete ammirare le sue spettacolari foto del Sentiero Roma.
http://daimario.tumblr.com/

Alla Rocca dei Malandrini

Alla Rocca dei Malandrini

DSCF7743Era da un po’ che Ivan ed io non arrampicavamo insieme: era tempo di fare qualche nuova “esplorazione”. Anche Mav era stato invitato ad unirsi alla nostra piccola scorribanda: i due si erano incontrati alla festa ed avevano avuto modo di chiacchierare e conoscersi.

Mav ed Andrea, nonostante la giovane età, fanno parte dei Badgers fin dalla primissima formazione. Sono entrambi due colossi e, sebbene siano molto diversi nel carattere, sono molto legato ad entrambi. In questi due anni osservarli crescere, soprattutto come persone, è stata davvero una piacevole esperienza.

Al momento Mav è in gran forma, è giovane e scalpita, è desideroso di confrontarsi con sogni un po’ più grandi. Per me, che sono “nonno gufo”, è una fatica consigliarlo perchè cresca di intensità senza sconfinare nell’azzardo.

Come molti alla sua età si trova nella “terra di mezzo”: vomitato nel mondo reale dai corsi d’alpinismo ha fatto la sue esperienze con gli altri ragazzi ed ora, inevitabilmente, vuole di più. Il rischio è che affronti qualcosa fuori portata o che, ancor peggio, banalizzi le difficoltà che non è ancora in grado di comprendere, precipitando nella deriva dell’arrampicata sportiva contemporanea.

Arrampicare con Ivan, nei modi e nell’attitudine con cui arrampica Ivan, era l’occasione migliore per trarre la giusta ispirazione e conoscenza: un piccolo assaggio di un illuminazione superiore.

Il gruppetto roccioso che ci eravamo prefissati di esplorare era ancora in ombra e così, Bruna, si è avvolpacchiata al sole nei prati soprastanti. Noi, invece, abbiamo iniziato allegri il nostro gioco.

Per me arrampicare con Ivan è stata una piccola rivelazione. Molti dei pregiudizi e dei preconcetti che mi erano stati inculcati dal “pensare comune” si sono sciolti come neve al sole. All’improvviso rocce che sembravano prive di valore sono diventate stupendi mondi da scoprire in piena ed assoluta libertà.

Speroni di roccia alti venti o trenta metri che, ignorati da tutti, custodiscono la stessa bellezza ed intensità delle pareti più grandi. Anfratti sconosciuti che offrono ancora la magia e l’incognita della scoperta. L’arrampicata si trasforma, le scale di difficoltà o i “gradi” perdono di senso mentre la complessità che ti circonda diviene avvolgente e travolgente.

“Hey Mav, ti diverti? Meglio qui o in falesia?” Il suo sorriso, mentre in spaccata stacca un friend, è la miglior risposta. Tasta la roccia, controlla i movimenti della corda ed i sassi più piccoli. Camini, fessure, strapiombi aggettanti, appigli ed appoggi tutti da capire: tutto attorno a noi è una meraviglia da esplorare.

Pensateci. La maggior parte di noi ha iniziato da bambino aggrappandosi ai sassi o alle roccette. Salivamo più in alto possibile e l’unica via era quella che riuscivamo ad affrontare, quella che ci portava là dove la nostra curiosità ci spingeva. Poi, all’improvviso e senza una vera ragione, tutto si è fatto complicato, difficile, macchinoso, obbligato. Ci hanno convinto che senza resinati o fix non si possa e non si debba arrampicare, che ci si debba diligentemente attenere alle linee prefisse da altri che saranno sempre migliori di noi. Si fa un gran parlare di sicurezza senza rendersi conto che è l’ignoranza e la mancanza di cultura il pericolo peggiore. No, questo mondo mi spaventa: non è quello che vorrei per i ragazzi della squadra.

Osservo Mav, incastrato in una fessura, mentre smonta una strepitosa protezione a tre punti di Ivan: un cordino in una clessidra, un friend piccolo in un buco, uno grande del cuore della fessura. Tutto raccordato abilmente insieme per un passaggio elegantemente da brivido.

