ISPO Monaco 2017

“Birillo vieni a Monaco in fiera?” La domanda di Josef era arrivata a bruciapelo, ma l’idea di andare in Germania era intrigante: “Certo!”. L’ISPO è la più importante e storica fiera dedicata alle aziende ed ai prodotti sportivi, un’istituzione cha ha avuto inizio nel 1971 e che oggi riunisce in 16 padiglioni oltre 2600 marchi provenienti da 120 paesi. Un evento enorme dove è possibile confrontarsi con qualsiasi attività sportiva.

Per accedere alla fiera bisogna essere un operatore del settore, perchè io potessi entrare c’è quindi voluto l’aiuto e l’invito di Giovanni Viganò, fondatore del negozio “Sherpa” di Ronco Briantino. Giovanni ha collaborato molto spesso con Josef per i suoi corsi Yoga ed è stato ben felice di prendermi in squadra per la trasferta a Monaco. Con noi anche Jacopo, membro dell’associazione “Vertical-Project Guide Alpine”.

Partenza alle quattro del mattino e via, destinazione Monaco! Giunti alla fiera tutto è apparso subito colossale ed ero stupefatto della quantità di persone e realtà che operano nel mondo sportivo. Un’industria dinamica capace di unire tecnica, creatività e passione. I padiglioni interamente dedicati alla montagna e all’outdoor erano tre: e vi garantisco che c’era veramente di tutto!Guardandomi intorno, osservando le innovazioni tecnologiche che venivano presentate, mi sono sentito terribilmente “vintage”. Materiali di cui nemmeno conoscevo l’esistenza, forme e progetti di cui non sospettavo l’esigenza. Il mio equipaggiamento, spesso raffazzonato e cronicamente rattoppato, sembra davvero poca cosa se paragonato al meglio della modernità. “Combatto con quello che ho, combatto con quello che sono”: recitavo il mio mantra mentre mi sentivo uno di quei bambini delle favole che, povero e mendicante, osserva sotto la neve le vetrine appannate di giocattoli e dolciumi.

Ascoltavo le meraviglie della tecnica e ripensavo alle parole di Messner scritte ormai decenni fa: «In tutto il mondo, alpinismo ed arrampicata sono più costosi della maggior parte delle altre discipline sportive. Ma i protagonisti sono poveri. La commercializzazione della passione alpinistica infatti è inversamente proporzionale alle spese».

Nella mia mente due visioni opposte: da un lato l’avvocato benestante di mezza età che, indossando un equipaggiamento da oltre duemila euro, risale con le ciaspole tra i boschi accanto alle piste da sci; dall’altra parte uno studente universitario che, incrodato in un impietoso e sconosciuto “couloir” in ombra, insegue passione e coraggio con i mezzi e l’equipaggiamento di risulta che è riuscito a mettere insieme. L’avvocato, che giustamente può permetterselo, sceglie in base alle proprie esigenze ciò che trova più confortevole, dando al contempo un supporto inestimabile alla ricerca ed allo sviluppo di questi prodotti. L’universitario, il giovane squattrinato, l’appassionato convinto, è invece la colonna portante su cui si basa lo spirito alpinistico: in qualche modo si deve trovare il modo di dargli accesso alla tecnologia, se non quella di punta quantomeno a quella consolidata e resa standard nel tempo.

“Old but Gold”: le aziende, o forse anche i negozi, dovrebbero strutturare i propri prodotti in modo che esistano “Tier Entry Level” con cui equipaggiare in modo solido ma economico chi, in ristrettezza di mezzi, pratica un certo tipo di alpinismo “intenso”. Magari con tecnologie e modelli vecchi ormai di cinque anni, la cui produzione possa essere ormai ammortizzata, ma la cui efficacia e funzionalità sia ormai comprovata. Questi “tier”, intesi come setup completi per uno specifico ambiente (vestiario, materiale tecnico, ecc), potrebbero al contempo diventare le linee guida per i principianti, coloro che con il tempo e l’esperienza potranno poi integrare con elementi via via di fascia sempre superiore.

L’ultima volta che India sono salito oltre i seimila metri l’ho fatto comprando il mio equipaggiamento al mercatino nepalese della roba usata: si è congelato praticamente tutto e per poco non ho perso le dita. Una stupidaggine quasi imperdonabile che però mi ha insegnato molto. Per questo credo debba esistere un equipaggiamento base, essenziale, spartano ed economico, che possa fornire a tutti quantomeno l’accesso agli “strumenti base” con cui fare alpinismo.

