PitOnTour: Serata Maglioni Rossi

Onestamente non sapevo cosa aspettarmi. Quella di Lecco è la prima tappa “cittadina” dello strano viaggio dei miei chiodi: una città particolare, che l’alpinismo ha reso celebre e famosa nel mondo. Per di più in un teatro, in una serata di “gala”: la serata dei Ragni della Grignetta. Il mio “alberello”, con quel suo curioso aspetto un po’ zingaro, come se la sarebbe cavata? Già, davvero non sapevo cosa aspettarmi, e probabilmente era proprio questo “ignoto” a rendere la faccenda intrigante.

Prima di andare a teatro mi ero dato appuntamento con Fabio Elli, autore del recente libro dedicato all’arrampicata artificiale: “Intelligenza Artificiale”. Ci eravamo sentiti spesso via Internet e la serata dei Ragni era diventata l’occasione per mangiare una pizza insieme e fare finalmente due chiacchiere faccia a faccia. Dietro una birra avrei potuto chiedergli della Yosemite o delle sue salite più importanti ma, come al solito, mi sono lasciato trasportare raccontandogli invece dei Corni e delle avventure che attendono ancora nel cuore dell’Isola senza Nome.

Alle otto, quaranta minuti prima dell’inizio della serata, l’albero dei chiodi era pronto mentre gli spettatori alla spicciolata iniziavano già ad entrare nel teatro. I primi a dare un’occhiata ai miei chiodi sono stati due noti e storici rappresentanti dei “Corvi” di Mandello: Martino, la vedetta delle Grigne, e Benigno, celebre araldo del Sasso Cavallo e del Disgrazia. Dopo una stretta di mano abbiamo chiacchierato di “spessori di legno” e vecchi “cunei”. Poi da Valbrona Pietro e suo figlio Giovanni, il trascinante sorriso di Luigino ed un susseguirsi incalzante di strette di mano ed alpinisti che si affrettavano a prendere posto nella sala sempre più gremita. “Birillo!!!” urla un giovinastro amico, ormai in ritardo, salutando di corsa prima di fiondarsi dentro la sala: gli “Asen” hanno il loro inestimabile ed inconfondibile stile.

Una piccola adunata che aveva raccolto nella sala del Cenacolo oltre cinquecento persone. Le luci del loggione si spengono mentre i riflettori illuminano il palco. “Giga” entra in scena armato di microfono, partono gli applausi, inizia lo spettacolo.

Io e mio fratello ci sediamo su un muretto all’ingresso, di guardia all’albero. In modo curioso il nostro ritmo si mischia con quello della serata e sul nostro palco minore, che è un angolino dell’ingresso del teatro, cala la quiete per un po’. Ascoltiamo la musica che accompagna le immagini sfuggendo oltre le mura della sala. Mio fratello, più giovane di sedici anni, studia musica all’accademia. Lui ed il resto della banda, 100% Tassi del Moregallo, dopo anni erratici tra il punk, il rock, il jazz sono rotolati nella musica elettronica specializzandosi nelle “colonne sonore”. Insieme, con una fresca “Corona” in mano, lasciamo che quei suoni trascinino la nostra fantasia in mondi lontani.

“Scusatemi, mi date una mano: tenete voi la piccola?” Un ragazzone con la barba, i rasta e la maglietta dei ragni si avvicina con una cagnolina al guinzaglio: Lola. Il nostro privè all’aperto è ormai un piccolo viavai. Chiacchieriamo ancora un po’ quando poi qualcuno gli urla: ”Bubu! Tocca a te! Spicciati!” Una strizzata d’occhio e lo vediamo correre sul palco con i giovanissimi ragazzi della squadra giovanile.

Io, mio fratello e la piccola Lola. Noi non siamo nè spettatori nè protagonisti, ma questa è la magia del teatro: il nostro è un mondo sospeso dietro le quinte. I filmati si alternano sullo schermo d’argento, mentre i suoi “attori” fuggono da noi per riprendere fiato e sottrarsi al caldo dei riflettori. In sala il suono di un violino, stridente e sospeso su una lontana parete canadese, massacra l’inno nazionale mentre il suo “musico” è seduto sorridente con noi e ci racconta quello che il copione non mostra.

Finalmente anche Bruna ci raggiunge: “Come sta andando?” “Esattamente come speravo: nuovi amici, nuove storie. Ci si diverte”. Poi i Maglioni Rossi, come da tradizione, si raccolgono tutti insieme sul palco per l’annuale foto di gruppo. Un ultimo lungo applauso e la folla, come un’onda che errompe da una chiusa, si riversa come una fiumana attraverso le porte del teatro.

Lo spettacolo sembra continuare ora nella piazza: a gruppetti volti noti e sconosciuti si salutano tra loro. Sorrisi, strette di mano, pacche sulle spalle ed anche qualche sguardo in cagnesco: gli alpinisti, nell’era di Internet, hanno ancora più bisogno di trovarsi, di incontrarsi, di parlare, di affollare un bar brindando a casaccio con chi capita. La serata dei Ragni è stata anche questo.

Ringrazio “il Presidente” per avermi dato la possibilità di partecipare, a modo mio, ad una serata tanto speciale: mi sono davvero divertito, grazie Fabio!

Davide “Birillo” Valsecchi
Nostromo dei Tassi del Moregallo

Birillo e Keko

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