Dalla sorgente del Po alla vetta del Monviso

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Con i suoi 3.841 metri il Monviso è una piramide impossibile da non notare all’orizzonte dalle cime lecchesi e da sempre ha attratto la mia curiosità. Così quando Stefano, Lorenzo, Alberto e Lisa mi hanno proposto di salire lungo la sua Cresta Est ho accettato ben volentieri: l’idea di salire al Monviso partendo dalla sorgente del Po, pernottando in uno dei rifugi più antichi delle nostre Alpi in compagnia di ragazzi con cui ho condiviso esperienze di soccorso alpino, sarà di sicura soddisfazione!

Così qualche giorno dopo ci troviamo tutti e cinque a Valmadrera alla volta di Crissolo e Pian del Re, in provincia di Cuneo. Lasciata l’auto, tra uno sfottò e l’altro  divertendoci come matti, saliamo velocemente al rifugio Quintino Sella al Monviso, immersi in una forte umidità e una fitta nebbia che tuttavia non impediscono di carpire la particolarità del posto in cui ci troviamo.

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Mentre aspettiamo la cena, scopriamo che molte cordate sono qui per salire lungo la via Normale mentre noi gli unici per la cresta Est. L’itinerario, salito da Adolfo ed Elena Kind, Ubaldo Valbusa e Alberto Weber il 7 agosto del 1902 (anche se la parte superiore era già stata salita da Guido Rey e Antonio Castagneri il 15 agosto del 1887) è infatti una grande cavalcata alpinistica di oltre 1200 metri di dislivello, apparentemente inaccessibile ma logica e ben scalabile.

La sveglia è alle 4 e dopo un’abbondante colazione ci incamminiamo verso l’attacco della via, dapprima per una pietraia e successivamente per un breve ma ripido conoide di neve. Iniziamo la scalata con le prime luci dell’alba seguendo il filo di cresta, segnalato di tanto in tanto da qualche ometto e bollo di vernice e saliamo veloci in una divertente competizione tra le due cordate con il giorno che ci sorprende poco prima del torrione St. Robert che segna la direttiva della prima parte. Così con il sole alto e le nubi basse in poco più di tre ore e mezza dal rifugio siamo sulla cima del Monte dal quale nascono le acque del fiume più imponente d’Italia in un ambiente molto suggestivo e ricco di storia (infatti in seguito alla prima ascensione italiana sono state gettate le basi di quello che sarebbe divenuto il Club Alpino Italiano…).

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La discesa per la via Normale avviene lungo il versante meridionale della montagna e nonostante il suo lungo sviluppo, è paesaggisticamente molto particolare giacchè si sviluppa in un ambiente dai connotati “marziani”, la cui predominanza rossastra dei si interrompe per un momento all’altezza del piccolo bivacco Andreotti, giallo e verde e del suo piccolo nevaio bianco poco sotto.

Di ritorno al rifugio, un frugale ristoro precede la discesa verso valle ed aiuta a stemperare la stanchezza di questi due giorni nati quasi per caso e vissuti con grande affiatamento e divertimento da un piccolo gruppo di persone unite dalla passione per la montagna ed il soccorso alpino.

Il Monviso è una grande montagna dove fare alpinismo significa fatica ma anche tanta soddisfazione. Per i più pigri invece c’è sempre l’alternativa di bere un bicchiere di Po alla sua sorgente e di scoprirlo buono, gelido e cristallino.

Giovanni Giarletta e Stefano Sepriano

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