Sono davvero felice che abbia “visto” o anche solo “intravvisto” la differenza. Quattro vie, nuove ed estemporanee, per “ricalibrare” il concetto d’arrampicata: “Malandrino”, “Il camino del Marrano”“Fedifrago” e la bellissima fessura di “Brindiamo: viva l’Italia, viva la Bruna!”.

Ora che Mav ha toccato con mano, ora che ha compreso, spetterà a lui definire la sua strada. Per me, Nonno Gufo, è una piccola gioia sapere che non ho nient’altro di importante da mostrargli sull’arrampicata.

Davide “Birillo” Valsecchi

Mi hanno fatto la festa…

Mi hanno fatto la festa…

La mattina ero uscito in bicicletta mentre il pomeriggio ero stato a fare bouldering con i ragazzi dietro casa. Ci eravamo davvero divertiti ed eravamo riusciti a rientrare prima che il temporale cadesse su Valmadrera. Ero decisamente contento, era il mio primo giorno di vacanza e l’avevo trascorso in buona compagnia all’aria aperta. La sera mi aspettavo di trascorrerla ad Erba, alla serata di chiusura estiva del TrueBeer: la birreria di Fabio e Stefania che il nostro piccolo gruppo considera come la propria “ClubHouse”. In realtà mi attendeva una sorpresa del tutto inattesa…Come al solito, visto che sono di casa, sono entrato nel locale facendo il buffone e salutando tutti presenti. Tuttavia, al tavolo, mi trovo davanti due personaggi assolutamente imprevisti: Ivan e Joseph. La cosa mi sorprende e mi disorienta. Ad Ivan piace bere birra dopo un’arrampicata ma non sapevo conoscesse il TrueBeer e non sembravano vestiti da montagna. Davvero non capivo. Dietro il bancone Fabio se la rideva, Bruna e Stefania avevano un sguardo complice e tutti i “Badgers” sembravano ridersela. Oltre a questo c’erano anche un sacco di amici che non vedevo da tempo e che non sarebbero mai venuti dalle mie parti a bere una birra senza avvisarmi.

Poi sono comparsi dei pacchetti incartati ed hanno cominciato a cantare “Perché è un bravo ragazzo! Perché è un bravo ragazzo!”. A quel punto, con un imbarazzante ritardo, ho cominciato a capire: avevano organizzato una festa a sorpresa per il mio compleanno!

Davvero, in 39 anni non mi avevano mai fatto una festa a sorpresa. Io ci ero cascato dentro senza sospettare nulla sebbene fosse ormai evidente che tutti stavano tramando le cosa da settimane. Tutti sapevano, ma avevano mantenuto il segreto. Avevo passato l’intero pomeriggio con i ragazzi ma non avevano lasciato trapelare nulla nonostante ora se la stessero ridendo di gusto. Non solo ero stupito della sorpresa in sè, ma tutta la faccenda mi divertiva: la loro abnegazione nel  tradirmi era la dimostrazione più evidente della loro fedeltà ed affetto. Come ho detto quella era la mi prima festa a sorpresa ed ero davvero felice fossero stati loro a “mettermi nel sacco”.

Joseph, Ivan e Paolo mi hanno regalato un imbrago nuovo ed ovviamente hanno preteso lo indossassi immediatamente: il resto della serata l’ho passata imbragato! Fabio da settimane aveva tenuto da parte le ultime bottiglie della mia birra preferita proprio per l’occasione. Cristian, brindando con me, mi ha abbracciato e ridendo mi ha detto le testuali parole “Sei fregato amico mio, la ragazza che stai per sposare è esattamente come te, ma molto più brava. Bruna ha organizzato tutto questo!”. Sì, mi dorme accanto tutte le notti ma era davvero riuscito a fregarmi.

Francesco e Mav sceglievano la musica e la birra continuava a scorrere a fiumi. La festa stava esplodendo ed era da tempo che non ci si lasciava andare a tanta libertà. Fabio è un forte arrampicatore ed è davvero un buon amico, anche i ragazzi dietro il bancone sono straordinari. Forse è anche per questo che sotto lo sguardo divertito di tutti è partita la prova de “Il giro del tavolo”: uno degli esercizi d’arrampicata più classici e goliardici.  A turno tutti si sono cimentati nella prova atletica superando l’ostacolo tra gli applausi e le risa.

