Esempio Archetipico

[Traduzione intervento YouTube di Jordan Peterson, psicologo clinico canadese, critico culturale e professore di psicologia all’Università di Toronto] Il nemico è esternalizzato, così come lo sono Batman ed il Joker. Il Joker è davvero una figura capace di incarnare il male caotico. Il Joker di Heath Ledger è uno dei migliori, raffigura il personaggio archetipico in modo completo: un avversario così straordinario che nemmeno desidera vincere. Comprendere avversari che vogliono vincere è possibile, ma comprenderne uno che desidera solo che tutti gli altri perdano è davvero difficile. Questa è la parte che ha reso il film così sorprendente e memorabile. La loro interpretazioni sono talmente convincenti che ci troviamo davanti fondamentalmente una storia basata sul confronto tra due personaggi: l’eroe ed il suo avversario. Qualcosa che può essere compreso simultaneamente su livelli diversi. Ecco perché i personaggi archetipici sono elementi fondamentali della nostra struttura cognitiva. In un processo cognitivo la prima cosa che vogliamo veramente sapere non è “cosa è cosa” ma “come comportarci”. Siamo creature mobili, non siamo seduti su una roccia filtrando acqua di mare attraverso le branchie, dobbiamo andare là fuori e confrontarci con il mondo, per questo dobbiamo sapere come farlo. Sapere come fare e come non fare. Per questo cerchiamo buoni esempi da imitare e cattivi esempi da evitare. Noi non vogliamo un piccolo buon esempio, un esempio parziale, noi cerchiamo un buon esempio che sia talmente “concentrato” da essere un eccellente esempio. Allo stesso modo vogliamo un cattivo esempio che sia un eccellente cattivo esempio. Il buon esempio sarà un personaggio in cui si fondono tutti gli aspetti positivi delle persone buone, il cattivo esempio sarà un amalgama di tutti gli aspetti negativi delle persone cattive. Più i personaggi sapranno essere “puri” nella propria essenza più la storia avrà valore come archetipo del bene contro il male. Potresti non credere nel “buono contro cattivo”, ma non importa realmente quello in cui credi quando guardi un film, perché tu lo guardi e lo devi per forza guardare come se ci credessi. Questa, direi, è una rivendicazione esistenziale. Approposito: non importa ciò che tu dici di credere, conta il modo in cui ti comporti in funzione di ciò che credi. Se davvero vuoi sapere in cosa credi non devi chiedertelo, devi osservare il modo in cui agisci e dedurre da questa tua osservazione ciò in cui davvero credi. Quindi se ritieni di non credere nel archetipico confronto tra bene e male perchè allora guardi storie come per esempio Star Wars? Come Harry Potter? Sono tutte storie archetipiche dove il bene si scontra con il male. Facciamo però un passo avanti. Immagina che abbiamo vissuto in gruppi familiari, chissà per quanto tempo …diciamo tre milioni di anni. Solo per amor di discussione diciamo che abbiamo vissuto in gruppi tribali molto più a lungo di quanto tu possa immaginare. Un gruppo tribale è qualcosa che potrebbe estendersi nel passato ancor prima degli scimpanzé. Stiamo vivendo in un una gerarchia di dominanza da molto prima dei gruppi tribali. Tuttavia possiamo immaginare di essere un gruppo familiare fin da quando siamo diventati estremamente dipendenti come infanti, da quando abbiamo sviluppato un cervello sempre più grande. Non possiamo segnare una linea nel tempo, un momento preciso, perchè il nostro cervello è diventato via via più grande per un periodo di tempo abbastanza lungo. Diciamo milioni di anni. Sempre in questo periodo di tempo si è formato il tuo apparato cognitivo, il tuo apparato percettivo, il tuo apparato emozionale. Ovviamente ciò è avvenuto nell’ambiente naturale e per questo siamo portati a pesare questo ambiente immaginando la