Tutto di Traverso

[Giacomo.Perucchini] «Ciao Luigi! Appena fa un po’ caldino andiamo a far la via che ha sistemato Ivo Ferrari al San Martino?» «Ok, interessa giusto anche a me!» Il caldino è arrivato, e così inaspettatamente per essere Febbraio ecco che sabato mattina torno in cordata con Luigi, uno dei primi a legarmi alla sua corda quando ancora agli inizi proprio non avevo neanche idea di cosa volesse dire ‘arrampicare’ nel vero senso della parola.

Mi piace andare con Luigi, oltre ad una calma e sicurezza straordinaria mi trasmette sempre un’aura di storia ed amore per la scalata che mi lascia ammirato e senza parole. Per le precisione, la via è la via “Tutto di Traverso” ed è sulla parte destra della parete rossa del Monte San Martino. La salita originaria è di Marco Galli e Giorgio Anghileri, aperta nel 1986 e da poco ripulita e richiodata da Ivo Ferrari, come si può leggere nel suo blog: San Martino Dimenticato. L’attacco si raggiunge seguendo il sentiero per le Placchette del San Martino e poi per il Sentiero della Vergella. Già qui si può notare la mano di Ivo, che ha attrezzato e ripulito alla base 3 nuovi tiri di falesia.

Tornando a “Tutto di Traverso”, i primi due tiri sono sul IV grado, strappati al bosco con un’opera di giardinaggio e disgaggio. Nel primo tiro una fessurona emana una incredibile aria calda (chissà cosa c’è sotto) mentre il secondo tiro che va in discesa su sassolini è abbastanza delicato.

Poi la musica cambia (ed anche il capocordata eheh) ed i tre tiri seguenti sono dei bei VI, V e VI con una alternanza perfetta di traversone aereo a sinistra, diedro che diventa fessura e per finire ancora fessura che si chiude in un diedro. Chiodatura a spit, chiodi e cordoni davvero ottima.

Proprio quando inizi a godere della bella roccia e dei passaggi, la via finisce. Peccato, ma comunque ottima per una mezza giornata, se poi proprio si vuol riempire la giornata le placchette del San Martino oppure la Pala del San Martino son proprio a fianco o a poca distanza. Guardandosi intorno durante la salita, si notano i chiodi vecchi a sinistra e destra di altre antiche vie (Betty, Via dei Fichi) e la mente torna alle relazioni antiche lette su qualche libro e di cui ormai si sta perdendo traccia.

Grazie quindi a Ivo Ferrari per aver fatto riscoprire questo itinerario; chissà che non ne rispunti qualche altro. Io ci spero.

Giacomo “Peru” Perucchini

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