Salbitschijen Sudgrat

Salbitschijen. Per gli scalatori appassionati, un nome un mito. Una delle Mecca dell’arrampicata svizzera. Già, perché su questa cima delle Alpi Svizzere nella Göschener Tal, che si raggiunge facilmente dall’Italia con l’autostrada del San Gottardo uscendo a Göschenen, oltre a svariate vie di alta difficoltà sui suoi singoli torrioni e pareti, corre una delle più famose, ambite ed impegnative creste di granito delle Alpi, la Cresta Ovest, che in una successione di oltre 40 tiri e difficoltà fino al VII ne raggiunge la cima attraverso un percorso di torrioni, doppie ed espostissime guglie. Esiste però anche la Cresta Sud, che in “soli” 19 tiri permette agli alpinisti meno forti (ma si tratta pur di sempre di una via alpinistica di VI grado) di provare forti emozioni. Per dovere di cronaca esisterebbe anche la Cresta Est, che con svariati tiri sul IV grado raggiunge la medesima sommità, ma questa è una via molto poco relazionata e frequentata.

E così, dopo aver fantasticato l’estate scorsa sulla Cresta Ovest, eccomi qui a Ferragosto 2018 a partire per l’attacco della Cresta Sud. Tante cose sono cambiate dall’estate scorsa, in quello che si spera essere un percorso di crescita che continui sempre più; in primis la consapevolezza di cosa voglia dire arrampicare ed andare in montagna.

Legato a me, anzi davanti a me che pazientemente mi incita ed aiuta, non c’è più Mattia: la pacchia è finita! Ora tocca a me essere “quello che passa”, perché dietro la mia corda c’è la Ire, cercata, conquistata e voluta ed ora quasi al giro di boa del primo anno di coppia, nella vita ed in montagna. Un azzardo, una scommessa, una sfida? Si vedrà … per intanto siamo qui, con la nostra passione ed i nostri sogni.

Saliti alla Salbithutte nel pomeriggio, scatta il toto-vie con gli altri ospiti del rifugio: sorprendentemente, solo altre 2 cordate faranno la Cresta Sud. Bene: mi aspettavo più traffico su una via con tale fama.

La mattina lasciamo il rifugio prima del sorgere del sole, l’avvicinamento viene fatto alla luce delle frontali per goder di tutta la luce in via (e per star davanti alle altre cordate). Poco prima dell’attacco l’alba ci irradia e ci scalda, i cuori si fan più lievi ed anche la tensione della via che ci attende si placa un poco. Ora c’è solo da inanellare tiro dopo tiro ed arrivare in cima, tenendo il possibile le energie per quelli che sono i tiri chiave (ma anche i più belli) nella metà superiore della cresta. Ed allora si parte; i tiri si susseguono, le scarpette grippano sul granito che è un piacere, le mani cercano e trovano lame e fessure sempre generose; le protezioni in via sono sì distanti, ma sovente è quasi superfluo integrare con friends in quanto la roccia è proprio bella e la via godibilissima; l’allenamento cercato fin qui dà i suoi frutti.

Non mi perdo qui in dettagli tecnici e gradi, di relazioni è pieno il web, preferisco lasciar parlare le immagini: in un susseguirsi di torri, lame e fantastiche vedute sulla Cresta Ovest e sul vicino Dammastock si giunge così alla prima torre, la SalbitZahn quindi ancora con altri tiri alla Plattenturm, e poi ancora alla Zwillingsturm e quindi all’agognata vetta. Nel mezzo, i tiri chiave, ben protetti a spit e chiodi ma con difficoltà abbastanza obbligate e sui quali non si può avere esitazioni: l’arrampicata è spesso esposta ed aerea, ma molto remunerativa. Ad ogni sosta raggiunta è un crescendo di soddisfazione ed anche una punta di orgoglio: “Sì, sto facendo tutta la Cresta Sud al Salbitschijen. E pure con la mia morosa! Dai che quasi ci siamo!”.

Gli ultimi due tiri sono delle bellissime linee su lame verticali, le braccia stanche dopo i 17 tiri precedenti iniziano a farsi sentire, ma la fine della via è sempre più vicina. Che soddisfazione in cima, che emozioni con la Ire alla sua prima viona in ambiente ed io alla prima via veramente impegnativa da capocordata con tutte le sue responsabilità. Che bello, semplicemente che bello.

La discesa, anche se data sulle relazioni veloce ed agile, dopo la lunga salita sembra non finire mai: percorsa per un breve tratto la cresta est, ci si abbassa per il facile versante nord prima per rocce rotte, poi contornando un nevaio fino ad un canalone che porta in breve tempo ai prati dove si incontra il comodo sentiero che riporta alla Salbithütte. Qui ci giriamo, ed ammiriamo l’intero profilo della Cresta appena percorsa. Non servono parole, basta guardarsi stanchi ma felici.

Dal rifugio ci incamminiamo a valle e sul sentiero assistiamo al tramonto, che volge rapidamente al crepuscolo per poi lasciar spazio alle luci notturne. Così come la giornata era iniziata sotto i raggi del sole nascente, si chiude ora con i delicati raggi della luna che sbuca dai monti e ci accompagna all’auto, soddisfatti e davvero felici.

Giacomo Perucchini

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