Buon Compleanno Birillo!

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Oggi, 5 Agosto 2016, la montagna Cima-Asso compie 17 anni, il sito Cima-Asso.it ne compie 8 ed il giovane Birillo oggi ne compie ben 40! Per celebrare il mio trionfante ingresso negli “anta”, mi sono concesso una nuova avventura regalandomi un’intera montagna! Già, per i miei quarant’anni i ragazzi dei Corni iniziano il loro assedio (pacifico?) alla Grigne!

Anche solo per scaramanzia non ero mai stato in Grigna da solo, era una regola che mi ero dato anni fa. Ieri do deciso che era giunto il tempo di cambiare: era ora di curiosare in tutti quei luoghi in cui non sono mai stato.

Sono partito di casa bello presto, ho parcheggiato a Balisio e poi su: Piani di Nava, San Calimero e Alpe Prabello. Qui seguendo le vaghe tracce di un sentiero (il “VenduOlt” credo) ho attraversato verso nord raggiunto la spalla sud della grande Parete Fasana. Visto che era la mia “prima volta” e visto che la traccia era scomparsa in una pericolosa e verticale giungla alpina, sono tornato sui miei passi rimontando lo spigolo Est del Pizzo della Pieve lungo la via del Cornell Bus.

Roccia e ripidi prati che costeggiano dall’alto la grande Parete, la più grande delle Grigne: un limbo dove, secondo le leggende locali, giacevano le anime non meritevoli di entrare nel paradiso. Leggende ignorate e riscritte da Eugenio Fasana e Vitale Bramani che, il 21 giugno del 1925, risalirono quell’impressionante muraglia di 800 metri.  

Mi sono ritrovato sulla cima del Pizzo della Pieve, avvolto dalle nuvole e dagli scorci d’azzurro, sdraiato su un prato verde costellato di stelle alpine tenevo i piedi a penzoloni sulla grande parete. Avvolto dal silenzio, dalla solutidine più completa. Le nuvole, la quota, la prominenza. Tutto mi allontanava dal fondo valle, dalle strade, dalle case. Le gambe, il fiato, la testa: tutto funzionava a dovere e la voglia di vagare senza meta in quegli sconfinati spazzi sconosciuti era trascinante. Continuavo a camminare sereno e l’ambiente attorno a me continuava a cambiare trasformando il mio viaggio in un’arcobaleno di colori ed esperienze.

Dal pizzo della Pieve attraverso la cresta e raggiungo l’uscita del “muro del pianto”. Risalgo in fretta fino al Broschi e, dopo uno strepitoso panino preparato da mia moglie (gioia per il palato!), mi concedo due chiacchiere ed una birretta dentro il rifugio. Volevo raggiungere i Comolli seguendo l’estiva, ma la voglia di esplorare era troppa e la tentazione ha vinto ancora una volta: dalla cresta mi sono abbassato lungo la via del nevaio, la val Cugnoletta ed il passo dello Zapel.

I prati verdi dell’altro versante erano ora sostituiti da ghiaione dolomitico, dalla neve, dai mughi: solo la straordinaria imponenza di quelle pareti inquiete era immutata. “Sai che mi piace davvero qui!” Ero emozionato da quel viaggio, dalla varietà di scenari che nel giro di poche ore avevo attraversato. Ovunque guardassi c’era qualcosa da osservare, da scoprire. Le gambe, il fiato, la testa: tutto funzionava a dovere e non mi sentivo tanto eccitato dai tempi passati in cui, cartina ed incertezze alla mano, esploravo i nomi ed i luoghi dei Corni di Canzo.

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Raggiunto il passo della stanga mi è apparsa nella sua interezza la Parete Fasana: ero  preparato, avevo girato l’angolo uscendo dalle piante ben consapevole di quello che mi aspettava… ma non è bastato. Mi sono dovuto sedere osservandola rapito: “Ma quanto è grande!? E’ infinita in ogni direzione!”. La Parete Fasana ai Corni di Canzo, la Parete Fasana al Pizzo della Pieve, la Parete Est del Monte Rosa: in quarantanni sono state solo queste le uniche pareti che hanno saputo spaventarmi ed attrarmi in questo modo. “Che bella! Devo tornare qui la mattina, presto, quando il sole inizia ad illuminarla. Che bella!”

Ma ormai è tardi, devo spicciarmi. Mi lancio lungo sentieri ignoti attraverso umidi boschi di faggio: solo i cespugli di lampone rallentano la corsa verso casa. Ai Pian di Nava mi volto per un ultimo sguardo al pizzo della pieve. Ho fatto tante cose in Grigna ed in Grignetta ma questa, nella sua semplicità, è la mia prima vera avventura tra queste montagne: “Grazie!”

Un gingillo che tenevo al polso e che ha registrato ogni mia pulsazione dice che ho percorso 23km in 34.000 passi. Non male per un giovane vecchio che è diventato un vecchio giovane!

Eccomi qui: quarantanni, da non credere… “Il mio nome è Davide Birillo Valsecchi, Fondatore dei Tassi del Moregallo, Araldo dell’Isola Senza Nome, Invasore delle Grigne”. Heheh, accidenti …riuscirò mai a mettere la testa a posto? Fatemi gli auguri, ho idea che ne avrò bisogno!!

Domani sera festeggiamo al TrueBeer. Sarà una festa meno distruttiva di quella dell’anno scorso: Bruna ha espressamente dichiarato che questa volta il tema della serata sarà “moderazione ed autocontrollo: ormai hai una certa…”. Tuttavia, visto che in quarantanni non ho mai rispettato alcun buon proposito, passate a curiosare 😉

Davide “Birillo” Valsecchi

Un benvenuto anche alla piccola Arianna, nata oggi, ed al suo papà “PeniKaNizza” 🙂

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