Il Paradiso di Shyrley

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DSCF1247“Noi getteremo le divise a terra, e brucieremo la bandiera bianca, e guarderemo da lontano le guerre che incendieranno la nostra città” La radio canta e la pioggia batte leggera sul tetto della Subaru mentre aspetto Mattia nel parcheggio di Parè. Ai piani dei Resinelli sembra stia nevicando. Nello zaino ho la “normale dotazione alpinistica” (NDA), compresa la mazzetta ed un paio di chiodi: il piano è farsi un giretto lungo le sponde del Lago per controllare l’accesso ad una falsesia d’addestramento speleo.

Chi comanda ha saldato la grata che, attraverso la galleria nuova, permetteva l’accesso alla strada vecchia. Così. aggirando il cantiere, scendiamo sulla riva iniziando il nostro “giro in giro”.

Qualcuno ha scritto “Il Paradiso di Shyrley” su un muro. Sembra di addentrarsi nella “Zona Morta”, uno strano punto di incontro tra la natura più selvaggia del Moregallo, lo sfruttamento brutale delle cave ed il peggior degrado suburbano. Sembra l’alba del giorno dopo: immondizia in menzo a piante che riconquistano l’asfalto. Un’altra scritta sul muro recita “Valmadrera: o comunità o galera!”. Sorrido. Bruna è terapista in una comunità di recupero per tossicodipendenti: pare che me non resti altro che la gatta buia!  

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Nonostante il degrado di una strada abbandonata sulle sponde di un lago verde, la falesia era in ordine. Chi comanda ha saldato le sbarre ma ha piazzato delle scalette ed una catenalla appena sotto il ponte: non serve fare tutto il lungo giro attorno al cantiere. Basta attraversare una strada di tre corsie dove le macchine sfrecciano a 120 uscendo dalla galleria: così è decisamente più sicuro…

Risaliamo sopra uno sperone e cominciamo a gironzolare sui ripidi prati. Osserviamo la roccia e studiamo le linee. “Guerra” mi ha raccontato di aver risalito questo versante di “misto verde” avventurandosi tra il paglione e le roccie: deve essere stato una gran bel viaggio!!.

“Visto che siam qui diamo un’occhiata anche al Gavatoio?” Mattia è uno dei più forti che io conosca, un trattore dalla volontà incrollabile. Solitamente sono io il “cagadubbi” del gruppo, tranne quando c’è di mezzo l’acqua. Puoi portare Mattia nei posti più terrificanti e non batterà ciglio, portalo a sbalzo sull’acqua e lo vedrete trasformarsi in me: “No, no, sei fuori? Ma hai visto quanta acqua c’è lassotto!!”

Così, pascolando sul tetto della galleria del Moregallo, gongolo (senza sporgermi troppo) di questa divertente invesione di ruoli. La falesia di Cendali, lo spot di “DryTooling” e poi fuori, per uscire tra le scogliere ancora vergini ed assolutamente terrificanti: “Accidenti! Strepitoso qui! Dovremmo dare un occhiata a quei buchi lassù.”

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Con il naso all’insù fantastichiamo tra pareti e canali avvolti nella nebbia. Il Moregallo è una montagna fatta così: anche dove l’urbanizzazione e la prepotenza umana hanno cercato di sopraffarla ha saputo far riemergere la sua anima ribelle e selvatica.

Davide “Birillo” Valsecchi

«Non si va in nessun posto! Questo lo facevano i nostri nonni. Si va, e via: il sabato ci si trova assieme e si va fuori. L’importante è scappare, andare a tutto gas ogni tanto.» Johnny Strabler (Marlon Brando)

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