Giovani Vecchio Stile

I problemi irrisolti del passato non possono essere risolti dallo stesso passato che li ha creati, non possono neppure essere risolti dal presente perchè, nel momento in cui prende coscienza del problema, questo diviene anch’esso passato. Il passato è inevitabilmente prigioniero del conflitto, di un gioco a somma zero. Per questo solo il futuro può risolvere un problema irrisolto. Può farlo perchè in modo spontaneo può superare il problema introducendo qualcosa di nuovo, qualcosa che ancora non esisteva: rivoluzionare il problema stesso, trasformare il passato in futuro. Quando questo accade il passato, il presente ed il futuro diventano solo punti nel tempo, perché la soluzione vive oltre questi punti. Ricordo che, discutendo con Ivan sulla questione dello spit e del trapano, accusai lui e la sua generazione di non essere stati in grado risolvere la faccenda per tempo, di non aver creato l’equilibrio che oggi manca. Poi il trapano, in modo quasi surreale, ha tentato di invadere i Corni, e quando questo è accaduto io sono diventato dapprima presente, poi inevitabilmente passato, senza che nulla fosse davvero risolto. Il conflitto ha avvolto ed avvelenato anche me. La realtà è che la soluzione ai problemi complessi quasi sempre è qualcosa di semplice, spontaneo, ma invisibile agli occhi di chi conosce il mondo senza riuscire a cambiare il proprio punto di vista. Per questo i giovani sono il futuro, mentre i vecchi, aggrappati a certezze e sicurezze artificiali ed artificiose, sono inesorabilmente il passato.

Togliere piuttosto che aggiungere è il motto di questa nuova generazione di arrampicatori che dimostra con i fatti un futuro sostenibile anche nell’arrampicata. Peruffo ha appena realizzato un piccolo capolavoro di arrampicata tradizionale su una struttura inviolata a lato della Sisilla mentre Meggiolaro, assieme ad un amico veronese, ha salito un itinerario di decimo grado (scala UIAA) in Val d’Adige proteggendosi solo con chiodi dadi e friends. «Ci lascia perplessi – dicono all’unisono Meggiolaro e Peruffo – che questa foga di trapanare ovunque e comunque non sia appannaggio di noi giovani ma di gente ben più in là con gli anni dai quali ci si aspetterebbe un comportamento più rispettoso sia della storia alpinistica che dell’ambiente».

Questo è un passaggio del lungo articolo che il Giornale di Vicenza, domenica 28 Luglio 2019, ha dedicato all’arrampicata con un sottotitolo significativo: ”Nel vicentino un gruppo di universitari mette a segno grandi arrampicate ma con principi etici ed ecologici”. Molti di questi ragazzi li ho incontrati al Convegno TTT di Aprile. Guardandoli ed ascoltandoli ho percepito quanto sappia essere vibrante un futuro ancora inespresso. Non hanno conti aperti con i propri contemporanei, non devono dimostrare o contrastare. Il loro non è un battibecco tra vecchi che pretendono di avere ragione, loro non devono cambiare, torcere qualcosa ormai diventato rigido. Devono solo trovare il proprio modo di essere, nella maniera più leggera, elegante ed indubbiamente naturale. 

“La bellezza salverà il mondo” fa dire Dostoevskij al principe Miskin nel romanzo “L’idiota”. Una frase che ha avuto fortuna. Ma chi salverà la bellezza e, in modo particolare, la bellezza delle nostro montagne spesso oltraggiate? Alcuni universitari vicentini uniti dalla passione per la montagna e l’arrampicata e gravitanti tra Lumignano e le Piccole Dolomiti danno voce a un sentimento di protesta contro l’inquinamento dei valori fondanti del vivere e praticare turismo, escursionismo e alpinismo. “In montagna con Gandhi” (il riferimento al Mahatma è assolutamente accidentale) è il nome di questo gruppo di giovanissimi, dai 20 ai 24 anni, molto preparati, con idee ben chiare e il cui desiderio non è quello di impartire lezioni ma di suggerire al più vasto pubblico possibile una fruizione consapevole e rispettosa della montagne. Anche questi giovani studenti vicentini, nativi digitali come molti coetanei, comunicano attraverso i social ma non solo. «Oltre a una pagina Istagram che si chiama come il nostro gruppo – Spiega il ventenne Filippo Caon, studente di Musicologia all’Università di Trento – che ci permette di associare foto a didascalie il cui contenuto rimanda a considerazioni sulle dinamiche legate alla frequentazione del mondo alpino, stiamo realizzando anche dei piccoli fan-magazine detti appunto fanzine». Si tratta di opuscoli redatti da persone entusiaste di un argomento che sentono il bisogno di condividere il proprio prensiero. «Autoprodotti e autofinanziati – aggiunge Caon – vengono distribuiti in alcuni locali pubblici o negozi che sappiamo essere frequentati da gente, come noi, appassionata di montagna». Gli argomenti spaziano dalla tutela della fauna all’inquinamento acustico e visisvo, dalla potenziale dannosità dell’inquinamento artificiale a questioni di etica alpinistica. «Abbiamo poi sperimentato con successo poco tempo fa in Valdastico – racconta Piero Lacasella, laureando in Antropologia a Venezia – la formula dello story-trekking che consiste nell’accompagnare un gruppo di persone in una facile escursione alternando la passeggiata a letture di brani letterari legati ai luoghi» Scopo dell’iniziativa è far conoscere una valle o una zona trascurata dal turismo e dell’escursionismo di massa evidenziandone le caratteristiche ambientali, paesistiche e culturali più salienti. «Siamo stufi – affermano Caon e Lacasella – che si parli di Valdastico sul piano ambientale solo in riferimento all’autostrada o ad altri folli progetti ventilati di recente come la costruzione di una funivia di collegamento con gli impianti Fiorentini. Noi vorremmo piuttosto musei diffusi, ecomusei e iniziative turistico-culturali come lo story-trekking, appunto, il cui impatto sull’ambiente è pari a zero» Legato strettamente al mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata è l’impegno di Leonardo Meggiolaro, studente ventiquattrenne di Sicurezza Alimentare all’ateneo berico, e Giacomo Peruffo, coordinatore della sezione vicentina di di Greenpeace ed impegnato nel servizio civile. Entrambi fortissimi arrampicatori, attivi nel Cai Montecchio si sono segnalati anche per la loro decisa presa di posizione contro l’imperversare sulle Piccole Dolomiti di aperture indiscriminate a spit-fix piantati con il trapano su percorsi già saliti anni fa da alpinisti del calibro di Solà, Scorzato «Non siamo contrari a priori all’uso delle protezioni fisse – dicono Peruffo e Meggiolaro – ma lo siamo nei confronti di chi vuole cancellare la storia, magari con il pretesto della sicurezza. Un pretesto che nasconde il desiderio di mettersi in mostra e riceve like sui social da parte di quelli che senza le protezioni fisse ogni mezzo metro non sarebbero capaci di ripetere itinerari che poco meno di un secolo fa venivano superati di slancio con pochi chiodi e tanta preparazione psicofisica»

di Eugenio Cipriani
Giornale di Vicenza – 23 Luglio 2019

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