Corni Yosemite Style

A Finale Ligure c’è un bel po’ di maretta recentemente: numerose associazioni locali hanno dato vita ad una sentita protesta contro l’apertura di nuove vie di arrampicata sportiva. In un’area dove esistono già oltre 3000 vie si contesta l’uso eccessivo del trapano e la volontà, ormai dichiarata, di trasformare tutta l’area in un “Parco Outdoor”, in un’attrazione turistica sportiva dotata di parcheggi interrati ed amenità simili. Onestamente non sono mai stato a Finale e non mi esprimerò su qualcosa che non conosco, specie laddove non sono indigeno.

Tuttavia la vicenda di Finale, per alcuni aspetti, ricorda quanto accaduto ai Corni di Canzo alla fine del 2017. Un improvviso ed invasivo “progetto” di chiodatura sportiva sul Corno Occidentale: quindici nuove vie, annunciate sui giornali, per un’estemporanea falesia realizzata al fine di celebrare l’anniversario di uno sponsor. Anche nel nostro caso le Associazioni locali si sono riunite, si sono confrontate ed hanno espresso nero su bianco le proprie osservazioni contrarie. Le autorità che presidiano la ZPS dei Corni (Zona Protezione Speciale), anche a seguito delle osservazioni raccolte, hanno bocciato il progetto: oggi non resta che decidere come comportarsi con le vie già realizzate prima che esso fosse reso pubblico. In particolare quelle linee che tagliano pericolosamente il traverso della ferrata del Venticinquennale. 

Incontrarsi è stata sopratutto l’occasione per valutare l’approccio migliore per l’Isola Senza Nome, per garantire la libertà di arrampicare nel rispetto della tradizione e dell’ambiente.  Sul Bidecalogo del CAI, ad esempio, è riportato chiaramente un principio di condotta per la realizzazione di nuove vie: “La costruzione artificiale di itinerari di arrampicata mediante perforazione della roccia sarà limitata alle pareti che già si sono prestate naturalmente, in passato, all’esercizio dell’arrampicata sportiva perché situate in prossimità di punti d’appoggio, pur appartenendo a strutture della cresta alpina.[…] L’apertura di nuovi itinerari di scalata dovrà basarsi sulla struttura naturale della montagna e sul rispetto delle vie logiche di salita. L’uso dei mezzi artificiali che comportano la perforazione della roccia dovrà essere evitato o limitato a casi straordinari, simili a quelli in cui essi sono stati tradizionalmente tollerati, ossia ai casi in cui essi consentono il superamento di brevissime interruzioni della linea di salita naturale, e ai casi di emergenza.” Un discorso sensato e che per questo ha portato anche la Commissione Centrale del CAI per la Tutela Ambiente Montano (TAM) ad esprimersi sulla questione dei Corni.

Da molti il Bidecalogo è considerato un’anacronistica presa di posizione dei cosiddetti “Caiani”, tuttavia queste persone dovrebbero visionare il regolamento dello Yosemite Park: uno dei templi dell’arrampicata nella terra della libertà.

