Senza Olio di Palma

Storicamente, sull’Isola Senza Nome, le falesie di arrampicata sportiva hanno sempre avuto un ciclo vitale estremamente breve sebbene il loro impatto ambientale sia pressochè permanente. Al momento la Falesia del Pozzo, l’intramontabile Falesia Corna Rossa, la recente Falesia del Gavatoio e – forse – la Falesia di San Tomaso godono di una significativa frequentazione. Le altre dopo un iniziale periodo di notorietà – a volte anche lungo – stanno gradualmente sprofondando in un completo abbandono. Pensiamo alla Torre Marina o al Prasanto, ma anche alla Pala dell’Eretico, la Falesia dei Laghetti, il gruppo dei Pilastri e persino – incredibilmente – al Corno Rat. Stessa cosa sul versante nord dove a bordo strada, per la facilità d’accesso ed un controllo meno attento, le falesie fioriscono e sfioriscono divorate dal bosco a tempo di record. Oggi quelli che frequentano le “palestre outdoor” si definiscono “climber” e sono coloro che praticano l’arrampicata principalmente come passatempo ricreativo, spesso in alternativa alle “palestre indoor”: difficilmente sono interessati ad affrontare ciò che ritengono essere lunghi avvicinamenti, una rigogliosa vegetazione, un clima spesso sfavorevole (torrido d’estate, gelido d’inverno), una particolare tipologia di roccia e non ultima una significativa difficoltà. Per questo il destino delle falesie sportive sull’Isola appare decisamente chiaro.

Con il senno di poi, a distanza di qualche decennio e senza voler offendere nessuno, queste falesie appaiono come gesti invasivi, certamente figli della propria epoca, ma oggi senza risultato o scopo. Una realtà su cui siamo chiamati a riflettere per una futura e corretta gestione degli spazi. Differentemente le vie classiche, che non sono mai state riattrezzate ma solo costantemente e pazientemente restaurate, attirano sempre più spesso chi – con adeguata preparazione – vuole confrontarsi con difficoltà autentiche ed impegnative salite storiche (alcune ormai ultracentenarie). Anche il Boulder è silenziosamente molto attivo sui pendii dell’Isola, sul Moregallo è invece in atto un’intensa attività esplorativa con l’apertura di nuovi monotiri rigorosamente “Trad” e “Clean”. Molti giovani, riflettendo e confrontandosi con i Decani, stanno autonomamente adottano un codice di autoregolamentazione che sposa sia il Bidecalogo del Cai, sia il “By Fair Means” Inglese, sia il codice etico dello Yosemite Park. Una piccola comunità alpinistica in pieno fermento ed in costante evoluzione.

In questo scenario, più o meno un anno fa, fece il suo ingresso un famoso arrampicatore del Lecchese, celebre soprattutto per le proprie importanti imprese al Nibbio: Fabio Palma. In quei giorni di Novembre Palma si spese in conferenze stampa ed articoli di giornale per presentare una “nuova” falesia di arrampicata sportiva realizzata sulla sommità del Corno Occidentale, un omaggio ad uno sponsor per celebrarne un anniversario aziendale: “Senza soldi pubblici permettiamo a tutti di arrampicare”. Cinque tiri già realizzati, altri dieci pronti a breve per una falesia che, in modo sorprendente, avrebbe ricevuto come nome proprio quello dello sponsor. Nei fatti si trattò di due giorni di carpenteria con il trapano calandosi dal sentiero delle capre per dare vita a qualcosa che a tutti è subito apparso come assolutamente pretestuoso e privo di logica. Due giorni in cui la roccia di una singola parete fu insensatamente forata come mai l’intero gruppo montuoso nei precedenti 50 anni.

Al clamore mediatico fece però rapidamente seguito un assordante silenzio. Dopo i proclami e le pubblicità autocelebrative, seguirono infatti numerose lettere ufficiali di protesta inviate dalle associazioni alpinistiche locali, il parere negativo espresso dal Collegio delle Guide Alpine di Lombardia, le osservazioni sfavorevoli espresse dalla Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano (TAM) del CAI. Non ultimo l’intervento dell’ERSAF, l’ente regionale che salvaguarda la Zona Protezione Speciale (ZPS) della Foresta dei Corni di Canzo. Sempre in quei giorni di Novembre ebbi modo di scoprire come Palma abbia anche la manzoniana abitudine di fare la voce grossa nascondendosi tra le sottane degli azzeccagarbugli: fui infatti “diffidato” dal diffamare o vandalizzare il suo operato ai Corni. Curiosamente io ero stato uno dei pochissimi ad esporsi per intavolare sulla questione una discussione ferma ma aperta ed alla luce del sole. Tuttavia il karma possiede un’ironia straordinaria: il suo progetto, sbandierato ai quattro venti ma privo di qualsiasi autorizzazione, oltre all’etica, alla tradizione ed alla mia fiducia, violava infatti i dettami di una ben precisa e rigorosa Norma Europea in vigore ai Corni di Canzo a tutela dell’ambiente, Rete Natura 2000. L’autorizzazione, per un progetto che era incompatibile ed alieno tanto alla storia quanto all’ecosistema naturale, è stata inequivocabilmente negata. Anzi, gli enti preposti hanno espresso una chiara ed esplicita richiesta di ripristino e pulizia della parete. Lo stesso consiglio dei Maglioni Rossi ha recentemente disconosciuto il progetto come “iniziativa personale dell’Ex-Presidente”.

