Via dell’Inglese – Pizzo della Pieve/Parete Fasana

[Giacomo Perucchini] Fino a poco tempo fa, nemmeno sapevo della sua esistenza: la Via dell’Inglese al Pizzo della Pieve/Parete Fasana mi si presenta per la prima volta quest’estate, quando grazie ad una serie di presentazioni in Valsassina scopro alcuni retroscena storici che come sempre mi mettono l’acquolina in bocca. Paretone, ambiente selvaggio, storie antiche, frequentazione bassissima: che bello …

Il 21 giugno del 1925 Eugenio Fasana e Vitale Bramani salgono per prima l’inviolata parete, superando difficoltà di IV grado. Fu una salita clamorosa per l’anno in cui fu compiuta e la parete prese il nome proprio di Fasana. Pochi anni dopo, il 2 settembre 1928, Cornelio Bramani e Luigi Flumiani aprirono la via dell’Inglese. Tale nome ironico fu scelto dai primi salitori per via delle caratteristiche della salita: facile e pericolosa. Nel 1931 i due alpinisti milanesi Bruno Cattaneo e Severino Veronelli, tentarono di compiere la prima salita invernale della via Fasana ma purtroppo una volta raggiunta la “torre” precipitarono e i loro corpi rimasero in parete tre giorni prima di essere recuperati da Alberto e Amato Bich (guide di Valtournanche) e dal lecchese Giovanni Gandin il quale per merito di questo soccorso acquisì il brevetto di guida. Si trattò di un’operazione di recupero senza precedenti, che diede anche il via alla nascita del soccorso alpino organizzato nel territorio di Lecco e della Valsassina. La via dell’Inglese che in estate presenta difficoltà di III grado, durante il periodo invernale diviene un canale con una pendenza media di 45/50 gradi con dei brevi tratti di 65/70. La frequentazione invernale è tuttavia molto bassa a causa della difficoltà di trovare condizioni favorevoli e per l’elevato pericolo di valanghe e caduta di ghiaccio. (SassBaloss)

Con queste premesse, ecco che propongo al Panza la salita. “va bene Peru, poi non l’ho mai fatta questa via, almeno la scopro … Sicuro che non sia troppo una ravanata?”. Le condizioni sono sicure almeno dal punto di vista delle valanghe e distacchi; la neve non è molta ma lo mettiamo in conto ed ecco così che Martedì 21 Febbraio ore 5.00 ritrovo e via, si sale a Primaluna, quindi alla luce delle frontali al Rifugio Riva e da lì al Prà dol Giar dove troviamo subito il bidone del Soccorso con barella, riferimento per iniziare la salita, e cercando i radi bolli rossi sugli alberi arriviamo all’attacco della via non senza faticare nell’intrico di alberi caduti causa valanghe.

La via dell’Inglese attacca in corrispondenza dell’intaglio tra la Parete Fasana e il Dente (Passo di Graner – 1652 Mt.); per raggiungerlo occorre superare l’evidente canale stando dapprima sulla sinistra e poi al centro dello stesso. Con presenza di neve abbondante i vari saltini rocciosi dovrebbero risultare tutti sepolti e quindi l’intera salita diventare un ripido e continuo canale nevoso; tuttavia la carenza di neve se da un lato ha permesso di non avere pericolo valanghe elevato, dall’altro ha trasformato la via in una lunga serie di passaggi di misto anche complicati che hanno allungato i tempi e la difficoltà di salita.

In compenso, troviamo pane per i nostri denti e subito bisogna entrare in modalità alpinistica: qualche chiodo da roccia, friend, cordini per rinviare i mughi, conserva protetta, conserva lunga, tiri di misto: la salita è varia e mai banale. Viaggio volentierissimo da secondo di cordata. Nella seconda parte della parete, una fastidiosa colata pressochè continua di neve sollevata dal vento dalle creste sovrastanti ha ulteriormente complicato la salita: il canale dove teoricamente avremmo dovuto salire era invaso dalla neve e così cerchiamo alternative a destra o sinistra dello stesso per evitare la doccia e qualche regalino non voluto dall’alto: dopo un errore di percorso per cui perdiamo un po’ di tempo, ne escono 4 tiri di misto impegnativi, con i ramponi e le picche a grattar sulle placche rocciose nascoste dalla poca neve.

Alla fine, dopo 2 ore di avvicinamento e 6 ore e 30 di arrampicata, sbuchiamo al termine della Via a poca distanza dalla Cima. Che emozione e che soddisfazione! Di continuare la cresta ed andare in cima al Pizzo della Pieve non se ne parla, il rientro a valle è ancora lungo e potrebbe riservare delle sorprese. Un attimo di contemplazione è d’obbligo: il panorama che si apre davanti a noi è decisamente invernale: la Via del Nevaio che scende dal Grignone con le traccia di discesa con gli sci, il Sentiero dei Cicos tracciato, il gruppo della Cima del Palone, la piana dove sorge il Rifugio Bogani sono tutti imbiancati da un bello strato di neve che invoglia a sciare i bei pendii come qualche fortunato ha fatto nel week-end.

Un boccone, il selfie di rito, i messaggi e le telefonate a casa per confermare tutto ok, e subito giù per la discesa dal versante Sud-Ovest che ci consegna alla Piana dello Zapel: da qui ci attendono altre 2 ore di rientro dal Passo dello Zapel prima e dalla Val Cugnoletta poi, che erano già stati abbondantemente tracciati. Anche il tratto con le catene passa via liscio e prima dell’imbrunire siamo alla macchina. Scendendo abbiamo modo di osservare il tratto finale del canale della Val Cugnoletta, che sia io che il Panza avevamo sceso con gli sci nel nevosissimo inverno 2014: oggi però più che rocce verticali non si vedono, altro che la bella conca innevata del 2014: impressionante!

Un aperitivo dal Cucco a Introbio chiude degnamente una grande giornata, un’altra vissuta sulle montagne di casa insieme ad un super Panza!

Giacomo Perucchini

 

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