Piolet Traction anni 70

Walter Cecchinel: per il lettore questo nome evoca la “face Nord directe du Pilier d’Angle au Mount Blanc” e soprattutto la prima ascensione (e la prima invernale) del “Couloir nord-est du Petit Dru”. Pertanto, indipendentemente da questi exploit, il nome di Cecchinel resterà legato a “une remise en question” (una rielaborazione) della tecnica di salita su ghiaccio, l’elaborazione di un nuovo metodo di progressione, la messa a punto di materiale semplice ma perfettamente adattato. La “Piolet-Traction” una conquista dell’alpinismo: assicura una tecnica facilmente assimilabile, una semplice evoluzione ed un’eccellente sicurezza sul campo, apre le prospettive per performance sportive eccezionali. Queste nuove possibilità, tuttavia, non dimenticano che su un pendio a 50°, in buone condizioni, si sale e si scende, come facevano gli antichi, in piedi sulle dieci punte…

Questa l’introduzione, tradotta dal francese, di un articolo di Jean-Louis George dedicato alla Piolet Traction pubblicato nel 1977 su “La Montagne & Alpinisme”, una rivista francese tra le più prestigiose dell’epoca. Mi sono messo a spulciare tra le riviste della “Biblioteca Canova perchè Mav e Brambo, due tra i Tassi più attivi in questo inverno (loro la foto iniziale), si stanno intensamente dedicando alla salita su ghiaccio. Io, se escludiamo i prati del Moregallo, ho pochissima esperienza con le picozze da ghiaccio e così, come sono solito fare, ho ricercato nella storia le basi della tecnica.

L’articolo in questione è una guida tecnica al “Piolet Traction” realizzato con l’aiuto diretto di Cecchinel, uno suoi principali ideatori. L’articolo, come si usava nelle riviste dell’epoca, è un vero e proprio trattato che mira a divulgare al grande pubblico una tecnica ancora sconosciuta. Proverò a tradurre e riassumere qui il lungo articolo.

Tutto sembra iniziare nell’estate del 1971, sei anni prima dei questo articolo. Cecchinel racconta di alcune test condotti su nuovi materiali. Parla di picozze con l’impugnatura, che consentono di posizionare in modo diverso le dita. Parla di una nuova piccozza che assomiglia ad un martello con la “becca”. Descrive anche uno strumento artigianale e “bizzarro”, un “poignard à glace à manche”, letteralmente un “Pugnale da ghiaccio col manico” che ha utilizzato per la Nord du Pilier d’Angle in compagnia di Georges Nominé. Osserva poi come già Jacques Lagrande fosse stato un precursore sfruttando nella progressione la piccozza piantata al di sopra della testa. Tuttavia Lagrande, che utilizzava all’epoca una sola piccozza, non poteva risolvere tutti i problemi tecnici di un singolo ancoraggio. Problemi che furono poi superati introducendo l’uso del martello-picozza (e del doppio ancoraggio). Questa infatti, pare essere la sostanziale differenza iniziale tra la tecnica classica e la tecnica moderna (dell’epoca).

Dopo questa prima introduzione storica Cecchinel esplora i materiali contemporanei raccomandando la “piolet-traction” solo con picozze realizzate per tale scopo (credo che le piccozze con il manico in legno fossero ancora diffuse all’epoca). Soprattutto raccomandava l’uso obbligatorio di una “dragonne”, una cinghia, che rendesse solidale il braccio e la picozza. Era inoltre importante avere una lounge (una lunga cinghia regolabile) con cui utilizzare la picca-martello come punto di ancoraggio. (Nota. Sembra che solo il martello fosse legato all’imbrago dalla lounge, la picca restava libera e semplicemente dotata di cinghietta per il polso). Descrive poi i ramponi, riportando come le punte davanti, introdotte nei ramponi moderni solo nel 1969, siano fondamentali per la progressione. I ramponi “tecnici” dell’epoca, le cui foto sono riportate nell’articolo, assomigliano spaventosamente ai ramponi più economici in commercio oggi giorno: eppure hanno fatto la storia!

Poi inizia la descrizione vera e propria della tecnica. Tenterò una traduzione il più fedele possibile.

