Alpinismo sì o no

Bruna gira per casa con le tette al vento: gonfie e primitive mammelle cariche di latte che, all’aria, cercano sollievo dopo essere state avidamente addentate dalla piccola Andrea. I caloriferi, spenti per oltre due anni, sono ora ben accesi ed io, manco fossimo ai tropici, me ne sto sdraiato in mutande sul divano con la nanerottola in braccio: a buffetti sul sedere cerco di farla eruttare in sorprendenti e roboanti rutti. La osservo mentre dorme, la osservo immobile per ore. A suo modo è un piccolo mondo ed osservandola mi perdo: osservo una galassia di mondi possibili, osservo la vita. Ogni tanto, quando i gatti si fanno ruffiani e si aggirano guardinghi tra i cuscini, distolgo un istante lo sguardo verso un regalo appoggiato sul tavolino. Già, qualche giorno fa TeoBrex mi ha portato una copia di un libro molto speciale, stampato in edizione limitata e numerata: lui ha la copia numero 49, io la numero 50. Il libro si intitola “Alpinismo sì o no” ed è l’ultima pubblicazione di Giovanni Rossi, alpinista di grandissima esperienza, scrittore ed emerito Presidente del Club Alpino Accademico Italiano. Incidentalmente, qualche tempo fa, si era interessato ad alcuni miei scritti e, soprattutto grazie ad Ivan, io avevo scoperto i suoi libri e le sue numerosissime pubblicazioni. Così allungo una mano, mentre con l’altra tengo la nanerottola, e sfoglio nuovamente quel piccolo libro tanto prezioso. Poche pagine, una quarantina, ma la capacità di sintesi di Giovanni è straordinaria e le sue idee, simili a quelle nate spontaneamente ma immature nella mia testa, mi trascinano altrove consolando con esperienza e logica i miei dubbi e le mie incertezze. Ne sfoglio le pagine, ancora alla ricerca di quelle frasi che mi erano parse capaci di fissare con straordinaria chiarezza una questione spinosa.  «Gli interessi economici e l’influenza dei mass media hanno favorito sia le deformazioni sia le aggressioni piccole o grandi, individuali o collettive, alla natura delle montagne. Come nella metafora termodinamica del corpo in un termostato, il “sistema alpinismo” sembra tendere irreversibilmente all’equilibrio con la società di massa e la sua cultura» Il libro è pieno di frasi eleganti, di riferimenti azzeccati, di schegge di storia alpinistica: non ho l’esperienza per scrivere come lui. Eppure, fin dall’incipit, ho la sensazione di aver intuito qualcosa, di aver “guardato” nella direzione giusta. Forse non ho compreso, forse sono irruente ed impreciso, ma tentenno, avanzando incerto, in una direzione che pare essere la stessa dei più saggi. «L’uso invalso del trapano ha ridotto tutte le pareti di bella roccia, la roccia che invita alla scalate ma anche quella apparentemente non scalabile, a un intrico di itinerari, disseminandole di infissi con effetto deturpante. Il fenomeno è rilevato e documentato senza alcun disagio nelle pubblicazioni ufficiali dei club alpini, ormai principalmente intese a blandire le masse (che sono l’antitesi del club). L’alpinista vero e proprio vive in una crisi di cultura dimenticata (o guardata con sospetto come elitaria) e soffre di una perdita di identità (un legame storico ormai spezzato).» La nanerottola sbadiglia e sorride. Io, sospeso tra i sogni di una neonata e le riflessioni di un saggio ed anziano alpinista, mi domando quale sia il mio ruolo. Una voce sussurra: “Nessuno. Non hai nessun ruolo perché sei nessuno. Niente. Sei solo un brocco litigioso ed arrogante dell’Isola Senza Nome”. E quella voce ha perfettamente ragione. Ma un’altra voce sussurra: “Tu sei il numero 50: questa è la tua responsabilità”. Ed anche questa voce ha ragione. La mamma della nanerottola, dopo aver indossato nuovamente un reggiseno, passa accanto al divano e si riprende la piccola. Attendo un istante, poi mi alzo e mi siedo al computer iniziando a trascrivere le frasi di Giovanni che mi hanno più colpito: le trascrivo perché, parola dopo parola, possano attecchire nella mia mente. Per curiosità apro internet e cerco una fotografia di Giovanni, ma quello che trovo è un’amara notizia: Giovanni Rossi è morto questa mattina, il 28 Marzo del 2018. La notizia è pubblicata su “Lo Scarpone”: «Ci ha lasciato Giovanni Rossi, Past President del Club alpino accademico italiano. In carica dal 1991 al 2000, si prodigò molto per la tutela dell’ambiente alpinistico. Sotto la sua presidenza il CAAI diede un contributo essenziale alla preparazione e allo svolgimento del Convegno di Courmayeur su “L’alta montagna e il conflitto di interessi”, che si concluse con l’approvazione delle “Tavole della Montagna” (1995), e successivamente alla loro ratifica e divulgazione (Congresso CAI di Pesaro, 1997). Nel 1998 l’assemblea generale (al Passo della Presolana) nominò Ninì Pietrasanta socio ad honorem del CAAI e approvò a larga maggioranza un documento per la limitazione dell’uso delle protezioni fisse in montagna. Giovanni Rossi si dedicò inoltre anche alla scrittura, diventando tra gli autori più rinomati di guide delle Alpi Retiche insieme con Aldo Bonacossa.». Mi appoggio allo schienale della poltrona guardando il soffitto. Ripenso alla piccola Andrea, ad una vita che nasce. Penso a Giovanni, un lungo ed intenso cammino che si conclude. Penso a me, eternamente smarrito, con in mano la copia di un sapere che rischia di andare perduto. Ripenso all’attimo, appena trascorso sul divano, quando quel desiderio di salvare quei pensieri ha vinto la mia pigrizia. Ancora ignaro di quanto forse più profonda fosse quel intuizione incerta. Grazie Giovanni per avermi donato uno dei tuoi libri: saprò essere all’altezza del numero che mi è stato dato. Butta un’occhio a questo sciocco quando lo vedrai appeso a qualche ciuffo d’erba a picco sul lago. Buon viaggio.

Davide “Birillo” Valsecchi

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