Granito e Dignità

“Dopo una cosa così come si fa a farsi bastare la falesia!?” Appeso alle roccette, in equilibrio sul paglione, le parole cariche di entusiasmo di Ruggero mi strappano un sorriso. “Andando sempre e solo in falesia si rischia di dimenticare che tutto è cominciato per questo!” Il mio compagno d’avventura guarda rapito i salti di roccia che ancora ci separano dalla cresta: sono ormai quattro ore che arrampichiamo e giochiamo andando a zonzo per la valle Due Pile. Stamattina, dopo aver bevuto un caffè in cucina, abbiamo semplicemente attraversato la strada ed iniziato ad arrampicare a due passi da casa. La Valle Due Pile Inferiore, il tratto al di sotto del traverso che collega Sambrosera al Forcellina, è un tripudio di “aliene rocce dure” giunte qui dalle montagne lontane, trasportate con infinita pazienza dal ghiacciaio in un tempo remoto. La valle, oltre alle cascate ed ai salti rocciosi di calcare, offre graniti di ogni tipo e dimensione su cui sbizzarrirsi sboulderando.

Nonostante mi senta decisamente meglio è ancora presto perché io possa tornare “a giocare da solo”, così il buon Ruggero – nuovo membro della ciurma dei Tassi – mi fa da balia nelle mie scorribande. La cosa divertente, ed allo stesso tempo curiosa, è che con lui sono riuscito a chiudere tutti quei passaggi che da solo, anche quando ero in piena forma, non ero riuscito a superare. Sembra incredibile ma, quando si arrampica da soli e slegati, è la testa il vero motore e la semplice compagnia di un amico alleggerisce ogni difficoltà, rendendo un gioco anche i passaggi più impegnativi o quelli potenzialmente più traumatici.

Risalti fino alla cascata del grande sasso, guadagnato il sentiero con una nuova variante sulla sinistra, ci siamo infilati nella Due Pile Alta, raggiungendo il Pilastro Charlie Patton e le altre strutture iniziali. In quel punto la Due Pile si biforca in due rami, quello occidentale che sale fino alla Bocchetta di Sambrosera, quello orientale che, ostruito a metà da un grosso masso, risale fino all’uscita in cresta del sentiero Paolo ed Eliana. Sui lati di entrambi i rami della valle si innalzano creste, guglie e quinte che contengono gli “spazi alti” sotto l’Anticima del Moregallo. La geografia di questa zona è un dedalo di roccia e paglione, spesso di difficile lettura e comprensione.

Il lato occidentale, per quanto molto poco frequentato, è quasi completamente visibile anche dal sentiero che da Sambrosera porta all’omonima bocchetta. Il lato orientale è invece nascosto e per questo denso di segreti. Risalendo dalla forcellina avevo percorso tutta la cresta sommitale – una piccola avventura di qualche anno fa – ma non avevo mai risalito il fondo della valle: dal basso non sono state poche le interessanti scoperte fatte.

“Ha ragione Josef, tu hai uno strano fiuto per questi posti”. Finalmente sul sentiero ci siamo riposati al sole riflettendo su quanto avevamo avuto modo di osservare. “Beh, a furia di infilarmi nei guai da solo ho imparato a leggere i segni, la forma delle rocce o le tracce dei mufloni: sono quest’ultimi i veri custodi dei segreti più nascosti. Ma non credere: anche loro sbagliano e le ossa nella valle non fanno che ricordacelo”. In effetti sono il figlio di un cacciatore ed è grazie al mio addestramento giovanile sulle Alpi Carniche, insieme a cani e cagnari, che ho imparato a cogliere – così come fanno gli animali selvatici – i passaggi nascosti che sinuosamente creano linee “possibili” tra rocce, guglie e pareti.

Ognuno ha il suo, e per ora il mio compito è trovare quelle gemme nascoste, gemme che gli arrampicatori più forti di me sapranno cogliere con sincerità ed onestà. Questo è il mio dono, il mio talento e, lo confesso, anche il mio divertimento preferito.

Davide Birillo Valsecchi

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