La via del Teo

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Venerdì sera Bruna, Josef, TeoBrex ed Io eravamo in città per MountCity, la settimana milanese di eventi dedicati alla montagna. Ivan Guerini, presso la sede dell’associazione “G.S.A. Edelweiss CAI”, presentava il suo nuovo libro, un ebook dedicato al Manduino, al Pizzo di Prata e più in generale all’arrampicata esplorativa: “Il Trono Remoto”. Il “Guero” è un buon amico ma anche, volente o nolente, una preziosa fonte di ispirazione e riflessione per i Badgers: …per questo siamo scesi in città sopratutto per trovare Monica (sua moglie e vera eroina della Val di Mello …e non solo).

Dopo due ore e quaranta di incontro (…ad Ivan non mancano di certo la parlantina o gli argomenti per riempire una serata!) abbiamo continuato festeggiando tutti insieme in una birreria lì vicino. Morale della favola: siamo andati in branda alle tre di notte e la sveglia è suonata alle sei e mezza!

2016-03-19_kebab

Josef e Teo mi aspettavano nel piazzale di case e, dopo un cappuccio ed una brioches, ci siamo sgroppati i mille metri di dislivello che ci separavano dall’attacco dello “Scoglio dei Tassi”, un torrione isolato ad ovest dell’Anticima NE del Moregallo. Lo scoglio non sembra avere nome e non risultano vie di arrampicata lungo le sue pareti: noi eravamo decisi ad esplorarlo, conferendogli la dignità che merita con un nome ed una via.

scoglio del Tasso

Il problema iniziale era superare lo zoccolo alla base: erba e roccie instabili custodiscono infatti l’attacco alla parete vera e propria. Avremmo potuto aggirare verso destra parte dello zoccolo ma, visto che quella era la prima via sullo scoglio, abbiamo attaccato frontalmente cercando di tracciare una linea tra le rocce rotte che fosse praticabile ed elegante.

La roccia, inequivocabilmente delicata, si è dimostrata tuttavia migliore del previsto. Il tiro, di oltre quaranta metri, ha un paio di passaggi impegnativi ed aggettanti davvero intriganti. Ovviamente la difficoltà va commisurata con la qualità della roccia. Tuttavia sono davvero orgoglioso di come ho arrampicato in quel tiro! Avendo una sola corda da 80 metri abbiamo dovuto fare un po’ di circo: Teo legato in mezzo ed io in fondo che, a corda lasca, salivo schiodando allegramente.

Sotto il primo tettino ho schiodato e, buttato un buon lasco di corda sulle spalle, ho forzato il passaggio praticamente in libera (“Birillo se piombi hai abbastanza corda in spalla da ritrovarti al via!! Josef per proteggere il passaggio qui ha messo un chiodo, quello che hai tolto!! Non fare il pirla! …hey, cagadubbi, vai tranquillo: sono un tasso, ce l’ho il passo!!!”). Può sembrare un azzardo ma è stata una scelta voluta, una piccola prova a cui volevo sottopormi (diversamente mi sarebbe bastato aspettare un poco). Tuttavia quel passaggio mi ha dato una grande soddisfazione: è stata una piccola conferma dell’esperienza acquisita in questi anni in quel tipo di arrampicata su roccia fragile, dove non puoi strafare ma devi esserci con leggerezza ed equilibrio (poi solievo e gioia pura!).

D’altro canto ero davvero stupito per la forza di volontà di Teo. Nonostante la sua esperienza speleo quella era la sua “quinta volta” con le scarpette ed era chiamato ad affrontare (in apertura e su roccia fragile) difficoltà, soprattutto mentali, che normalmente neppure alpinisti più navigati saprebbero superare a cuor leggero. Nei momenti di titubanza sembrava scoraggiarsi senza rendersi conto del coraggio con cui affrontava una salita tanto delicata: davvero bravo Teo!

