Via Buon Compleanno

“Lassopra è tutto un programma!” Io e Mattia avevamo attaccato la via Buon Compleanno in un pomeriggio di fine Ottobre. Avevamo superato il primo tiro ma le difficoltà si erano dimostrate più ostiche del previsto e lentamente, ma inesorabilmente, ci avevano rubato tempo. All’orizzonte il sole calava nell’intenso rosso del tramonto d’inverno.  “Bhe, sarà per la prossima volta…” Questo era stato il nostro pensiero lasciando la parete sud del Corno Occidentale.

“Buon Compleanno” è una via aperta da Giulio Zappa, Fabrizio Pina e Roberto Rusconi nel 2002. Giulio e Fabrizio sono buoni amici, ci avevano inviato lo schizzo della via, quella poteva essere la prima ripetizione e con un po’ di rammarico siamo ridiscesi a valle prima del buio. Poi, come spesso accade, la fantasia è stata rapita da idee nuove: era il 2014, nei due anni successivi ci perdemmo sulla roccia dei Corni senza fare ritorno a quella via.

Le pareti dell’Isola Senza Nome ci avevano già regalato molto, anche se c’era costata non poca fatica convincerle a prenderci in simpatia. Da allora, piano piano, altri amici hanno cominciato ad avvicinarsi alle nostre montagne ed è sempre stato un piacere accoglierli ed ascoltare le loro storie.

Mesi fa avevo incontrato Davide Tagliabue alla sede del Cai di Cantù: Bruna era uscita ed io avevo approfittato di una lezione di scialpinismo per passare nella “bassa” a salutare. Su internet avevo visto le foto di Davide quando, con Lorenzo Festorazzi e Luigino Tomasella, aveva ripetuto la via del Det alla Torre Costanza. Ero rimasto colpito da quella sua salita e così, tra il serio e lo scherzo, gliel’avevo buttata lì: «Vieni a fare un giro ai Corni se ti capita: lassù ci stiamo dando un gran da fare e non sarebbe male avere un po’ di buona compagnia». A volte sono cose che si dicono, a volte sono cose che funzionano.

Già, perchè poi Davide, insieme ad Attilio Invernizzi, sono davvero saliti ai Corni e, senza saperlo, scegliendo una via quasi a caso, ci hanno “soffiato” da sotto il naso proprio la prima ripetizione di Buon Compleanno. Quando ho visto le foto sono scoppiato a ridere, ma non ero indispettito, anzi, ero davvero contento che la sua “prima volta” sull’Isola fosse anche una “prima”. Così gli ho subito scritto «Hey! Maledetto! Voglio la relazione!» Lui ha capito, ha riso e dopo qualche settimana mi ha inviato il suo racconto. «ciao Birillo, ho scritto un “mini racconto” sulla via: dimmi come ti sembra. P.s. scusa i tempi lunghi ma sono tutt’altro che uno scrittore».

Per me è sempre un grande piacere pubblicare una salita ai Corni. Mi piace che anche altri, animati dal giusto spirito, si avventurino tra le nostre montagne rendendole un poco anche proprie. Siete i Benvenuti!!

Davide Tagliabue e Attilio Invernizzi – 24 Aprile 2016 – Via Buon Compleanno Corno Occidentale.

Tutto ha inizio in una piovosa giornata di dicembre. Sono allo Sport Specialist e, curiosando nel reparto libri, vedo che vendono la guida “Arrampicate sui Corni di Canzo e Moregallo”. Decido subito di comprarla, è da un po’ che cerco una guida su questa zona di cui non si riescono a reperire moltissime informazioni, eccetto che per le poche vie più battute. Mi ritrovo così a casa a spulciarla per bene, e noto con grande piacere che ci sono un gran numero di vie di ogni varietà. La mia attenzione è tutta per le vie di stampo classico, e su questo  libro ce ne sono un sacco! Mi segno quindi le vie che mi interessano maggiormente, e attendo il momento propizio dopo l’ inverno.

