HindoKush

Una spedizione alpinistica italiana è stata recentemente travolta da una slavina in Pakistan. I quattro componenti italiani, feriti ma vivi, sono stati recuperati oggi dall’esercito pakistano con un elicottero mentre, purtroppo, una guida locale ha perso la vita. Ciò che mi ha particolarmente colpito di questo incidente è dove sia avvenuto. Già, curiosamente la “valle remota ed inaccessibile” di cui parlano ora i giornali è niente meno che la stessa valle in cui si trova Cima-Asso, una montagna di 5100 metri che ho avuto il privilegio, con i miei compagni, di scalare e battezzare il giorno del mio compleanno ormai una ventina di anni fa: il 5 Agosto 1999.

Quanto tempo è passato! Qualche anno fa, verso la fine del 2017, scrissi a Frantz Rota Nodari per congraturarmi con lui per la sua prima salita al Jinnah Peak, una montagna inviolata 6.177 metri proprio in quella valle. Nelle sue fotografie avevo riconosciuto alcuni luoghi passaggi della nostra spedizione e così gli scrissi soprattutto speravo perchè mi potesse fare la cortesia di inviarmi qualche foto più recente della montagna a picco sul lago, Cima-Asso appunto. Frantz mi rispose in modo molto gentile, estremamente sorpreso del fatto che conoscessi quei luoghi. Così gli raccontai del nostro viaggio e della nostra salita, di come all’epoca avessimo solo una cartina, acquistata ad Islamabad, in cui tutta quella zona appariva come una macchia bianca. Mi chiese le coordinate GPS e gli risposi ridendo perchè, all’epoca, non avevamo nulla di simile. Gli girai la piccola relazione che fu pubblicata sull’American Alpine Club Journal (link) e lui mi confermò, nonostante alcune correzioni linguistiche sui nomi, che quella era la stessa valle. Io non conoscevo Frantz ma quella “chiacchierata” in una chat di facebook fu molto divertente per entrambi. Lui era colpito da quei piccoli ma significativi dettagli del nostro viaggio “analogico” ed io non potevo che essere felice nel sapere che un alpinista esperto come lui (Franz ha salito tutti i 4000 delle Alpi) apprezzasse quei luoghi che io, da assoluto inesperto, avevo visto in gioventù.

Ci ripromettemmo di incontrarci ma il destino era in agguato: purtroppo prima della fine dell’inverno successivo Franz fu tradito da un chiodo durante una discesa in doppia e non ci siamo più incontrati. L’ultima ma volta che si eravamo sentiti aveva risalito una cascata a Sappada, il paese a monte di Forni Alvotri: una coincidenza nella coincidenza. Non ci conoscevamo, ma fui davvero rattristato dalla sua scomparsa.  

Quando ho letto dell’incidente di Tarcisio Bellò, che fu compagno di Franz e che dedicava questa salita a Narni e Ballard, sono rimasto davvero colpito. Gli alpinisti Vicentini sono assolutamente forti (ho conosciuto qualcuno di quelle zone al Congresso TTT) e non mi stupisce che siano stati attratti dalle montagne attorno a Cima-Asso, sono davvero giganti alla fine del mondo. Noi nel ‘99 eravamo laggiù alla fine di Luglio, la stagione invernale era finita da un pezzo ma eravamo incalzati dalle piogge monsoniche. Angelo Rusconi, che guidava la spedizione, scelse quindi tra quelle cime inviolate l’unica non coperta dalla neve tentando una salita su roccia di due giorni. Con il senno di poi non posso che essere felice di questa scelta per due motivi: il primo che oggi come allora la mia esperienza sulla neve è pari a ZERO, il secondo è che ancora oggi quelle montagne innevate mi appaiono come ”calci in culo fuori scala”.

Ciò che è difficile spiegare è quanto fuori dal mondo fosse quel posto. Oggi, nel 2019, l’elicottero dell’esercito è intervenuto a meno di 24/48 ore dall’incidente. Nel ‘99 ci sarebbero voluti quattro giorni a piedi solo per dare l’allarme. Probabilmente questa è la lezione d’alpinismo più importante imparata in quel viaggio: “In Montagna è proibito sbagliare”. Sarebbe bastata una gamba o un braccio rotto per trasformare quel viaggio in un vero incubo. Ricordo che i monsoni distrussero tutti i ponti sulla via del ritorno e quella marcia, forzata e sfrontata tra la polvere ed il sole battente, è tra le cose più terrificanti ed epiche abbia mai fatto. Tuttavia se qualcuno di noi fosse fosse stato anche solo minimamente ferito non ce l’avremmo mai fatta. Oggi, con un po’ più maturità, ripenso alle scelte compiute da Angelo, il capo spedizione a cui spettava la responsabilità per tutti noi, con grande rispetto e profonda stima.

Ma sto divagando tra i ricordi e forse nella nostalgia. Spero che Bellò e tutti i membri della sua spedizione possano rimettersi presto e che possano mostrarci qualche immagine di quei luoghi che sono indelebili nella mia memoria ma che iniziano ormai a sbiadire nelle pellicole delle vecchie diapositive.

Davide “Birillo” Valecchi

THE AMERICAN ALPINE CLUB JOURNAL
Asia, Pakistan, Hindu Kush, “Cima Asso,” First Ascent
Climbs And Expeditions
Climb Year: 1999
Publication Year: 2000

“Cima Asso,” First Ascent. For the third year in a row, the Club Alpino Italiano—Asso supported an expedition to Pakistan. The leader was Angelo Rusconi. The aim of the expedition was to reach an unknown valley in the mountain chain of the Hindu Kush. The people selected to the team were Luciano Giampi, Simone Rossetti, Cristian Cattivelli and Davide Valsecchi. We started on July 28 from Gilgit driving two 4 × 4 cars to Gakuch along the Gilgit River, then passing through Iskoman towards Gugulti with the Iskoman River on the right-hand side. After choosing the porters, we started our journey on the morning of the 29th. We passed through the Handis Valley, following the Iskoman River to where it joins the Mathan Ther River. Always keeping the Mathan Ther River on the right-hand side, we walked through the valley, noticing impressive granite walls more than 1000 meters high, all easily reachable. Crossing a bridge, we arrived at Mathan Ther village, located on a green plateau at the junction of two rivers, one from the Suncighi Valley, the other from a western region called Bhari. From the locals, we learned we were the first foreigners to have reached their village. On July 30, we walked through the west valley to Bhari, a medium-sized village in a field close to a big green lake overlooked by two big mountains. We placed our Base Camp near the lake, at 3850 meters. Our BC was in a good position to observe the numerous peaks around us. At the lowest level of these mountains we could see widespread gravel fields beneath vertical granite walls. Many of these mountain had crests and edges covered by ice and snow. Among these was the 5100-meter peak straight above the right-hand side of the lake. We named it “Cima Asso,” the name of our home town in Italy. All the members of the expedition made it to the top on August 5. The locals showed us Kampur and Gharmush peaks, the only known peaks over 6000meters. All the members who took part in the expedition agree that the valley is ideal for expeditions and trekking. It is possible to easily reach a comfortable base camp surrounded by granite stone walls and untouched peaks.

Club Alpino Italiano—Asso

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