Gigi Cadorna

1-dscf7309Quando apro gli occhi nella mia testa inizia a suonare la sigla di Bojack’s HorseMan: il suo ritmo galleggiante, i suoi suoni ovattati ed i suoi slanci di Sax guidano i miei pensieri mentre assente cerco di svegliarmi. Bruna sta preparando il caffè mentre la mia realtà scorre ondeggiante davanti ai miei occhi ancora a mezz’asta. Bruna appoggia un bigliettino accanto alla mia tazza: è il suo calendario dell’Avvento per me, ogni giorno una piccola poesia. Già …e nella mia mente la musica continua a suonare: se non avete mai sentito la sigla di Bojack dovreste ascoltarla, è roba potente, può cambiarvi la giornata. (Bojack’s HorseMan MainTheme).

Due ore più tardi siamo io, Bojack e Sguero avvolpacchiati al caldo sole di Dicembre mentre un tripudio di luce irrompe sui colori caldi dell’autunno e sulla roccia intensamente bianca. La musica continua a suonare nella mia testa e l’universo mi scivola attorno nella più assoluta serenità. Davanti a noi la grande Valle Proibita mostra in un dipinto d’insieme tutte le sue strutture rocciose, i torrioni e le bastionate che abbiamo esplorato in questi lunghi mesi. Un curioso compiacimento saltella tra i miei ricordi mentre riconosco le varie vie e le varie esplorazioni fatte. A volte serve un certo distacco per riconoscere la meraviglia in cui si è immersi: “Ma dai… ma guarda che accidenti abbiamo fatto! Non mi pare neppure vero: guarda che bei posti visti da qui!” Già, perchè da vicino spesso erano stati piuttosto inquietanti…

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Io continuo ad oscillare la testa rapito dal suono del Sassofono mentre Sguero mi indica una bella muraglia bianca, un piccolo tetto rimontato da una spaccatura verticale netta ed intrigante, che si perde in uno sbuffo di concrezioni come zucchero caramellato sul compatto calcare bianco. “Birix, facciamo questa fessura. La roccia è assolutamente compatta e possiamo forzare un po’ il grado, così a Valmadrera non potranno più dire che sei bravo solo nella mastrufolata”. Ivan ride, io anche. La mastrufolata è l’antica e segreta arte di arrampicare aggrappandosi ai ciuffi d’erba. Io onestamente sono cintura nera in questa disciplina ninja e, ve lo garantisco, questo mio talento mi rende molto più orgoglioso di ogni tecnica avanzata di arrampicata ad incastro fino ad ora appresa.

Sguero parte innalzandosi sotto il tetto ed incastrandosi con i piedi a rana sotto l’imbocco della fessura. Io e Bojack, sempre accompagnati dal Sax, siamo appoggiati comodamente al sole manovrando con il reverso. Fosse per me avrei fatto il giro, ma le fessure ad incastro sono il pane di Guero, e lui sale con la solita classe e disinvoltura. Io, in qualche modo, cercherò di passar sù, ma per il momento sono ancora immerso nella rilassatezza più profonda: oggi niente cose terribili, oggi giornata di relax.

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Poi tocca me …e la mia rana sembra più un rospo. Nel mio zaino ho le mie scarpe, quelle di Sguero, e probabilmente anche gli zoccoli di Bojack: sbandiero come un disperato ma nulla riuscirà ad incrinare la mia quiete interiore. Nei due metri centrali della fessura c’è però da galoppare perchè il passo è una legnata fisica sulle braccia senza troppe scappatoie per i piedi. Spingo, sbuffo, sbraccio, ma in qualche modo approdo alla spiaggia di concrezioni caramellate. Salvo. Già, il Sax riprende a suonare ed io a ballare con la punta dei piedi sui graspoli concrezionati. Il sole illumina ogni cosa: forse è vero, a volte l’arrampicata è anche rilassante (quasi piacevole come una mastrufolata sulle pendici del Moregallo …quasi)

Il tiro successivo è un muretto seguito da un piccolo traverso tra le “fresche frasche” (leggisi: rovi) che conduce alla base di un diedro ragguardevole. Ivan si ingarella, si incastra, si alza e prova friend che saltano come trottole impazzite ogni volta che li carichiamo. Già, perchè Sguero non solo riesce a tenere posizioni impossibili, ma mentre lo fà carica anche i friend in modo che io possa testarli mettendo in tensione la corda. Il cuore del diedro si sbriciola ed i friend volano allegri mentre il mio vecchiaccio se ne resta ben saldo al suo posto. Visto che i friend non stanno passiamo ai chiodi: il guaio è che entrembi i due folti mazzi di chiodi li ho io all’imbrago e quindi iniziamo un piccolo numero da circo acrobatico, con tanto di lancio dei coltelli al trapezio. Ci vogliono un po’ di tentativi, i chiodi volano un po’ da tutte le parti sulla nostra cengia erbosa, ma alla fine il “Nostro lassù” è finalmente adeguatamente rifornito.

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Dopo il diedro è la volta di una bella cresta tonda: “Birix: aspetta che provo a trovare un passaggio che sia un po’ meno marcio” Appeso ad una pianta, con un filo d’erba tra le labbra, sospiro serenamente rassegnato: “Beh… quindi comunque vada: marcio è marcio…” Cosa volete farci: fessura da collezione, diedro intenso ma solido, come poteva finire se non in vacca sul muschio che tiene insieme la roccia? Splende sempre il sole nella NoSpitValley…

Finalmente sulla cima ci abbandoniamo al sole ben comodi sulle rocce. Siamo in anticipo e per una volta ci godiamo il panorama chiacchierando tranquilli con i piedi a ciondoloni “Hey Sguero, ma lo sai che l’altra sera gli AsenPark mi han fatto saltar su sulle cassette impilate? Ma anche ai vostri tempi facevate ‘sti giochi da mona?” Pare che alcune cose non cambino mai… Approposito: lo sentite anche voi questo suono galleggiante accompagnato da un sassofono?

Davide “Birillo” Valsecchi

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