Domenica si presenta finalmente l’occasione, i miei abituali “soci” d’ arrampicata hanno organizzato di andare a fare la ferrata sul corno occidentale per portare amici e parenti. Inizialmente decido di unirmi a loro, poi mi ricordo che sullo stesso corno ci sono un paio di vie che mi piacerebbe fare. Sento così Attilio e gli illustro la situazione, dicendogli che ci sono due vie che mi interesserebbe fare. Scegliamo di comune accordo la via “buon compleanno”, i gradi sono gli stessi, ma questa via è molto più corta, e come prima arrampicata dell’anno può andare più che bene.

Alla mattina ce la prendiamo con comodo, così ci troviamo tutti e undici al parcheggio per le dieci!! Si in effetti abbiamo preso un po’ sottogamba questa via “tanto è lunga solo 150 metri, e quel grado lo arrampichiamo bene”. Ignari di quello che ci aspetta, risaliamo il sentiero verso la ferrata con tutta calma, e mentre gli altri si preparano, io e Attilio ci dividiamo dal gruppo e attacchiamo la ferrata. In pochi minuti superiamo altri “ferratisti” e ci troviamo sulla cengia dopo la scala di ferro: è questo il punto dove dobbiamo abbandonare la ferrata per attraversare in leggera discesa verso destra aiutati da un cavetto metallico.

Troviamo i due spit  che decretano l’ attacco della via e cominciamo a prepararci. Ora sarebbe il momento di decidere chi dei due parte da primo, cosa ambita da entrambi visto che i primi 15 metri sono già uno dei due passaggi più duri della via. Attilio gioca d’anticipo e si fa trovare con parte del materiale già appesa all’ imbrago, quindi decido di farlo partire. Il primo chiodo è ad una decina di metri da terra, e nella compatta placca iniziale riusciamo a proteggerci solo con un micronut meramente psicologico. Il mio compagno col suo solito autocontrollo, esegue i movimenti giusti ed arriva a rinviare il primo e, due metri più su, anche il secondo chiodo, uscendo poi su una rampa erbosa dove si trova la sosta, mi recupera e finalmente tocca a me. Durante la sua progressione ho prestato attenzione ai suoi movimenti, cercando di memorizzarli. Riesco così ad arrivare in sosta abbastanza in fretta e senza fare troppa fatica. I tiri successivi scorrono senza problemi ma non velocissimi, la roccia è veramente bella nei passaggi difficili ma negli altri punti è molto sporca di vegetazione e con molti massi instabili a causa delle pochissime ripetizioni. Al giorno d’ oggi la maggior parte degli arrampicatori si riversa in massa sulle vie più battute e perciò più protette, pulite e sicure. La zona dei Corni viene invece un po’ snobbata, si crea quindi un circolo vizioso in cui se la via non è più che pulita, non viene ripetuta e le condizioni peggiorano. Io e Attilio però non facciamo parte di questa categoria e ci piace ripetere vie poco battute. Dopo ben tre ore e mezza di arrampicata mista a prati usciamo in vetta, sistemiamo l’attrezzatura negli zaini, e corriamo giù a raggiungere gli altri nove della ferrata .

La relazione della guida “Arrampicate sui Corni di Canzo e Moregallo” è perfetta, ad eccezione della terza sosta dove non abbiamo trovato né spit né chiodi, ma poco importa visto che c’è un bell’ albero su cui sostare. I chiodi in parete sono tutti molto affidabili, comunque per una ripetizione è consigliabile avere anche qualche chiodo a lama, a U ed eventualmente uno corto a foglia per il passaggio iniziale dove noi abbiamo messo il micronut. Fate anche molta attenzione ai tratti con vegetazione, nel terzo tiro, per una zolla d’erba che mi è ceduta sotto al piede, mi son fatto un bel pendolo di cinque metri fortunatamente senza brutte conseguenze.

Davide “Antani” Tagliabue

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