Quater Pass (alla volta): OSSUCCIO-CROCIONE

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Le avventure di TeoBrex: Si stava avvicinando a grandi passi l’ennesimo fine settimana, sinonimo di tranquillità ed avventura. Se il sabato era già stato programmato da tempo (bellissima giornata in canoa canadese sul lago di Pusiano), la domenica l’avevo lasciata libera da ogni coinvolgimento; chi apprezza La Montagna conosce bene quel momento in cui si ha il bisogno di camminare nella solitudine dei sentieri poco battuti, percorrendo lunghi tragitti ascoltando solamente il proprio respiro ed i suoni amici del bosco.

L’idea era quella di tornare lungo gli amati pendii del Monte Calbiga o Galbiga (a seconda tu sia laghèè o sciüscia nebia, ahahah), ma quale percorso scegliere? Esploro le solite risorse fidate in rete e subito resto incuriosito da un bel sentiero: numeri alla mano non sembra proprio essere una passeggiatina da nulla…Chiedo lumi a chi quei luoghi li conosce molto bene (guarda caso il consiglio cade proprio su quella via) e mi faccio spiegare a voce le caratteristiche del territorio, i sentieri da prendere ed i tempi di percorrenza; a posteriori si riveleranno consigli precisissimi ed utili. Grazie!

Obiettivo: partire dal Lago ed arrivare alla vetta del Monte Crocione. Esco di casa guardando i famigliari profili di Resegone e Grigne che attendono di essere incendiati dai colori dell’alba ancora lontana, butto lo zaino in macchina e parto. Niente Musica oggi! I magnifici paeselli costieri del Lario ancora sonnecchiano mentre percorro la Statale Regina, il lago è liscio come uno specchio.
Giunto ad Ossuccio lascio l’auto in prossimità della chiesa di Sant’Agata e Sisinnio, zaino in spalla comincio il mio cammino. Percorro la via crucis che in poco tempo porta al Santuario della Madonna del Soccorso (Patrimonio dell’umanità UNESCO). Mi fermo ad osservare questa magnifica costruzione, bevo un sorso dalla sorgente lì accanto ed affronto il pezzo più duro di tutto il percorso: una mulattiera dalla pendenza micidiale!

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Mi trovo ad attraversare il rado bosco sino alla località Preda, al bivio scelgo di salire sulla sinistra proseguendo verso le solitarie ed affascinanti località di Gaggio, Cassina e Gravona: splendido esempio di antica ruralità! In due ore dalla partenza mi ritrovo alla Bolla di Boffalora. Se durante il tragitto ho incontrato solamente una paio di gatti, una vipera, una mucca ed un caprone che mi spiava da dietro gli alberi, arrivato al Rifugio Boffalora incontro il primo essere umano della giornata: mi fermo a chiacchierare col simpatico gestore. Le solite “quater bal” che si fanno in questi luoghi, svelato il mio obiettivo ci salutiamo e riparto alla volta della cima: ci vorranno due ore con un buon passo sai? Be’ ci ha preso in pieno. Saggio uomo!

Prendo la strada militare che sale verso il Rifugio Venini, esco dal tracciato percorrendo un brevissimo tratto della Via Dei Monti Lariani e riprendo a salire. Davanti a me una moltitudine di agnelli, pecore e capre si gode il caldo sole del mattino spiaggiata sui pendii erbosi del crinale. Sembrano non curarsi della mia presenza, tranne un caprone dal lungo pizzo… Si alza e mi guarda con fare interrogativo incedendo verso di me, mi fermo e lo guardo con tranquillità: il pizzo più lungo è il mio, quindi lui si sposta avvicinandosi al resto del gregge che imitandolo mi apre un passaggio in mezzo a loro. Guardo la scena e quando tutti restano fermi comincio a camminare tra loro, una volta transitato pian piano richiudono il passaggio tornando a sdraiarsi sui caldi ed umidi prati del costone. Ah, figata!

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Salgo lungo la bellissima Linea Cadorna e mi fermo per un poco tra le mura a respirare quell’aria densa di un passato fatto di grandi imprese e di grandi uomini: polmoni pieni, riprendo il cammino. Aggiro l’ultimo alpetto ed ecco là la mia meta. Arrivo al villaggio fantasma perdendo tempo a gironzolare per le case ormai crollate e godendo di un panorama più unico che raro, ma il Crocione mi attende: ultimo strappo deciso, sono in cima! Mi godo appieno questi attimi di solitudine guardandomi attorno a trecentosessanta gradi, ed ascoltando il vento che sempre più freddo comincia a farsi tagliente come lame di rasoio sulla pelle. Improvviso un semplice discorso con un viandante solitario proveniente dalle terre teutoniche, il suo inglese è perfetto il mio… E pensare che una volta lo parlavo bene, va be’… Asèn!!!

Riprendo il mio cammino spedito e senza pause fino a Gravona, mi siedo all’ombra delle rovine di una vecchia casa, mangio qualcosa e riparto. Arrivato a Preda inizio ad avere seri problemi alle ginocchia, la discesa è davvero devastante, ad ogni passo mi sembra che le rotule stiano per esplodere, mi fermo giunto di nuovo al santuario. Stiracchio un poco quello che mi resta delle gambe e riparto. Eccomi di nuovo alla macchina!

Davvero niente male come escursione, la consiglio assolutamente a chi ha voglia di “farsi del male”. In totale ho macinato poco meno di 25Km in 8 ore pause comprese con dislivello positivo di 1400m. Ci voleva! Nella testa una frase di Guido Rey a mettere il sigillo a questa bellissima esperienza solitaria. «La montagna è fatta per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte». Per me vale sempre la seconda, SEMPRE SCOMODO!

Matteo “TeoBrex” Bressan

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