Mente, Corpo, Spirito

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Le note della splendida “MY KANTELE (Acoustic Reprise)” degli AMORPHIS risuonano nella mia camera da letto poco prima dell’alba, le intense vibrazioni che si propagano sul materasso indicano chiaramente la presenza del felino che, puntuale dopo il suono della sveglia, si stiracchia per poi venirmi a salutare infilando il naso tra la mia barba. Neppure il tempo di ridestarmi che il suono di un sms in entrata stona sulla note dell’amato brano del gruppo nordico: è Mattia!

Mi avverte che Birillo dopo aver passato la notte in bianco funestato dai fantasmi del Pizzo D’Eghen, molla il colpo e rinuncia alla spedizione. Senza pensarci troppo lo invito a cambiare rotta ed a venire con noi ad aprire nuove vie con i “Magnifici Quattro”. No dai Teo siete già in quattro, non vorrei rallentarvi e non vorrei esservi di peso. Tu di peso? Tu rallentare una spedizione? Ahahah dai, alle 8 al solito parcheggio lassù, poi saliremo tutti insieme! Tutti puntuali all’appello: Io, Veronica, Giuseppe, Ivan e Mattia.

Stop! Torno un attimo a qualche settimana fa. Chi sarebbero questi “Magnifici Quattro”?

La mancanza di foto e di racconti non stanno ad indicare che non abbiamo fatto nulla nelle scorse settimane, anzi abbiamo aperto vie incredibili, molto tecniche, poco proteggibili su roccia instabile e con passaggi davvero delicati. La scelta di non scrivere nulla è stata mia. Lassù ho avuto un incidente, di quelli che ti segnano e non solo guardandoti le cicatrici su dita e sulle braccia…

Quella via ha preso il nome “VIA DEI MAGNIFICI QUATTRO”, dedicata a chi quel giorno si è avventurato su quei tre tiri tanto delicati quanto magnifici. Chi erano quei quattro? Giuseppe, Io, Veronica ed Ivan in ordine di cordata sul primo tiro. Ciò che è accaduto lassù poteva avere conseguenze tragiche per la maggior parte della cordata, ma non era scritto questo. Non sono fatalista, ciò che ci accade è sempre frutto di libere scelte nostre e solo a volte anche di qualche strano scherzo di qualche energia che ci orbita attorno.

La signora vestita di nero era li seduta in disparte che osservava lo spettacolo affilando la lama della sua arma, ma non se l’è sentita di intervenire ed ha lasciato a me la scelta. Quel pezzo di Montagna che si è staccato mi attendeva dalla nascita del Pianeta, ormai ne sono certo, e puntuale ero lì nel vuoto a tentare di sorreggerlo per evitare l’impatto tremendo coi miei compagni sottostanti; finché ho avuto le forze l’ho sostenuto poi siamo partiti nel vuoto insieme…

Ivan aveva già percepito qualcosa ancora prima che io mi legassi alla corda ed ha fatto spostare Veronica di una ventina di metri verso di lui. Un presentimento ed una scelta che fanno pendere l’ago di una delicata bilancia. Destino? Caso? No! Questo significa avere tutti i sensi connessi perfettamente all’ambiente in cui ti trovi ed essere perfettamente allineato ad esso e con te stesso. Questa è la storia, in breve, dei “Magnifici Quattro” e solo questo sarà raccontato. L’intero bagaglio di insegnamenti non può essere esternato, quello è solo mio.

Stop! Eccomi di nuovo a sabato 6 Agosto 2016

Caricati gli zaini in spalla, si delineano le due cordate che apriranno le nuove vie: Joseph sarà con Mattia, mentre io Ivan e Veronica ci occuperemo di vie molto corte, ma tecnicamente ed esteticamente molto “elevate”. Ivan è una persona unica nel suo modo di fare e personalmente mi sta dando molto, così vale anche per Joseph. Due uomini profondamente diversi che mi stanno insegnando in maniera diversa questa arte così magnifica con una radicata e profonda etica di rispetto verso la Natura e verso se stessi. Per chi ancora non lo avesse capito, qui siamo tornati al modo di arrampicare degli anni in cui Ivan e la splendida Monica scoprivano la Val di Mello (ed aprivano centinaia di vie lungo tutto l’arco Alpino). Chi mastica storia dell’alpinismo può solo immaginare cosa vuol dire. Io a quei tempi non ero ancora venuto al mondo…

Salire con martello e chiodi, proteggersi con friend e nut nelle fessure e con fettucce e cordini nelle clessidre od intorno ad arbusti in parete. L’ultimo che sale recupera tutto e la Montagna resta inalterata, così come dovrebbe sempre essere, la base del concetto e dell’idea della “NO SPIT ZONE”. Questo mi stanno insegnando ed assicuro che non è cosa da poco.