Solo la buona volontà di un giovane Ragno, ravvedutosi dell’errore, ha ora finalmente permesso di iniziare i lavori di pulizia. Un gesto per cui esprimo la mia sincera gratitudine e verso cui, anche a nome di altri alpinisti dell’Isola Senza Nome, offro la massima collaborazione: “Hai fatto la scelta giusta. Ma intascarsi le piastrine non basta: il lavoro va finito e finito bene. Se ti serve aiuto non esitare: ti diamo una mano, facciamo pulizia, chiudiamo la questione ed andiamo a bere tutti insieme alla SEV. Questo è stato solo un incidente, un errore, ma bisogna risolverlo al meglio perchè sia lasciato alle spalle.”

Cos’altro aggiungere per concludere? Fabio Palma è un personaggio pubblico, considerato uno tra i “grandi arrampicatori contemporanei” al mondo, uno che scrive cose intelligenti per pubblicazioni prestigiose ed internazionali, uno che favorisce il progresso e l’evoluzione dell’arrampicata. Purtroppo, ai Corni di Canzo, pare sia stato “pesato e trovato manchevole”: succede, alle volte sono montagne terribili, non guardano in faccia a nessuno e non prestano attenzione alle chiacchiere. Tuttavia è interessante come, contro ogni statistica, sia riuscito a sbagliarle davvero tutte dando vita ad un glorioso esempio di tutto ciò che NON dovrebbe far parte né dell’alpinismo né dell’arrampicata. Chapeau: una vera conquista dell’Impossibile…

“Mi dispiace Fabio, l’ultima volta che si siamo incontrati ti ho stretto la mano con amicizia. Poi chissà cosa ti è successo. Ci hai provato con il trapano, e non ha funzionato. Ci hai provato con l’avvocato, e non ha funzionato. Io da indigeno, nonostante tutto, ho anche cercato di avvisarti su cosa sarebbe accaduto, ma tu niente. Vabbè, ormai è andata come doveva andare. Ora, se vuoi, posso prestarti la carta dei sentieri e magari, cominciando con un po’ di trekking leggero, finalmente capirai che aria tira qui sull’Isola Senza Nome…”

Davide Birillo Valsecchi
Il più scarso alpinista nei primi 100 anni di storia dell’Isola Senza Nome.


“Salviamo dunque il drago; e, in avvenire, proseguiamo sulla via indicataci dagli uomini del passato: io sono convinto che sia ancora quella giusta! Calza gli scarponi e parti. Se hai un compagno, porta con te la corda e un paio di chiodi per i punti di sosta, ma nulla di più. Io sono già in cammino, preparato a tutto: anche a tornare indietro, nel caso che io m’incontri con l’impossibile. Non ucciderò il drago; ma se qualcuno vorrà venire con me, proseguiremo assieme verso la vetta, sulle vie che ci sarà dato di percorrere senza macchiarci d’assassinio.”
Reinhold Messner – L’Assassinio dell’Impossibile 1968

“Sono arrivato come in tanti altri posti, per una serata. Ma solo qua – dice, e nel raccontare sorride – non m’è più riuscito di ripartire: ho conosciuto gente speciale, un ambiente speciale. Grande amore per la montagna, ma anche grande disponibilità e apertura. E poi valori precisi ed in qualche modo omogenei in tutto l’ambiente di là dalle identità e dalle personalità individuali: coerenza, rifiuto di certi compromessi purtroppo molto di moda per quanto sviliscano il senso vero dell’alpinismo. Io ho scoperto tutte queste cose qui ed è per questo che scappo a Valmadrera, quando e appena riesco: per stare con gli amici, per andare con loro in montagna, per chiacchierare di cose qualunque.”
Walter Bonatti – intervista per Vertice 1988

“Well,Yippie-Ki-Yay MotherFucker!”
John Mcclane – Nakatomi Tower – Festa di Natale 1988

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