Poi, vabbè, la festa è entrata nella sua fase trascendentale e, al grido “viva gli sposi”, Bruna ed io siamo stati coperti di birra e zucchero. Anche i proprietari mi hanno versato bicchieri d’acqua in testa nel bel mezzo del locale: il TrueBeer ha chiuso per la pausa estiva dopo una notte di festa davvero impegnativa!

I ragazzi si erano organizzati per campeggiare nel giardino di Mav, che abita poco lontano: questo mi dava la tranquillità di saperli al sicuro dopo le esagerazioni della festa. Io, fradicio ed appiccaticcio, non dovevo far altro che affidarmi a Bruna e tornare a Valmadrera.

Voglio quindi ringraziare Bruna per aver tramato alle mie spalle con la complicità di tutti i miei amici: mi avete davvero fregato! Grazie.

Davide “Birillo” Valsecchi

Un grazie davvero sentito a Fabio, Stefania e a tutti i ragazzi del TrueBeer: abbiamo fatto davvero festa!

Il vento ha il mattino in bocca

Il vento ha il mattino in bocca

DSCF7646A Valmadrera non c’è il fresco vento che dalla Grigna attraversa la piana di Scarenna: qui fa molto più caldo, l’aria è immobile e le zanzare tengono compagnia tutto il giorno. La notte, per dormire, lascio spalancate finestre e tapparelle. All’alba il sole sorge alle spalle del Due Mani e tutto il verde che ci circonda si anima di suoni e rumori. La luce irrompe sul mio letto ed è per me un piccolo piacere osservare la nascita di un nuovo giorno placidamente sdraiato.

Nora e Abu iniziano a gironzolare per casa mentre Bruna, sbuffando, inizia a rigirarsi nel letto lamentandosi: “C’è troppa luce!! C’è troppa luce!!”. Come uno struzzo infila la testa sotto i cuscini, ma  alle sette le campane suonano l’ora e, cinque minuti più tardi, la ribadiscono.

Così, uscendo dal letto, abbandono il mio struzzo bergamasco e preparo il primo caffè. Ci sono ancora tanti lavori da fare nella casa nuova ma la tentazione di esplorare ciò che ci circonda è tanta. Giusto ieri, girovagando al tramonto tra i boschi sotto San Tomaso, abbiamo “sorpreso” una bellissima femmina di capriolo. (Bruna era emozionata nel vederne una così vicino!!)

Valmadrera è circondata dalle montagne ma, allo stesso tempo, si affaccia sul “Lago Grande”: qualcosa di assolutamente nuovo per me. Ingollo il mio caffè, infilo lo zaino ed inforco la mia bicicletta. Già, qualche settimana fa ho portato la mia vecchia “Silverado” (classe ‘93) da un’anziano e gentile signore che qui in paese ripara le biciclette: ”Mi aiuta a restaurare questa vecchia amica?” Lui l’ha guardata con un sorriso: “Il telaio è bello: dobbiamo cambiare qualche pezzo ma tornerà come nuova!” Da quel giorno vado in ufficio in bici e la mia esplorazione si è dotata di un paio di ruote.

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Con un paio di pedalate attraverso le viuzze in discesa e sono alla riva di Parè: è davvero un’esperienza curiosa uscire di casa in bici e ritrovarsi al Lago. In acqua ci sono un sacco di vele ed il vento soffia finalmente intenso e fresco. Le barche del molo ondeggiano e tintinnano mentre sulla banchina si infilano mute e si scaricano tavole dalle auto. Sebbene il sole risplenda alle spalle del Resegone e l’ombra scura del San Martino incomba sull’acqua, sembra davvero di stare al mare: ma anche il lago d’estate avrà lo iodio?

Mi piacciono quegli aggeggi che acchiappano il vento sull’acqua: forse è tempo di imparare qualcosa di nuovo…

Davide “Birillo” Valsecchi

Ps: qui a Valmadrera non avrò l’ADSL fino al 24 di Agosto. Se mi scrivete mail o messaggi tenete presente che sono per lo più OffLine.

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