Mentre preparo la corda ed il materiale, Ivan mostra a Veronica come scegliere e piantare i chiodi nella roccia per creare i punti necessari ad una sosta sicura, perchè la partenza di questa parete è comunque su una cengia erbosa molto scivolosa e se cadi di sotto il risultato non può che essere tragico. Il tipico suono del metallo che canta sotto i colpi di martello rieccheggia per la selvaggia valle, poi la tonalità cambia indicando l’ottima scelta della fessura in cui picchiare a fondo il chiodo. Fissato il cordino di kevlar alle soste Ivan parte ed io lo assicuro, mette un cordino in una clessidra, passa la corda nel rinvio, monta e risale arrivando ad un albero che, tramite una lunga fettuccia ed un pera, sarà la partenza della calata in parete.

Ripete tutto Veronica, recuperando tutte le protezioni. Velocissima e con movimenti lineari sale con leggerezza nel diedro strapiombante senza fare a pugni con la gravità ed in un attimo è già pronta per essere calata e per ripetere le altre vie. Ivan farà così per tutto il giorno, aprirà le vie e poi starà in disparte ad insegnarci l’arte delle manovre. Soddisfatti dei progressi ci uniamo a Joseph e Mattia per aprire altre vie in cordate vicine. Oggi arrampichiamo tutti alla grande e lo si percepisce, Ivan prende Veronica e la porta verso una fantastica parete dicendole: vai tu da prima, aprila tu.

Giuseppe mi guarda dicendo: Teo oggi ti vedo leggero, andiamo con Mattia alla parete affianco ad Ivan, ma noi saliremo senza corda e senza sicure. Le altre volte ci ha sempre provato, ma io l’ho sempre guardato male rispondendogli: ma tu sei fuori, come pensi che io possa fare una cosa del genere? Senza corda no, non esiste proprio amico mio! Questa volta gli ho sorriso gridando: dai, andiamo, sono pronto!

Ivan era in cima e Veronica stava già partendo nonostante l’ampio lasco della corda che pian piano recuperava Ivan dall’alto, praticamente stava salendo in libera. Grande! Joseph e Mattia partono senza corda. Li osservo, mi giro ad ammirare il mondo selvaggio di sotto ed aspetto la solita vocina interna che ridendo esclama: ma cosa stai facendo? Non arriva, bene! Sorrido e parto. Questa volta capisco davvero quando mi spiegavano che ad un certo punto non percepisci più la gravità, il peso, la paura, lo stress dell’arrampicata e tutto il resto… Succede solo quando le TRE COSE sono perfettamente ALLINEATE.

fantastici quattro

Sono su uno spigolo nel vuoto e ricco di prese solide, la roccia è vergine e sincera, il peso non esiste e sto salendo con la corda da 80m nello zaino e non attaccata all’imbrago! Me la godo, sensazioni splendide: libertà, totalità, leggerezza. Spesso mi fermo, ma solo per godermi ciò che mi circonda e poi riparto senza incertezze, mai avrei pensato di essere in grado di salire in questo modo! Arrivato in cima, Ivan mi attende seduto recuperando la corda a cui è legata Veronica. Blocca, sorride e mi allunga una mano per stringere la mia: Bravo Teo, sai cosa hai appena fatto? La cosa più estrema per un alpinista. Salire in libera? Gli rispondo. Tu non sei salito in libera! Ciò che hai appena fatto tu si chiama Esplorazione Verticale In Solitaria Integrale ed è la cosa più estrema che si può fare in parete e tu non te ne rendi conto ancora, è splendido!

Esplorazione Verticale perché qui ancora non era passato nessuno prima di noi e la stavamo esplorando, quindi il fattore è importante; salivi individuando gli appigli sicuri, ma senza sapere cosa aspettarti visto che la parete è sconosciuta; quindi già questo è un fattore di difficoltà elevato. Solitaria integrale perché sul tiro eri solo, senza corda e senza protezioni.

Da lontano Joseph sorrideva soddisfatto, mentre Mattia girovagava per la cima di quella parete e Veronica si slegava consegnando le protezioni ad Ivan. Teo, urla Mattia, qui c’è un pozzo di almeno 20m tra questi affioramenti carsici: vieni a posizionarlo col gps ed a fare la foto dell’ingresso. Si, perchè Mattia, Veronica ed io siamo in forze allo Speleo Club di Erba e ad ogni escursione siamo sempre attratti da eventuali scoperte di nuove grotte. Tornato poi a casa ed inserendo i dati nel catasto dei fenomeni carsici della Regione Lombardia (progetto Tu.Pa.Ca.) disponibile agli speleologi in attività, scopro che la grotta è già a catasto ed il pozzo è intorno ai 39m rilevati molti anni fa.

Ci fermiamo a rimirare le splendide e selvagge valli ai nostri piedi e riprendiamo il nostro cammino che ci porterà a mettere i piedi sotto al tavolone di legno di un locale a valle tra birre a profusione, spumante, amarone, panini con salumi e dolci preparati sempre dall’alpinista vivandiera delle ultime spedizioni esplorative. Ci salutiamo ed ognuno ritorna alla propria dimora, felici di aver portato a casa un’altra splendida esperienza da ricordare.

Matteo “TeoBrex” Bressan

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