Pirati dell’Isola Senza Nome

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20151010_154958“Alla stazione ad aspettare la tradotta, un treno carico di giovani che viaggia verso la morte: una bella gita!” Boris compie gli anni e non la smette più di citare “Il Veterano” di Cochi e Renato, lo zaino pesa una tonnellata: imbrago, corda da 60, rinvii, scarpette, set da ferrata e cianfrusaglie varie. Doveva essere una passeggiata ma il piano si è lentamente allargato.

Teo e Sammy mi stanno dietro, Boris imperterrito continua il suo spettacolino: “Puttana eva, e il Piave mormora… Ma che cosa mormori a fare che io mi sto cagando adosso!!” Da casa mia ci siamo infilati su per il Moregallo, lungo il sentiero “Paolo ed Eliana”. Racconto ai miei soci della Torre Egger in Patagonia e della triste storia dei due ragazzi, il “Ragno” di Valmadrera e la bella rifugista delle Dolomiti, entrambi poco più che ventenni. La racconto in fretta, perchè è mattina, perchè il sole è alto e perchè la tristezza non turbi la quiete selvaggia del sentiero in loro memoria.

Roccia, roccia ovunque. Quando superiamo il Forcellino ci addentriamo tra le guglie del Moregallo: troppo piccole per essere importanti, troppo vicine per essere ignorate. Il sentiero continua la sua salita emergendo dal bosco. Il lago, le Grigne, il Resegone. Nessuno dei mie compagni era mai stato qui. Volevano andare altrove ma io, d’autorità, avevo insistito imponendo la mia decisione. Ma dai loro sguardi era chiaro che iniziavano a comprendere la magia dell’Isola Senza Nome.

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Raggiungiamo la cresta e scolliniamo lungo il sentiero che, come da tradizione, percorriamo al buio la prima notte di ogni anno. Poi deviamo, dapprima curiosando tra gli scoscesi canali del versante est. Il buon “Guerra” mi ha inviato i tracciati con cui ha rimontato quell’oceando di roccia e prati che precipitano nel lago: il costone della teleferica  (T5+ 1100m) ed il costone del casotto (T5+ 1100m).

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“…ma che cazzo spari che sto parlando?!?!” Boris è senza fine. Dalla cresta scendiamo verso il versante sud del Corno di Braga puntando alla formazione rocciosa che, nel fitto del bosco, la costeggiamo. Inseguo un sentiero di mufloni, mi perdo e mi ritrovo navigando a vista tra i ricordi. Poi trovo i segni che mi servono ed arrivo alla destinazione. “Che dici Teo, sarà a catasto? Prendiamo il punto Gps e portiamo tutto al Dolfo”.

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Davanti a noi l’ingresso della grotta più grande che fino ad ora ho trovato sul Moregallo. Caschetto, frontale e dentro. Per Sammy e Boris questa è la “prima volta” nel mondo ipogeo. La grotta è molto ampia ma non troppo profonda (tra i 25/30 metri di lunghezza). Tuttavia è molto concrezionata ed “attiva”.

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Finito il “tour” speleo riprendiamo a salire verso la cresta Nord. Quando finalmente raggiungiamo il crinale appaiono i Corni e sulla cima dell’Orientale si stagliano evidenti le siluette degli amici di Asso e Canzo che, dopo aver percorso la ferrata del Venticinquennale, sono in posa attorno alla croce. Il piano originale era riuscire a raggiungerli in ferrata ma, ahinoi, avevavo divagato troppo nelle nostre esplorazioni.

Suona il cellulare “Socio dove sei? Spicciati! Noi passiamo dal corno Centrale ora: ti aspetto al Pilastrello!” La voce di Mattia suona chiara come le sue intenzioni. La nebbia invece continua a cambiare versante spinta dal vento e ci avvolge mentre scendiamo verso le Moregge per risalire verso la bocchetta di Leura.

Arriviamo in anticipo e ci infiliamo nella spaccatura del pilastrello inoltrandoci nel cuore segreto della Parete Fasana. Visto che nessuno è ancora arrivato formiamo un improbabile piramide umana e mi faccio alzare lungo la fenditura orizzontale che risale tra i due pilastri. I miei soci sbuffano e brontolano perchè oltre ad essere il più pensante gli sono saltato in spalla senza neppure togliere lo zaino. Con la luce della fontale esploro i buchi in cerca di qualcosa che non c’è.

Pongo fine a quel fantozziano teatrino giusto in tempo. Nel forra rocciosa ci raggiungo il “Fuma”, delegato del Soccorso Alpino, Andrea, i ragazzi del Cai ed il mio socio Mattia. Saluti, pacche  e strette di mano: “Birillo, benvenuto nella squadra degli sposati!” Tutti insieme risaliamo fino al sasso incastrato e, piazzando una fissa, smontiamo lungo il lato nord della spaccatura.

Il piano sarebbe un’ottima birra alla SEV ma Mattia non è dell’idea: “Non hai voglia di arrampicare ai Corni?” “Mattia, c’è una nebbia che non si vede un accidenti e siamo ad Ottobre: non il periodo migliore per spassarsela alla Fasana” Mattia ride: “Nebbia? Cosa devi vedere? Ci infiliamo nel camino: è tutta dritta!” Cosa posso dirgli? Tiriamo fuori le corde, arruoliamo Teo ed insieme attacchiamo la via del Camino al Pilastro Minore: per Teo non è solo la prima via ai corni ma la prima via in assoluto!

Mattia senza incertezze si alza, friend e nat, fino all’anello della sosta intermedia. Per Teo è uno spasso, per me un tuffo nei ricordi che mi riporta ai giorni eroici in cui muovevamo i primi passi sulla roccia dei Corni di Canzo.

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La roccia dei Corni è fedele a se stessa ma il camino aiuta a prenderci confidenza senza troppi traumi. Teo, non senza una solida dose di adrenalina, guadagna la sua prima via! Boris e Sammy, dal terrazzo del Sev, ci vedono sulla cima ed iniziamo a venirci incontro mentre attrezziamo la doppia per scendere.

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“Andiamo! Andiamo che è tardi!” Boris deve andare a trovare la sua bella ed un paio d’ore ci separano dalla sua macchina. Salutiamo Mattia, che scende verso Valbrona, e puntiamo dritti verso il Fo e San Tomaso. Giù, giù, lungo il fiume, attraverso il bosco, le foglie viscide, le casotte, i funghi sconosciuti e le cascate a strapiombo che costeggiano il Corno Rat. Giù, perchè la birra ci attende fresca a Valmadrera.

I soci ripartono ed io entro in casa da Bruna. “Sono in ritardo?” una doccia, un paio di pantaloni puliti ed usciamo di nuovo. Stefano, il fratello di Bruna, compie gli anni ed all’Impastata di Osnago suona con “Teo e le veline grasse”. La notte è calata, le luci del palco si accendono e scatta il Rock’n’ Roll!

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Alle due rientriamo a casa, ancora una volta fradicio di sudore e con i vestiti a pezzi: mi infilo nuovamente nella doccia. Tiro fiato un istante: tra meno di sei ore Simone busserà alla mia porta per andare ad arrampicare insieme alle falesie di Civate, per il pomeriggio è previsto l’arrivo di Ivan e Joseph. Punto la sveglia ed abbraccio la Bruna. Siamo pirati, pirati dell’Isola Senza Nome: dalle nostre parti ogni giorno è un’avventura!!

Davide  “Birillo” Valsecchi

«Qui potete trovare le foto (molte belle) scattate da Boris»
Questo invece è il tracciato Gps acquisto grazie a Sammy.

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Questo invece sono Cochi e Renato. 😉

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