Ruggine e Ricordi

“For you will still be here tomorrow, but your dreams may not”. Da qualche tempo sto “stampando” fotografie in bianco e nero su tavolette di legno utilizzando la colla vinilica. Ho cominciato ad appenderle in un angolo della casa che, senza volerlo, assomiglia sempre di più ad un santuario degli spiriti antichi. Credo fosse inevitabile, in fondo sono sempre stato fondamentalmente un animista con il culto degli antenati: ”I primitivi attribuiscono un’anima anche agli elementi naturali: i monti, i laghi, i fiumi, il mare, gli alberi, la terra, le stelle: insomma, tutto l’Universo è dotato di un’anima e spiriti invisibili vegliano sulla natura“. Probabilmente è vero, sono solo una scimmia spaziale, un primitivo dotato di iper-tecnologia avanzata.

Quei volti sul legno, giovani o vecchi che siano, non invecchiano più, non hanno più un domani, e guardandoli spesso non resta che interrogarsi sui sogni che li hanno condotti fin lì, sul legno sbiadito dei miei ricordi. Per casa poi, dopo quattro anni, ho finalmente appeso anche tutte le fotografie che avevo incorniciato ed abbandonato qua e là sui mobili. I “vivi” sono piacevolmente a colori, alla massima risoluzione possibile, su carta fotografica. Curioso modo in cui la mia mente agisce inconsapevolmente.

Oltre alle foto, sui mobili di casa, erano appoggiati gli oggetti più stravaganti, strambi cimeli raccolti in un passato recente ed abbandonati alla polvere. Guardandoli mi sono tornate alla memoria tutte le storie che hanno portato quegli oggetti dentro casa. Oggetti assolutamente senza valore proprio, tipicamente ferraglia, ma che acquistano significato per ciò che custodiscono: un ricordo.

Chissà, forse dovrei incidere su questi oggetti delle “rune”, qualche sorta di stregoneria magica che conservi e tramandi questo ricordo che custodiscono. Tuttavia, nonostante mi intrighi l’idea di costellarli di mistici segni di colore blu, ho optato per qualcosa di più dozzinale: una foto con il cellulare.

“Hai intenzione di metterti a pubblicare su Facebook quelle cinafrusaglie?!?” è stato il commento sprezzante della mia Bergamasca. “Naaa… i social network sono morti e sepolti, ma Internet possiede ancora un po’ di magia: la sua memoria è salda (finchè avremo elettricità). Se non salvo la loro storia come faranno i miei figli a riconoscere questi oggetti?” Lo sguardo perplesso della mia Bergamasca era piuttosto indicativo “Tanto io prima o poi li butto comunque…”. Così ho sorriso le ho risposto sghignazzando “Allora è ancora più importante che io li fotografi, li cataloghi e racconti la loro storia!”

La Bomba


La carcassa esplosa di un colpo da mortaio l’ho trovata a Scarenna, tempo fa, girovagando con Bruna sulle pendici di Dosso Mattone. Fu una giornata molto divertente, trascorsa esplorando il “margine del grande vuoto” con colei che sarebbe diventata mia moglie ed una vecchia corda. Quando avevo 10 anni trovia un’altra bomba, questa volta inesplosa. Se quel giorno quella “gemella” fosse saltata per aria oggi non sarei qui. Quindi sono contento ci sia un pezzo ruggine di bomba sul mio mobile.

Bombe a Scarenna

Il Calzolaio


Quest’oggetto credo appartenga al bancone di un ciabattino, che serva per aggiustare le scarpe come supporto per battere chiodi e martellate. La cosa curiosa è che lo trovai abbandonato nel Lambro. Era l’estate del 2009, avevo trovato un mezza muta da windsurf ed ero partito da Scarenna risalendo tutto il Lambro attraverso il territorio di Asso. Non capivo come un oggetto tanto pesante potesse essere finito nel fiume e trasportato dalla corrente. Visto che mi sembrava un ottimo fermaporte me lo infilai nello zaino. Quell’uscita sul fiume fu molto divertente e scattai un sacco di belle foto per uno dei primissimi articoli di Cima-Asso. Feci anche un piccolo video con un canzone che mi piaceva molto all’epoca. Le foto sono andate poi perdute ma quel video è ancora lì, a mostrami quanto ero giovane e stravagante giusto qualche giorno fa.

Risalendo il Lambro

Il Piccone


Il piccone è un cimelio proveniente da Valmadrera. Lo trovai alle pendici della Torre SEV, in uno dei luoghi meno conosciuti del versante Sud del Moregallo. In quel periodo vagavo spesso da solo ed arrampicavo dove capitava. Avevo risalito uno stretto canale che diventava un camino tra due strette pareti di roccia. Pensavo di essere fuori dal mondo (e per molti aspetti lo ero!) ed invece, tra le rocce di un piccolo ghiaione, trovai questo curioso manufatto umano, solida ed inconsueta testimonianza di qualcuno che mi aveva preceduto. Mi piacque lo strano smacco che simboleggiava quell’oggetto. Così, ancora una volta, lo infilai nello zaino e, nonostatne il peso e la paura di bucare la stoffa, me lo portai a casa.

Moregallo Live and Let Die

Il Grande Chiodo


Questo invece lo trovai con Ivan Guerini mentre aprivamo una nuova via su uno sperone roccioso in una valle alle spalle di Lecco. Arrampicavamo in quella zona due volte a settimana ed ogni volta su una struttura diversa. Un periodo molto particolare della mia piccola vita alpinistica: “Ma se cado con sta cosa nello zaino mi passo fuori per fuori!!” Avevo protestato con Ivan. Lui si era limitato a rispondermi ridendo “Allora non cadere”. Difficile spiegare la bellezza agghiacciante di quel tipo di arrampicata.

Il Mozzo di Colombo

Il boccione degli innamorati


Questo grosso sasso è un “dono” di Mattia. Era il giorno di San Valentino ed alle due del pomeriggio attaccammo il Diedro Scarabelli al Buco del Piombo. Inevitabilmente all’ultimo tiro era ormai buio pesto e raggiunta l’uscita non abbiamo potuto far altro che calarci con le frontali nelle tenebre. Mentre salivo avevo inopportunamente lasciato cadere uno dei rinvii di Mattia che, presumibilmente, era precipitato fino alla base della parete. Chi conosce Mattia sà come questo equivalga al peggior sacrilegio possa essere commesso! Così la mia principale preoccupazione non era precipitare nel vuoto ma recuperare quel rinvio! Al buio mi sono messo a cercare tra le sterpaglie quasi disperato. In realtà Mattia aveva trovato il rinvio appena giunto terra con le doppie. Senza dirmelo si era divertito a guardarmi cercare invano tra le sterpaglie mentre riempiva il mio zaino con il suddetto sasso. La cosa però più divertente è che, per via della stanchezza, mi sono accorto del sasso dentro lo zaino solo due giorni dopo…

Diedro Scarabelli: Happy Valentine!

Forse con questa ferraglia la mia progenie forgerà spade e pugnali, forse con quella roccia edificherà un castello. Forse ne faranno aratri, chiodi ed attrezzi. O forse, ascoltando la saggezza della loro madre, ne faranno fermaporte. Nessuno può saperlo. Possiamo conservare il passato, ma ascoltare pazientemente il presente è il solo modo per conoscere il futuro. Okay Birillo, basta chiacchiere, ma se questo è il passato qual’è il presente? Bhe, eccolo.


Davide “birillo” Valsecchi

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