Moregge, il canyon sconosciuto

“Peru, fa caldo, dai che organizziamo un canyoning in Moregge, non ci sei mai stato, vedrai che ambiente!” la proposta stavolta è del Luca Beduzzi, amico e già conmpagno di altre avventure e profondo conoscitore della zona, un vero Local! Io a dir la verità non sapevo neanche ci fosse un torrente sul Moregallo, Luca invece lo ha già percorso diverse volte e pure in inverno. Si va! Ci troviamo alle 9.30 al Nautilus ad Onno, lasciamo un’auto e saliamo con l’altra fino ad Oneda (Valbrona) dove ci vestiamo con mute ed imbraghi da canyoning (grazie Panza) e tra gli sguardi perplessi di due contadini ci incamminiamo nei boschi verso l’imbocco del torrente, deviando verso sinistra ad un crocifisso nel bosco. Già dall’inizio emerge il carattere del torrente: non tanta acqua, qualche pozza profonda dove potersi tuffare da massimo 2-3 metri di altezza, e tantissime calate in corda doppia in un ambiente scenografico e selvaggio. Le calate sono tutte attrezzate con doppio spit ed anello di calata, riattrezzate nel 2015. Le doppie si susseguono alternandosi a tratti più acquatici; in alcune la corda da 30metri non basta e bisogna usare quella da 60metri. Qui e là troviamo qualche traccia di recenti passaggi umani: un’impronta nei detriti, qualche ramo spezzato. Troviamo anche un branco di camosci che ci attraversa il torrente davanti a noi, e poco più avanti il corno di un muflone precipitato dai prati soprastanti chissà quando. Per la verità, ad un certo punto anche due troterelle decidono di seguirci a valle … faranno compagnia a Luca una serata di queste! Alla fine della discesa conteremo 20 calate in corda doppia, 4 tuffi, un po’ di cammino tra sassoni e qualche breve toboga: la bellezza del canyoning del Moregge non è da cercare nell’acquaticità del percorso ma nella particolarità dell’ambiente di dove si svolge. Verso le fine del torrente, quando già si vedono le dirimpettaie case di Abbadia Lariana sull’altra sponda del lago, si giunge ad una piccola diga in passato sfruttata per produrre corrente elettrica, ed infine si passa sotto il ponte della strada a lago e si sbuca in spiaggia tra gli sguardi perplessi dei bagnanti: “ma da dove arrivate così vestiti…?!”. Che giornatona, grazie Luca!

Giacomo Perucchini

Note del Birillo: “Sconosciuto” per modo di dire: in realtà negli ultimi anni, nonostante la sua peculiarità, gode di una certa popolarità per gli standard dell’Isola Senza Nome. Su “cima” trovate un’altro articolo sulla discesa delle Moregge fatta nel 2013: Luca, Francesca e Birillo – (https://www.cima-asso.it/2013/08/moregallo-canyoning/). Luca, insieme a Mattia, è stato uno dei primi “scellerati” ad avventurarsi in questo canale. Il loro primo tentativo, piuttosto avventato ed avventuroso, fu fatto proprio in inverno: la mazzetta di Mattia, il TamTam Spelo, cadde in acqua e rimase incastrata sul fondo fino a primavera, quando i due tornarono caparbiamente a recuperarla (ed oggi è sempre all’imbrago di Mattia quando c’è da batter chiodi). Non sapevo che le calate fossero state riattrezzate nel 2015 (a dire il vero non so neppure chi abbia armato quelle originali). Non è un luogo in cui infilarsi alla leggera: pochi anni fa il soccorso ha dovuto recuperate due ragazzi che, dopo aver superato in libera le prime calate, non riuscivano più nè a salire nè scendere. Attenzione quindi. Comunque sia: bravo Peru!

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