Il Trasloco

“Tre traslochi equivalgono a un incendio.” (Benjamin Franklin) Una delle cose che mi ha insegnato il Karate-do è che per costruire o verificare la solidità di una squadra nulla è più efficace di un trasloco. In un giorno festivo la sveglia suona ad un orario proibitivo anche per un giorno feriale. Nella luce di un improbabile alba ti ritrovi tra gli sbadigli dei compagni d’avventura, affrontando il difficile equilibrio tra una montagna di scatoloni, mobili smontati, cinque piani di scale in discesa, tre in salita, un furgone a noleggio dotato di timer ad orologeria. “TeamWork is for boys, ‘Trasloco’ is for men!”. Il trasloco evidenzia innanzitutto la capacità organizzativa preliminare: dare vita alla “formazione”, redigere le “convocazioni”, è tutt’oggi difficile, anche nell’epoca dei Social Network o dei gruppi Whats’up. Il trasloco insegna poi come un gruppo dovrebbe “sempre” avere un’adeguata “scorta” di giovani ed entusiaste matricole da schierare. Diversamente tocca ai vecchi senatori scendere in campo: i vecchi hanno straordinarie capacità logistiche, ma un endurance ormai ridotta. Comunque sia una decina di massacranti ore di lavoro non retribuito sono sempre decisamente istruttive: sono un modo straordinario per conoscere e conoscersi. Il poveretto, quello che sta traslocando e paga la birra per tutti, è letteralmente costretto a mettere in piazza la sua vita. Tutti gli altri, gli amici, sono letteralmente costretti a prenderla in mano: uno scatolone dopo l’altro. Cinque piani di scale, dieci pianerottoli e venti curve, rigorosamente vissuti con le ante dell’armadio sollevate sopra la testa, sono una sicura prova di resistenza e dedizione. “Ma è mai possibile!? L’ultima volta che ho fatto io il trasloco tutta la mia roba ci stava in un Kangoo… Ma non possiamo fare un falò di tutte queste cianfrusaglie. Dannazione: le cose che possiedi alla fine possiedono …i tuoi amici!!”. Al primo giro con il furgone è tutto uno spasso: “Vedi, quando sei abituato ad arrampicare ti basta una piccola tacca per tener sù un mobile intero. Le prese svasate sono ingaggiose!”. Cinque ore più tardi scopri la disperazione: “Aiuto! Aiuto! Aiuto! Non mi reggono più le mani! Corri! Corri! Prendilo! Prendilo! Dai dai dai!! MI CADEEE!!!”. Dodici ore più tardi, dopo un numero imprecisato di viaggi in ascensore tra gli insulti degli altri vicini, ti rendi conto che l’ascetismo e la povertà non sono una cosa per fighetti hippie ma un pragmatico e concreto approccio pratico ad una serie di problemi più reali che filosofici. Ma, nonostante gli avambracci e la schiena protestino, alla fine riesci anche a divertirti: quella che inizialmente era una missione mandatoria in supporto di un amico, lentamente ma inesorabilmente, diventa una zingarata in cui sopravvivere fino alla fine senza accumulare troppi danni in un singolo mobile. Sì, il “TassoTrasloco” è sempre una buona occasione di fare cagnara…

Davide “Birillo” Valsecchi

 

 

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