foresta. Ma l’ambiente naturale per i primati non è solo la foresta, in qualche modo, prima di tutto, noi vivevamo nella foresta con altri primati come noi. Quindi il nostro ambiente naturale era formato sì dalla foresta ma sopratutto dalle altre persone. Così possiamo delineare le categorie fondamentali di queste “altre persone”. Innanzitutto la madre. Questa è la più importante, perché la probabilità di avere una madre è del 100%  …anche se perdi la tua madre biologica al momento della nascita, se qualcuno non ricopre il ruolo archetipico della madre semplicemente non sopravviverai. Questo non significa solo provvedere al cibo, all’acqua e al riparo perché se tutto ciò che fornisci ad un bambino è cibo e acqua e riparo semplicemente muore. Devi raccoglierli, devi toccarli, devi dondolarli avanti e indietro, devi comunicare con loro. Se non gli dai attenzione fisica i loro sistemi nervosi si spengono e muoiono. Questo è parte del motivo per cui negli orfanotrofi dell’Europa orientale, prima della caduta del muro, il tasso di mortalità negli orfanotrofi, soprattutto in luoghi come la Romania, era terribilmente alto. Quelli che non morivano erano talmente psicologicamente compromessi da non avere possibilità di cura. Questo perché nessuno interagiva con loro. Quindi abbiamo bisogno che una creatura interpreti il ruolo archetipico della madre per tenerti in vita, diversamente si muore. Così “Madre” è una categoria, allo stesso modo “Padre” è un’altra categoria. Questo avviene anche se non hai un padre perché attorno a te c’è una struttura di potere maschile. Un predominio, semplificando, che agisce nel ruolo paterno… e non c’è modo di allontanarsi da quello a meno che tu non viva in una società, e se non vivi in una società semplicemente morirai perché non puoi vivere da solo. Quindi “Padre” e “Madre” sono categorie primarie, poi ci sono le categoria primarie dell’individuo. Perché, qualsiasi cosa tu sia sei una categoria e questo vale per ogni essere umano che sia mai esistito. Quindi le categorie principali sono “Madre”, “Padre”, “Individui”. Bene c’è un’altra categoria fondamentale a cui abbiamo alluso, ed è quella cosa orribile che vive in fondo a una fossa, che ti divorerà e che ha una realtà psicologica e una realtà oggettiva e che, come ho detto, è equivalente alla storia di Giona che viene inghiottito dalla balena. Non impari mai senza che qualcosa di piccolo muoia, e qualche volta, quando impari qualcosa, muore qualcosa di grosso. Allora sai che devi rimetterti insieme, raccogli i pezzi ed illeso, speranzoso, forse ti trasformi, continui. Quindi la storia dello sviluppo umano non è una marcia ascendente in modo lineare, sai che anche lentamente è forse verso l’alto, ma è punteggiata da catastrofi. Passassimo da un personaggio senza meta e disobbediente a qualcuno che è vivo sulla spiaggia ed insegue un particolare percorso. E’ un motivo comune. Ed è questo il modo in cui le persone si trasformano: sanno di aver incontrato un ostacolo di qualche tipo, che semplicemente li manda in pezzi. Scendono nelle profondità nell’abisso. Vivono per un po’ laggiù, e non piacevole, e forse imparano qualcosa mentre sono laggiù. Se sono fortunati si rialzano, ed è questa la storia dello sviluppo umano.

Jordan Peterson
(traduzione Davide “Birillo” Valsecchi)

Questa clip proviene da: Professor Jordan Peterson: “2016 Personality Lecture 03: Elementi mitologici della storia e dell’iniziazione”. Sto esercitandomi ascoltando e traducendo direttamente dall’Inglese. Il linguaggio del professor Jordan Peterson è abbastanza lineare e chiaro, strutturato per essere diretto e comprensibili. Le sue argomentazioni sono interessanti e tutto questo rende gradevole le mie esercitazioni.  

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