Young Guns!!

Quando avevo ventidue anni il Cai Asso organizzò una spedizione alpinistica in Pakistan. Per formare la squadra dei partecipanti mi fecero una specie di “provino”: tutto di fila mi fecero fare il sentiero delle vasche fino a San Tomaso, la ferrata del Corno Rat e poi la Crestina Osa slegati. Dalla cima del Moregallo ci spostammo poi al Pilastrello dei Corni per concludere la prova con manovre di corda.

Era il 17 Aprile 1999, e lo so per certo perchè la sera prima ero stato al Tunnel di Milano a vedere i “Good Riddance + 88 Fingers Liuse”, un concerto punk hard-core straripante e devastante! Avevo dormito un paio d’ore, mi fischiavano ancora le orecchie e non avevo mai visto nè la ferrata nè la crestina Osa. Come alpinista ero zero, avevo fatto giusto un corso base di arrampicata con Ginetto Mora ed il suo giudizio positivo era tutto ciò che mi aveva permesso di partecipare a quel “test d’ingresso”. Tutto quello che sapevo sulla montagna lo dovevo a mio padre, ai cacciatori e ai corsi  dell’alpinismo giovanile del Cai Asso.

Nonostante questo passai la prova e diventai una specie di riserva imbarcata per fare esperienza. Cinque mesi più tardi, il giorno del mio compleanno, ero dall’altra parte del mondo, sulla vetta di una montagna di cinquemila metri ancora senza nome: Cima-Asso.

Quando incontrai Alberto Pozzi avevo otto anni, oggi come allora è il direttore del Corso di Alpinismo Giovanile del Cai Asso. Più di trentatré anni impegnato a scorrazzare ragazzetti in giro per i monti: encomiabile! Mattia, Io, Giulio e tutti gli altri che in qualche modo si sono distinti nella nostra sezione negli ultimi 25 anni, da pischelli, sono passati dai suoi corsi AG: “qualcuno” è persino entrato a far parte della squadra di punta dei Ragni di Lecco.

Alberto è finalmente riuscito a dare vita ad un’idea su cui ci si macinava da un po’. Una serie di escursioni dedicate ai ragazzi più grandicelli dell’Alpinismo Giovanile con lo scopo di introdurli e formarli a salite via via più impegnative. Cinque o sei ragazzi, tra i 16 e 18 anni, ognuno dei quali scortato individualmente da un accompagnatore esperto. Quando mi ha chiesto se fossi disponibile ho inevitabilmente risposto con entusiasmo!

Domenica la prima di queste uscite lungo la cresta della Giumenta che dal Passo del Fo conduce alla cima del Magnodeno. Un sentiero attrezzato abbastanza facile ma molto esposto e con un tratto verticale mediamente difficile. Niente di terribile, ma decisamente un primo assaggio delle difficoltà e dei rischi che bisogna imparare a comprendere e superare.

I ragazzi erano tutti imbragati, seguiti da un accompagnatore procedevano con le lounge da ferrata. Potete quindi immaginare quanto lenta, fracassona e noiosa fosse la nostra progressione. Tuttavia questo “overheal” di sicurezza ci dava la possibilità di riflettere con tranquillità sui problemi e sulle difficoltà che potevamo osservare insieme durante il percorso. In uno stretto passaggio verticale in cui si era costretti ad arrampicare in discesa per tre o quattro metri, al mio mio giovane compagno d’avventura ha cominciato a tremare la gambetta: “Effetto macchina da cucire Singer, amico mio!”. Così ci siamo fermati insieme nel passaggio, abbiamo studiato appoggi e movimenti, chiudendo il passo in sicurezza. “Ai giovani dico di avere sempre un po’ di paura in montagna, chi non ne ha è un pazzo!” Ridiamo complici su una famosa frase di Riccardo Cassin filmata di ritorno dalla cima del Badile all’età di 78 anni. La paura è un’ottima consigliera, l’importante è capire come ascoltarla e controllarla.

Dalla cresta scorgiamo nei prati sottostanti qualcosa che da lontano assomiglia ad una croce. “Ma è una croce? Cosa ci fa laggiù una croce?” Con le macchine fotografiche cerchiamo di capire cosa sia quell’oggetto apparentemente tanto fuori posto. “E vabbè, vado a vedere…” Proclamo incuriosito. “Ma è ripido. Non puoi andarci: non c’è il sentiero!” replica dubbioso uno dei ragazzini. “Quando impari un paio di trucchi puoi anche iniziare a fare a meno dei sentieri” Ammicco divertito. Poi guardo Alberto scimmiottando un saluto militare: “Ho il permesso del capo per andare in esplorazione?”. Alberto mi guarda e scoppia a ridere: “Birillo non cambia mai! Vai pure!”. Mi tuffo sul paglione scendendo quasi di corsa: i ragazzi alle mie spalle ridono divertiti ogni volta che ribalto sull’erba. Trovo i segni di un vecchio sentiero abbandonato e raggiungo la croce solitaria: “Ottobre 1925. Pace a Uberta Facheris Resta Pallavicino”. Le mie successive ricerche ipotizzano che Uberta fosse la figlia del Senatore Resta Pallavicino Ferdinando sposata con l’avvocata Milanese Mario Facheris. Questo spiegherebbe perchè una croce tanto importante nella fattura in un luogo tanto inusuale. (https://goo.gl/M9LveP)

Il mio “fuori pista” ha scosso anche una coppia di camosci stesi al sole tra l’erba mostrando al mio giovane “pubblico” un ulteriore spettacolo oltre ai miei ruzzoli! Giunti al Magnodeno abbiamo pranzato. Solitamente questo è il momento in cui i ragazzi dell’Alpinismo Giovanile giocano a “ruba bandiera”. Tuttavia questa volta il gioco era più complesso: i ragazzi dovevano infatti valutare una situazione e risolverla. Il problema, apparentemente semplice, consisteva nel decidere sul da farsi nel caso uno degli zaini, durante una sosta lungo il percorso, fosse caduto giù dalla cresta lungo i pendii sottostanti. Decidere quando tentare il recupero e quando invece desistere. Con uno spezzone di corda e qualche moschettone hanno creato una sosta su una pianta e mostrato i nodi necessari per procedere in sicurezza al recupero dello zaino.

Io ero sdraiato al sole in mezzo all’erba ed osservavo divertito come certe cose, fortunatamente, non cambino mai. Poi mi sono alzato ed ho infilato l’imbrago ed il caschetto: “Bene la teoria, ora facciamo un po’ di pratica: chi mi cala?!” Con un mezzo barcaiolo un ragazzino di meno di cinquanta chili ha calato gli ottanta chili di Birillo giù per una scarpata erbosa facendogli poi sicura nella risalita. Ci siamo tutti divertiti un sacco!

Ovviamente ci vorrà ancora parecchio perchè possano gestire autonomamente problemi simili, ma “farsi l’occhio” sulle difficoltà è il primo passo per capire come evitarle. Abbiamo trascorso una giornata piacevole e decisamente proficua. I miei complimenti ad Alberto, Daniele e Massimo per l’encomiabile iniziativa: i ragazzini di oggi sono i nostri alpinisti di domani. Ben fatto! Sono curioso di vedere quanti di loro diventeranno i futuri Tassi del Moregallo 😉

Davide “Birillo” Valsecchi

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