Non vede e non vuol vedere

Il macabro esempio di chi “non vede e non vuol vedere”
(di Monica Mazzucchi 13/01/2019)

Sembra che sia sempre più necessario cancellare quanto accaduto. Coloro che si comportano come recentemente successo sulla Fracia ma anche come fu tentato di fare all’Avorio e invece fu realizzato in modo ambientalmente disastroso a Pradello, a Giazzima, a Fiumelatte, a Piona ed ora ad Albonico, dimostrano di essere dei veri cultori del “posto fisso e sicuro nella storia” con la tipica aggressiva mentalità degli ignoranti che dichiarano “adesso ci siamo noi, chi se ne frega di quel che è successo prima”.

Togliere i chiodi trovati, ignorare chi li ha messi, che vicende ha vissuto nel farlo e nel salire, non per salire sullo specchio del proprio ego ma su una Parete che porta in cima, è probabilmente un importante alibi per poter spittare linee di salita, ottusamente innaturali che per giunta intersecano le vie Storiche.

Il macabro esempio di chi “non vede e non vuol vedere” essendo privo di quella fantasia e di quel coraggio verso l’ignoto che gli arrampicatori veramente appassionati hanno sempre avuto e avranno nell’affrontare il Nuovo.

Un penoso bisogno di dare nuovi nomi ai luoghi e ai tracciati rimuginando l’idea di vivere una storia nuova cancellando le tracce vissute da altri per sovrapporvi le “fatue” esperienze che dicono di vivere.

Un po’ come se Jean Michel Basquiat volendo dipingere per una volta su tela anziché sui muri, fosse andato al Louvre avesse preso il quadro della Gioconda, l’avesse grattato con la carta vetrata, per rendere la superficie ben liscia e darci due mani di base bianca che una volta asciugata gli permettesse finalmente di mettersi all’opera!

Non me ne voglia Basquiat per averlo scomodato dentro questa lugubre ipotesi ma proprio perché era un artista realmente creativo e una persona vitale non avrebbe mai attuato né concepito un comportamento del genere.

Nella sua purtroppo breve vita ha saputo “vedere” gli spazi smisurati da percorrere con i suoi dipinti vivendo una Storia inedita e appassionata perché era un autentico esploratore nel suo campo, come gli apritori di vie nuove lo sono stati e lo saranno sempre in montagna.

Colonizzare le pareti su cui si trovano vecchi itinerari, schiodando spittando mettendo in sicurezza con la speranza di creare dei nuovi affollati parchi per arrampicatori è la sguaiata idea di chi vuol “fare marketing in e con la Natura”.

Il Mondo, piccolo o grande che sia e che circonda ciascuno di noi, è pieno di luoghi inesplorati basta vederli.

Occorre fare chiarezza iniziando a definire le “Zone No Spit” per salvaguardare sì la Storia lì avvenuta lasciando intatte le possibilità di interagire con l’essenza della roccia e della pietra alle generazioni che verranno, ma principalmente per salvaguardare le Pareti che ne sono le protagoniste principali: “gli uomini passano Loro restano”.

Monica Mazzucchi


Nota del Birillo: per accompagnare il testo di Monica, scritto con delicato acume, ho scelto questa foto scattata nel 2016 sulla “Gary Hemming” al Pizzo Boga. E’ una foto indelicata, che mi è rimasta impressa a lungo e che mi ha dato l’opportunità di riflettere e di capire. Quella piastrina, inutile come miliardi simili, è una “distrazione”, un “obbligo”, una “forzatura” che abbaglia e quasi impedisce di vedere tutto il resto: la storia, le persone, la natura, se stessi. Si è “sequestrati” dal disegno e dagli intenti degli attrezzisti a batteria:  sconosciuti – spesso opportunisti umanamente squallidi – a cui dovremmo silenziosamente e ciecamente affidare tanto la pelle quanto il futuro?

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