Inevitabilmente un alpinista quando compra guarda prima il prezzo e poi sceglie un po’ a naso ed un po’ a fiducia: può spendere anche cifre per lui importanti, perché questo influisce sia sulla sue probabilità di riuscita che sulla sua incolumità, ma non può permettersi di sbagliare nella scelta. Deve essere aiutato in questo: se compra un pezzo inadatto o inefficace rischia di tirarselo dietro per anni, con tutte le difficoltà ed i rischi che ne conseguono. Io credo che questo sia un supporto fondamentale che aziende e negozi devono riuscire ad offrire se non vogliamo che siano le possibilità economiche il primo discriminante per le possibilità alpinistiche. Forse a volte è meglio un uniforme, magari anche brutta a vedersi, che un’accozzaglia pericolosa di stracci e ferraglia.

Devo però dirvi che gli operatori del settore si sono dimostrati di gran lunga molto più disponibili ed “appassionati” di quanto si potrebbe supporre. In questi mesi sto conducendo una piccola ricerca, un progetto ancora in fase embrionale di cui spero di parlavi e coinvolgervi a brevissimo. Inseguendo questa mia nuova “esplorazione” sono entrato in contatto con buona parte dei costruttori nazionali ed internazionali di materiale da arrampicata (ed è anche il motivo per cui Josef e Giovanni mi hanno aiutato invitandomi ad ISPO). A Monaco, ogni volta che mi presentavo ad uno degli stand, la domanda più frequente dopo aver sentito il mio nome era questa: “Ma tu allora sei quello dei chiodi?” Ogni volta era assolutamente divertente, ma non voglio aggiungervi altro perché rischierei di raccontarvi troppo 😉

Tra gli stand si è poi potuto fare incontri davvero interessanti. C’era Annalisa Fioretti, medico del pronto soccorso ed alpinista himalayana, che ha saputo distinguersi per le sue salite ma anche per l’impegno, la resistenza e la capacità con cui ha prestato i primi soccorsi medici al campo base dell’Everest quando nel 2015 è stato travolto dal terremoto e dalla conseguente terribile valanga. Thomas Huber, il più anziano dei due celebri fratelli Huber che recentemente ha compiuto la prima ripetizione di “Metanoia” sull’Eiger: la tentazione di spacciarmi per suo fratello Alex in una foto insieme era fortissima ma Thomas, comprensibilmente, era sempre assediato dai giornalisti. Gerlinde Kaltenbrunner, che oltre a possedere un luminoso sorriso è la prima donna al mondo ad aver salito tutti e quattordici gli ottomila senza l’uso di ossigeno supplementare. Glen Plake, un faraone munito di Crestone e sci!

Oltre ai personaggi famosi c’erano anche gli amici, ognuno al proprio stand: Gigi che Sbatta, Scienza, Carletto e “Last but not least” anche Davide “Berna” Bernasconi: a cui sono davvero affezionato e la cui storia ha i contorni della favola. Davide infatti costruisce tavole da snowboard artigianali: le sempre più famose Coméra, omonime dal canalone del Resegone disceso dagli AsenPark (tra cui proprio Davide) nel 2013. In questi anni ha speso impegno e passione per raggiungere risultati sempre più importanti tanto da essere invitato da una ditta americana di attacchi perché esponesse le sue tavole a Monaco. Una cenerentola con i suoi strepitosi gioielli tra i giganti del mondo: davvero bravo Davide, siamo davvero orgogliosi e felici per te! MOS!

La fiera era gremita di fotografi e video operatori professionisti, quindi è inutile che vi mostri le mie foto sgranate e mosse dell’evento. Credo che sul sito dell’ISPO sia possibile vedere buona parte di quanto presentato alla fiera e soprattutto i vari premi ed i riconoscimenti assegnati.

Più interessante forse è raccontarvi l’abbuffata fatta in centro Monaco alla storica birreria della Paulaner. Un colossale boccale da litro da ingaggiare a due mani ed un terrificante stinco di maiale lesso accompagnato da purè di patate e crauti: un’abbuffata epocale! Quattro ore più tardi però, nel cuore della notte all’ostello in cui soggiornavamo, mi sono svegliato di soprassalto con un dolore tremendo appena sotto le costole sul fianco sinistro. Da sdraiato non riuscivo più a respirare, letteralmente soffocavo. Così, avvolto nel sacco a pelo e stravolto dal sonno, le ho provate tutte ed alla fine ho dovuto rassegnarmi a dormire seduto sul letto con le gambe incrociate e le spalle appoggiate al muro: sembravo un pazzo maniaco che russava appollaiato in cima ad un letto a castello! Birillo non si smentisce neppure in trasferta…

Detto questo non posso che ringraziare ancora Giovanni per l’opportunità che mi ha offerto, perchè con con la sua grande esperienza ed i suoi decennali contatti mi ha aiutato ad introdurre il mio piccolo progetto nel vivo della fiera di settore più importante al mondo: davvero grazie Giò!!

Davide “Birillo” Valsecchi

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