Yosemite, politica di chiodatura (bolt) e nuove vie (Link): «le perforazioni per il posizionamento di protezioni per l’arrampicata sono permesse in Yosemite, purché siano fatte a mano. Perforazioni realizzate con il trapano sono proibite. Il National Park Service non ispeziona, non effettua manutenzione o riparazioni alle protezioni o alle altre attrezzature da arrampicata all’interno del Parco. Al di là di questa semplice regola, c’è una forte etica nella comunità in Yosemite. Se hai intenzione di effettuare perforazioni per una nuova via o di alterarne una esistente, parla con gli scalatori locali che hanno familiarità con la storia e le tradizioni di percorsi in Yosemite prima di alterare definitivamente la parete rocciosa. Nessuno vuole vedere la roccia danneggiata da protezioni posizionate e tagliate. Il “Giardinaggio” (il nome dato alla rimozione della vita vegetale nelle fessure) non è permesso in Yosemite. Molti alpinisti rimuovono occasionalmente erba o foglie per posizionare una protezione o trovare una presa, ma questo non è nulla in confronto al danno grave che si provoca creando una nuova via. Il danno causato dalla creazione di una nuova via è di gran lunga superiore a quello causato da ogni ripetizione successiva. Se stai pensando di crearne una nuova, chiediti: “Questa via vale il danno che provocherà?” “È una linea classica che gli altri apprezzeranno arrampicare, oppure sono semplicemente interessato a realizzare la mia via?” “Cosa penseranno gli scalatori da qui a cinquant’anni di questa via o di questo fittone?” “Ci sono già migliaia di percorsi in Yosemite, forse conviene provarne qualcuno prima di lasciare un nuovo segno nella natura selvaggia dello Yosemite”. Le ragioni: la maggior parte delle aree di arrampicata dello Yosemite si trovano in aree desolate e in queste aree non sono ammessi oggetti motorizzati, inclusi i trapani. Oltre a questo mandato del Congresso, il parco ha interesse a limitare gli impatti dall’arrampicata consentendo agli scalatori di godersi il parco. La regola risultante consente agli scalatori l’insolito privilegio di modificare permanentemente le scogliere di granito di Yosemite aggiungendo “spit” nel luogo prescelto, ma limita intrinsecamente il numero di tali “spit” richiedendo che vengano forati a mano.»

Idee semplici, ma efficaci: “SenzaTrapano”. L’Isola Senza Nome, negli ultimi dieci anni, ha rimarcato la propria natura consolidando una consuetudine che l’ha sempre caratterizzata e che oggi è ampiamente accettata e rispettata. L’ultima via con protezioni fisse realizzata sul Corno Occidentale è stata aperta rigorosamente dal basso, con spit a mano e realizzata da due veterani, all’epoca sessantenni, appesi in parete sui cliff e staffe. Tutte le altre vie recenti sono state aperte, sempre dal basso, senza lasciare traccia permanente.

Credo sia una piccola grande soddisfazione sapere che sull’Isola vigano le stesse regole etiche della Yosemite Valley e che allo stesso modo esista una comunità locale, agguerrita ed indomita, capace di esporsi a tutela del proprio territorio.

Purtroppo questa consapevolezza non si è ancora diffusa in tutto Triangolo Lariano. Oggi, approfittando della giornata piovosa, ho portato i Tassi a vedere la via “Molteni Valsecchi” ed il “Diedro Scarabelli” alla muraglia del Buco del Piombo. Nella Yosemite Valley, da regolamento, le corde fisse sono da considerarsi “abbandonate” se lasciate incustodite per più di 24 ore, i Ranger sono autorizzati a rimuoverle e sequestrarle. Nel Parco della Valle Bova c’è ormai un fiorire di ghirlande e piastrine: “cantieri” che saranno forse un giorno “liberati”. Da quando l’accesso al pubblico è stato interdetto anche la grande volta del Buco del Piombo, carica di storia e valore naturalistico, ancora ufficialmente inaccessibile persino agli speleo, è ormai sempre più tempestata di piastrine e rinvii appesi: tutto questo mentre le grandi classiche sono sempre più abbandonate a se stesse. 

Il diffondersi di una cultura richiede tempo mentre il trapano a batteria consuma spazi con ritmi incredibilmente incalzanti, spesso in modo irreversibile. Tuttavia possiamo e dobbiamo vigilare esprimendo, a volte anche con una punta di coraggio, il giusto disappunto affinché attecchisca un’etica moderna nell’utilizzo delle risorse naturali del nostro territorio.

Davide “Birillo” Valsecchi

Most of Yosemite’s climbing areas are in designated Wilderness and must remain “without permanent improvements or human habitation… with the imprint of man’s work substantially unnoticeable.” Wilderness, and climbing in particular, is not intended to be convenient or easy (ironically that’s why many are drawn to it). Please do your part to maintain Yosemite’s wildness. In 2001 volunteers and rangers removed over four thousand feet of trash rope from Yosemite’s walls, not including a few thousand feet of junk rope from the Heart Ledge rappels by conscientious climbers.

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