Ovviamente Josef è un alieno ed il suo talento era la nostra principale ed innegabile spinta contro la gravità. Dopo i primi 45 metri di zoccolo abbiamo fatto sosta a tre chiodi su una piccola cengia ai piedi di una parete aggettante. Il secondo tiro si sposta in traverso verso sinistra e rimonta un breve spigolo inoltrandosi poi oltre la vista del secondo di cordata che rimane ben protetto e fuori traiettoria in sosta. Un dettaglio davvero importante visto il paio di “frigoriferi” che sono volati di sotto: è importante che chi resta in sosta tenga d’occhio anche la valle sottostante in cui corre il sentiero per evitare che eventuali disgagi possano diventare un problema.

Il secondo tiro è di circa trentacinque/trentotto metri ed abbiamo quindi potuto affrontarlo “da protocollo” spezzando correttamente la salita a tre. Visto che la cengia è decisamente sicura, mentre Teo scopariva oltre lo spigolo, ho iniziato a schiodare la sosta. Dei tre chiodi ne abbiamo lasciato solo uno, quello centrale.

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Onestamente non sapevo cosa aspettarmi dal tiro successivo. Avevo visto una buona quantità di sassi cadere e, visto lo zoccolo, non mi aspettavo un tiro troppo migliore del precedente. Tuttavia, superato il primo fragile spigolo, mi sono trovato davanti uno spettacolo assolutamente inatteso! Una magnifica fessura corre sulla destra mentre a sinistra una placca lavorata, a tratti aggettante, offre una salita tecnica ma straordinariamente godibile! La roccia è ruvida e le prese “riempiono”. Si può lavorare benissimo di piedi e ci sono ottime possibilità di proteggersi con friend e nat. Davvero un piccolo gioiello su cui non avrei mai scommesso!

Alla fine della fessura si deve attaccare un terrazzo spostandosi verso vestra prima di rimontarci sopra. Prima del passaggio abbiamo lasciato un chiodo che serva da testimonianza e che permetta di riposizionarsi al termine della fessura prima di affrontare il terrazzo. L’arrampicata, infatti, si trasforma e da tecnica diventa molto di forza e di braccia. Le opportunità per i piedi si fanno molto più scarse e ci si deve prima issare su un terrazzo e poi su per un piccolo diedro che non offre molte la possibiltà di incastro. Josef, conoscendo il mio modo di arrampicare, ha cominciato a prendermi bonariamente in giro. Non per niente, visto che io sono il più pesante dei tre, mi sono ritrovato in ginocchio sul terrazzo con il tronco e le braccia distese verticalmente verso l’alto sulla placca successiva: “Birillo, che fai? Preghi?” Per gli escursionisti che ci osservavano dalla cresta il mio deve essere stato uno spettacolino piuttosto comico =)

La sosta è su uno sperone di cresta ed il tiro successivo, breve e molto semplice, porta comodante alla cima da cui si può scendere senza difficoltà sul lato opposto. Alla fine siamo stati abbastanza veloci nonostante una cordata a tre: due ore per il primo tiro ed un’ora e mezza per il secondo. Decisamente buono per una cordata “giovane” ed ancora tutta da rodare.

Se Josef era raggiante Teo letteralmente scintillava dalla felicità: credo però che solo quando avrà un po’ più di esperienza e ripensarà a questa salita capirà pienamente quanto sia stato bravo e quanto egreggiamente si sia comportato. Josef, che è inequivocabilmente un grande, ha proposto il nome per la via: “La via del Teo”. All’unanimità la sua proposta è stata accettata dalla cordata con un Hurrà!

Come consuetudine siamo scesi a festeggiare al campo base (casa mia) dove Bruna ha intavolato piattate di pasta asciutta e bicchieri di birra: una giornata straordinariamente positiva ed una nuova via nella zona no-spit dei Tassi!

Davide “Birillo” Valsecchi

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“La via del Teo”, una nuova via “no-spit”, la prima aperta sullo “Scoglio dei Tassi” (toponimo proposto). 19 marzo 2016. Tre tiri: 45m, 35m, 12m. Difficoltà: “Il moregallo non ti regala niente: solo soddisfazioni, ma devi sudartele”. Apritori: Giuseppe “Josef” Prina, Matteo “TeoBrex” Bressan e Davide “Birillo” Valsecchi, Badgers Team.

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