5.1. – La techinique de montéè.
La progressione in “piolet-traction” si effettua affrontando la pendenza utilizzando le punte davanti dei ramponi ed utilizzando due strumenti di ancoraggio tenuti a una distanza di un braccio.Assicurarsi di piantare sempre la piccozza o il martello il più in alto possibile sopra la testa (braccio esteso!). Questi vanno impugnati nella parte inferiore più estrema del manico per avere la miglior battuta possibile. E’ importante regolare di conseguenza la “dragonne de traction” (la lounge del martello).

Progressione normale:

  • Piantare molto alto, braccio teso, la picozza ed il martello, i piedi sono molto distanti (circa 50 cm) per una buona stabilità.
  • Effettuare dei piccoli passi senza superare la “posizione limite superiore” con le braccia flesse.
  • Per una buona sicurezza, su terreni molti difficoltosi, evitare di superare la “posizione limite superiore” dove la posizione del braccio flesso consente, se necessario, un bloccaggio muscolare.
  • Sposta il secondo strumento solo nella posizione che può consentire, se i piedi scivolano, di bloccarsi comunque su un unico punto di ancoraggio.

Realizzazione di una sosta (posizionamento di un chiodo):

  • Quando mancano pochi metri di corda alla fine di una lunghezza, mentre il martello è ben piantato e sicuro, realizzare un “amorce de marche” con la picozza ben alta e con il braccio teso. (Nota: non ho trovato una traduzione precisa ma, in pratica, costruisce un gradino nel ghiaccio)
  • Rimontare fino al gradino e posizionarsi con i piedi di traverso (posizione di riposo) mantenendo picozza e martello piantati a braccia tese.
  • Assicurarsi sulla cinghia della picozza con un rimando di corda. (Nota. sì, pare proprio che con un moschettone sul cinturino piazzasse un barcaiolo)
  • Posizionare un chiodo da ghiaccio (nota. Non credo esistessero le viti all’epoca, quindi doveva staccare il martello ed usarlo per piantare il chiodo).
  • Riposizionare il martello, assicurare la corda al chiodo, liberare la picozza per allargare (con la sicurezza di due punti di ancoraggio) il gradino iniziale.
  • Riposizionare la picozza per un terzo punto di ancoraggio.

5.2 La technique de descente
La piolet traction è poco comoda come tecnica di discesa, tuttavia qualora sia necessario ridiscendere è importante farlo in sicurezza. Pertanto è importante la buona qualità degli ancoraggi (picca e martello) effettuando piccoli passi senza esitare a riposizionare spesso gli attrezzi. Serve molto esercizio e molta pratica…

5.3 Problèmes de récupération des engins.
E’ evidente che il problema dell’estrazione di un attrezzo è in funzione della forza con cui è stato piantato. Se la lama utilizzata è particolarmente sottile (utile con ghiaccio duro) sarà al contempo abbastanza fragile. E’ tuttavia importante acquisire il “colpo di mano” per assicurarsi che la lama penetri in modo soddisfacente in terreni delicati (Nota: nell’articolo fa riferimento al ghiaccio duro del Couloir du Dru, spesso incastrato tra roccia). Il recupero degli strumenti deve essere quindi il più delicato possibile, senza imprimere torsioni che potrebbero danneggiare o spezzare la lama.

Spero che la mia traduzione (suvvia, un po’ di comprensione: ho studiato francese alle medie… nel secolo scorso!) renda omaggio all’articolo originale ed ai suoi contenuti all’epoca rivoluzionari. Curiosamente ora sul mio tavolo c’è anche una guida alle salite su ghiaccio di Rebuffat: in pratica il meglio della tecnica classica. Credo ci sia molto da imparare nelle “strategie” con cui i “vecchi” ci hanno spianato (?) la strada. Un alpinismo che non comprenda il passato è un alpinismo senza futuro, specie per chi, come il sottoscritto, ha tutto l’anno la fissa del “misto-verde” sui prati del Moregallo!

Au revoir!!

Davide “Birillo” Valsecchi
Maître d’équipage du Blaireaux du Moregall
(Nostromo dei Tassi del Moregallo)

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